Associazioni ambientaliste: “Cercasi visione unitaria per il Parco Nazionale dello Stelvio”

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Parco Nazionale dello Stelvio (foto archivio Lipu)
Parco Nazionale dello Stelvio (foto archivio Lipu)

Per l’Osservatorio sul Parco Nazionale dello Stelvio al Parco manca ancora un quadro unitario, coerente e dinamico, utile a preservare il capitale naturale e sociale di questo ambiente montano unico

Con i suoi 130.700 ettari nel cuore delle Alpi Centrali, tre quarti dei quali al di sopra dei 2.000 metri, il Parco Nazionale dello Stelvio è il tipico parco d’alta quota, nato nel 1935 attorno al gruppo dell’Ortles-Cevedale sul confine tra Lombardia e Trentino-Alto Adige. Grazie alle elevate quote medie il capitale naturale di specie e habitat di tutta quest’area ha le caratteristiche uniche dell’ambiente montano delle Alpi centrali. A seguito di una modifica normativa introdotta nella Legge finanziaria 204 (legge n. 116/2014) la nuova governance del Parco è stata definita nell’intesa sottoscritta l’11 febbraio 2015 tra il Ministero dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare, la Regione Lombardia e le due Province Autonome di Trento e Bolzano ed affidata a un Comitato di coordinamento e di indirizzo che ha il compito di redigere le linee guida a cui le proposte di piano elaborate dalla Regione e dalla due Province si devono conformare.   

Un lavoro complicato che dal 2015 ad oggi non ha restituito un’immagine unitaria del Parco Nazionale. Questa almeno è l’impressione delle nove associazioni ambientaliste (Cai, Fai, Federazione Pro Natura, Italia Nostra, Legambiente, Lipu, Mountain Wilderness, Tci, Wwf), che hanno dato vita nel 2017 all’Osservatorio sul Parco Nazionale dello Stelvio. L’Osservatorio, che dal dicembre 2018 ad oggi  ha esaminato le proposte di piano elaborate dalla Regione Lombardia e dalle Province di Trento e Bolzano, ha più volte espresso tutta la sua preoccupazione per il quadro fin qui emerso. Per le associazioni ambientaliste quella prodotta è “un’immagine frammentaria dell’area protetta, dove l’unico elemento comune sembra essere la riproposizione di formule obsolete per rilanciare l’economia alpina con più cemento, più infrastrutture di trasporto, più impianti sciistici, più bacini idrici per l’innevamento artificiale in un ambiente montano, radicalmente mutato per effetto dei cambiamenti climatici”.  

L’Osservatorio, nell’apprezzare la disponibilità al confronto del presidente del Comitato di coordinamento del Parco Ugo Parolo, ha chiesto il 1 ottobre la convocazione di una conferenza conclusiva per arrivare al perfezionamento di un piano con regole coordinate da presentare al Ministero dell’Ambiente che ha la possibilità di esprimere un parere vincolante. Per gli ambientalisti il Parco dello Stelvio non può più aspettare e “deve essere dotato finalmente di un Piano Parco e di norme di attuazione coordinate, che assicurino l’unitarietà dell’Area protetta e garantiscano un futuro sostenibile alle popolazioni alpine”. L’Osservatorio chiede al presidente Parolo di garantire un confronto che “deve superare positivamente gli attuali limiti delle elaborazioni sin qui compiute” e “deve coinvolgere anche i territori e gli attori sociali dell’area” garantendo la promozione di valori paesaggistici e naturalistici attraverso “una filiera economica innovativa capace di assicurare lo sviluppo sostenibile del turismo verde”.