Quando le Dolomiti si accendono di rosso: il segreto dell’Enrosadira

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Le Dolomiti (Foto Luca Micheli - www.unsplash.com)
Le Dolomiti (Foto Luca Micheli - www.unsplash.com)

Le splendide guglie rocciose, incastonate in un ambiente forgiato dal rigido clima alpino, incoronano le Dolomiti fra le più belle montagne del mondo. Le emozionanti sfumature rosate che ne dipingono le pareti all’alba e al tramonto regalano scorci indimenticabili con tinte variegate che sfumano gradualmente dall’arancione al viola.

Questo fenomeno detto Enrosadira, dal Ladino rosadüra o enrosadöra che letteralmente significa “diventare di color rosa”, affascinava inevitabilmente anche i popoli che nel passato popolavano queste vallate, tanto da renderlo protagonista di numerose leggende.

Una di queste narra che Laurino, il mitologico Re del popolo dei nani che popolava il massiccio del Catinaccio, curasse assieme alla bellissima figlia Ladina un immenso  giardino di rose rosse (in tedesco il Catinaccio si dice Rosengarten che significa proprio  “giardino di rose”). Un giorno la magnifica distesa di rose venne vista dal principe Latemar, sovrano dell’omonimo monte che, attratto dall’intenso colore delle rose scalò la montagna per ammirarne la fioritura. Fu lì che si imbatté nella principessa Ladina, così bella che se ne innamorò follemente, tanto che decise di rapirla per farla sua per sempre. Quando Re Laurino lo scoprì, si disperò a tal punto da abbandonarsi alla morte, ma prima di morire utilizzò i suoi poteri per maledire per sempre le rose, imponendogli di non fiorire mai più, ne di giorno ne di notte. Ma nella foga della disperazione si dimenticò di includere anche l’alba e il tramonto, facendo si che da quel momento in poi le pareti dolomitiche si colorassero solo alle prime e alle ultime ore della giornata, riflettendo i magnifici colori delle rose di Re Laurino e dell’amata figlia Ladina.

(Elaborazione grafica di Patrick Zulian)

Questa leggenda racconta in maniera molto fiabesca il fenomeno dell’Enrosadira, ma ovviamente esiste anche una spiegazione scientifica a tutto ciò, che ci spiega anche come mai questo fenomeno sia predominante sulle Dolomiti rispetto che su altre montagne. Per capirlo dobbiamo però prima scoprire come mai all’alba e al tramonto il cielo si colori di sfumature rossastre a differenza delle ore centrali della giornata in cui invece è generalmente azzurro. Tutto ha origine dalla luce bianca proveniente dal sole, la quale come dice il nome, è composta da una sovrapposizione di onde elettromagnetiche di tutti i colori, dal rosso fino al violetto. Quando queste onde raggiungono l’atmosfera terrestre  interagiscono con essa in maniera diversa in base alla loro frequenza, ovvero al colore. Alcune l’attraversano senza subirne l’effetto, altre vengono  assorbite dai gas e dall’acqua in sospensione, mentre altre ancora vengono diffuse dagli aerosol e dalle nubi, ovvero vengono riflesse in tutte le direzioni, il cosiddetto scattering di Rayleigh. La particolare composizione dell’atmosfera fa sì che fra tutti i colori, la luce blu sia quella che viene maggiormente diffusa, donando al cielo il colore azzurro che tutti ammiriamo durante il giorno.

Una suggestiva immagine delle Dolomiti (foto Giuseppe Zulian)

Alla sera e al tramonto le cose invece cambiano, essenzialmente a causa del maggiore spessore di atmosfera che la luce deve attraversare per raggiungere la superficie terrestre. Infatti durante le ore centrali della giornata i raggi solari incidono perpendicolarmente, mentre alla sera e al mattino sono più inclinati, percorrendo ovviamente una maggiore distanza per raggiungere la superficie. Questo percorso più lungo fa sì che la luce blu venga completamente “consumata” dalla diffusione, rendendo invece predominante la diffusione di altri colori, via via di frequenza maggiore man mano che il sole cala, partendo dall’arancione fino ad arrivare gradualmente al rosso e al violetto. 

Questo processo ci spiega l’origine dei colori che caratterizzano i tramonti e le albe di tutto il mondo, ma le Dolomiti hanno qualcosa di speciale che le contraddistingue, caratteristico appunto dal minerale che le compone, ovvero la Dolomia. Questa roccia e in parte minore anche i calcari, è infatti caratterizzata da un forte potere riflettente, che fa sì che la luce rossastra diffusa dall’atmosfera venga quasi completamente riflessa, donando alle pareti dolomitiche gli intensi colori rossastri che conosciamo. Lo stesso effetto è quello che dona medesimi colori alle nubi e alla neve, che assieme alle pareti, ci regalano gli indimenticabili tramonti che ben volentieri fotografiamo.

Ora che sappiamo qualcosa in più sull’Enrosadira, non ci resta che raggiungere le Dolomiti per ammirarne dal vivo gli stupendi colori, questa volta conoscendo anche i fenomeni connaturali che la creano