Aurora polare: alle origini del fenomeno

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L'aurora polare (foto Pixabay)
L'aurora polare (foto Pixabay)

La natura ci regala dei fenomeni che da sempre affascinano l’uomo. Che sia per la loro rarità, maestosità  o  bellezza,  ancora oggi risvegliano nell’animo umano ancestrali emozioni. Fra questi fenomeni, l’aurora polare è sicuramente fra i più straordinari e suggestivi, tanto che nel corso dei secoli l’uomo lo ha reso protagonista di numerosi miti e leggende.

In alcune culture, come in quella giapponese, era segno di buon auspicio, infatti secondo la credenza, i fortunati che venivano concepiti nelle notti di aurora avrebbero sviluppato delle doti straordinarie. In altre culture invece, era vista con timore e rispetto. Secondo gli Inuit per esempio le luci rappresentavano gli spiriti dei defunti, una sorta di collegamento fra il mondo dei vivi  e quello dei morti. Questa idea si ritrova anche nella cultura Norrena, per i Vichinghi infatti le luci rappresentavano il riflesso dei raggi solari sugli scudi delle Valchirie, le vergini guerriere inviate dal Dio Odino per condurre gli eroi morti in battaglia nel Walhalla, l’aldilà della mitologia Norrena, dove avrebbero preso parte al Ragnarǫk la grande battaglia finale fra le potenze dell’ordine e quelle del caos. Più fiabesca era invece la credenza degli indiani Athabaska che popolavano i territori canadesi della baia di Hudson, per i quali l’aurora era l’effetto delle danze di creature magiche che popolavano i freddi territori del nord. 

Tutte queste culture attribuivano un particolare nome all’aurora che, in molti casi, può essere tradotto con il termine “le luci del Nord”. Infatti fu solo nel 1600 che lo scienziato Galileo Galilei coniò il termine aurora boreale, unendo il nome della Dea romana Aurora, associata all’alba, e quello del vento Borea, proveniente dal nord. Ad oggi, però, sappiamo che il fenomeno non si presenta solo nell’emisfero Boreale, per questo motivo si distingue rispettivamente l’aurora boreale e quella australe, in generale dette aurora polare.

L'aurora polare (elaborazione grafica di Patrick Zulian)
L’aurora polare (elaborazione grafica di Patrick Zulian)

Ma da cosa si origina questo straordinario fenomeno fisico? Per capirlo dobbiamo spostarci a circa 150 milioni di km dalla terra, nei pressi della superficie solare. È qui infatti che si genera il vento solare, un flusso di plasma composto principalmente da particelle cariche (protoni e elettroni) e da particelle alpha (nuclei di elio). Infatti a causa delle reazioni di fusione nucleare che hanno luogo all’interno del sole, e che permettono alla nostra stella di non collassare su se stessa, si liberano incredibili quantità di energia, di cui una piccola parte viene irradiata nello spazio, sotto forma di radiazione elettromagnetica, neutrini e per l’appunto vento solare. 

Il flusso di particelle che si dipana sulla corona solare, si allontana dal sole fino a 900 km/s  trascinando con sé una parte del campo magnetico solare dando origine al cosiddetto campo magnetico interplanetario. L’intensità del vento solare non è però costante nel tempo, ma varia in base all’attività solare. Nel caso in cui il flusso non sia molto intenso, il campo magnetico terrestre  funge da schermo e le particelle che costituiscono il vento solare superano la Terra senza effetti. Al contrario se l’attività solare è elevata può verificarsi la cosiddetta riconnessione del campo magnetico interplanetario con quello terrestre, portando ad un’accelerazione delle particelle verso i poli, dando origine all’aurora polare. Le particelle cariche si scontrano con i gas atmosferici che, eccitandosi,  emettono fotoni su varie lunghezze d’onda, creando così i vari colori dell’aurora. Per esempio l’ossigeno atomico (O) emette il colore verde, l’ossigeno molecolare  (O2) il rosso e l’azoto (N) il blu.  

Il sorprendente spettacolo dell'aurora polare (foto Pixabay)
Il sorprendente spettacolo dell’aurora polare (foto Pixabay)

In base all’intensità dell’attività solare, l’aurora può essere visibile a diverse latitudini, solitamente è comune osservala nelle regioni circumpolari, ma in rari casi può estendersi anche a latitudini inferiori. È quello che accadde nella notte fra il 17 e il 18 novembre 1848, quando questi bellissimi colori dipinsero i cieli italiani, come riportato dai diari di numerosi osservatori astronomici tra cui anche quello di Napoli. Ma a parte questi rari casi, il miglior modo per godersi a pieno  questo straordinario fenomeno, sono le fredde notti invernali delle zone prossime ai poli, dove l’inquinamento luminoso è quasi assente e quindi i colori possono essere apprezzati del tutto. 

Nel nord America le migliori località dove osservarla sono l’Alaska o i territori canadesi dello Yukon, mentre in Europa sono famose le aurore visibili in Islanda o nella Lapponia Svedese e Finlandese. Per non rimanere delusi è meglio prima consultare le previsioni dell’indice K, il parametro che viene giornalmente fornito dai centri meteorologici e che prevede l’intensità dell’aurora per tutte le località d’interesse. Quindi cosa aspettare? Zaino in spalla, pronti per ammirare uno dei  fenomeni più belli che la natura ci regala.