Animali selvatici vicino ai paesi: cosa fare per rispettarli

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Gli animali selvatici, tra cui il capriolo, scendono di quota con le abbondanti nevicate (foto archicio Ufficio stampa Pat)
Gli animali selvatici, tra cui il capriolo, scendono di quota con le abbondanti nevicate (foto archicio Ufficio stampa Pat)

Le abbondanti nevicate che si sono verificate ultimamente hanno reso difficile la vita per gli animali selvatici. Soprattutto cervi e caprioli, si sono spinti a quote più basse, spostandosi anche lungo i versanti più esposti al sole. Addirittura in molti hanno abbandonato la foresta, per raggiungere i fondovalle, avvicinandosi ai centri abitati.

“In tutti questi ambienti – ha spiegato l’Ufficio faunistico della Provincia autonoma di Trento – il manto nevoso è meno profondo e tende a sciogliersi prima, quindi gli animali trovano più facilmente le necessarie fonti di nutrimento senza dovere percorrere lunghi tragitti. Il reperimento di cibo non esaurisce i bisogni di questi ungulati, come del resto quelli della restante fauna, che necessita anche di luoghi tranquilli soprattutto durante la stagione invernale. Per questi motivi raccomandiamo di mantenere le distanze con gli animali anche quando sono loro stessi ad avvicinarsi alle zone antropizzate, per non spaventarli o costringerli a fughe o spostamenti che possono portarli ad un inutile dispendio di energia”.

Camoscio (foto archivio Ufficio stampa Pat)
Camoscio (foto archivio Ufficio stampa Pat)

Pensare inoltre di aiutare questi animali selvatici con la distribuzione di cibo può avere effetti più negativi che positivi. Infatti, oltre a eludere il fondamentale meccanismo della selezione naturale, può nuocere alla salute della fauna, o perfino condurre gli animali a morte, poiché il cibo offerto è sicuramente diverso da quello reperibile in natura e adatto alla stagione invernale.

I rischi del foraggiamento “fai da te”

Un eventuale foraggiamento induce poi all’eccessiva aggregazione degli individui, con il rischio di una maggiore diffusione di malattie e una maggiore efficacia nell’azione dei predatori. Se poi il cibo è reso disponibile nei pressi delle zone antropizzate aumenta anche il rischio di impatti con il traffico stradale.

“Per chi frequenta i boschi o le zone di alta montagna – ha aggiunto ancora l’Ufficio faunistico della Provincia – il consiglio è quindi di restare lungo i sentieri e le piste già tracciate, perché gli animali sono in grado di adattarsi a una presenza regolare dell’uomo che, in questo caso, non percepiscono come una minaccia, mentre se sono colti di sorpresa sono indotti alla fuga, con le conseguenze sopra accennate”. 

Le condizioni invernali, anche quando siano particolarmente rigide, rientrano nei fattori naturali di regolazione delle popolazioni selvatiche e quindi, in definitiva, l’approccio migliore dell’uomo alla tutela della fauna è di rispettarne i ritmi naturali, che vengono seguiti dagli animali anche nelle condizioni più estreme, evitando dunque di creare situazioni di perturbazione e di disturbo.