“Banca dei ricordi”, il nuovo progetto del Muse

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Il Muse - Museo delle Scienze di Trento
Il MUSE - Museo delle Scienze di Trento

Il Muse – Museo delle Scienze ha lanciato il progetto “Banca dei ricordi”, una grande raccolta collettiva di ricordi e oggetti legati alla natura e al territorio alpino.  L’obiettivo è di costruire, attraverso una raccolta fondi, un grande archivio di comunità. La relazione tra nonni e nipoti è uno dei perni fondanti del progetto.

Avete presente quei grandi bauli di una volta? La “Banca dei ricordi”, il nuovo progetto del Muse – Museo delle Scienze per valorizzare la memoria naturalistica del nostro territorio, è “proprio uno di quei grandi bauli, “un contenitore di cose preziose, senza le quali non andremo da nessuna parte”.

Un contenitore nel quale custodire ricordi, testimonianze e oggetti legati al mondo della natura che il Museo delle Scienze ha intenzione di raccogliere per favorire lo scambio intergenerazionale e conservare la memoria di un patrimonio dal valore inestimabile.

La “Banca dei ricordi” è sia un progetto partecipato, sia una campagna di raccolta fondi (fundraising), nato con l’incentivo di Art Bonus (il meccanismo introdotto dal Governo per recuperare il patrimonio culturale italiano) che mira a raccogliere e custodire le parole, i ricordi personali e le immagini delle generazioni trentine più anziane, nell’ottica di costruire un grande archivio di comunità. In questo senso la relazione tra nonni e nipoti è uno dei perni fondanti del progetto.

L'immagine ufficiale del progetto "Banca dei ricordi"
L’immagine ufficiale del progetto “Banca dei ricordi”

“La Banca dei ricordi – ha spiegato Romana Scandolari della sezione Audience development del MUSE – è un progetto che abbiamo ideato l’inverno scorso, ancora prima dell’emergenza Covid. Nasce dal bisogno, diventato purtroppo pressante, di raccogliere i ricordi delle persone anziane che hanno trascorso una parte o tutta la loro vita in mezzo alle montagne e ne conoscono profondamente la Natura. Più saranno i singoli ricordi che porteremo in Banca più grande sarà la memoria che andremo a costruire, a curare, a conservare e a lasciare in eredità ai nostri figli e nipoti”.

L’obiettivo dell’iniziativa è duplice: da una parte s’intende salvaguardare un patrimonio immateriale che rischia di scomparire per sempre, dall’altra realizzare nelle sale del museo un nuovo spazio espositivo, interattivo e intergenerazionale, che trasmetta conoscenze e valori legati al mondo naturale. Un grande baule da portare nel futuro, per renderlo meno incerto. Il ricordo del passato, infatti, condurrà inevitabilmente a una riflessione sul presente e a uno sguardo verso il futuro attraverso il filtro di temi molto cari al Muse come gli Sdg, gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’ONU. Il tutto attraverso la prima campagna di raccolta fondi rivolta al grande pubblico, con la quale il museo chiedo un aiuto per realizzare un progetto che raccolga i ricordi naturalistici dei nonni del nostro territorio.

“La Banca dei ricordi” – ha aggiunto Scandolari – è un grande baule da viaggio, simbolo di custodia ma anche di movimento e cambiamento, che verrà installato al Muse, nel quale potremmo depositare uno o più ricordi che legano profondamente noi o i nostri cari alla montagna, alla sua natura, ai suoi paesaggi: una parola in dialetto, un canto, una foto, un racconto, insomma qualcosa che conserviamo nel nostro cuore e che desideriamo condividere con gli altri. I ricordi servono a chi li racconta, ma anche a chi li ascolta e a chi li conserva per qualcun altro”.

Grazie ad Art Bonus sarà possibile anche sostenere il progetto, recuperando il 65% della donazione come credito d’imposta. Per supportare la causa e contribuire a realizzare nel 2021 il nuovo exhibit dedicato ai ricordi di Natura, si può effettuare la donazione tramite conto corrente IT 08 I 02008 01820 000005423762 oppure attraverso il sito del museo (muse.it), sezione Sostieni il MUSE. Motto dell’iniziativa: “Dacci una mano a tramandare la memoria”.

Il Muse - Foto archivio Ufficio Stampa Provincia autonoma di Trento
Il Muse – Foto archivio Ufficio Stampa Provincia autonoma di Trento

L’exhibit, che verrà realizzato al raggiungimento di 5.000 euro, avrà le sembianze di un baule della nonna, ma sarà interattivo con tanto di postazioni video, cuffie e tanti scompartimenti. La Banca avrà anche un suo “caveau”, con varie “cassette di sicurezza”, e uno spazio virtuale sul sito web, dove si conserveranno i ricordi di chi vorrà depositare al Muse il proprio patrimonio. Gli oggetti personali, le registrazioni e i racconti che arriveranno in museo verranno catalogati nel database della Banca e valorizzati dagli operatori del Muse in collaborazione con i famigliari, le case di riposo, i centri diurni, i circoli e le associazioni culturali che appoggeranno il progetto. Un modo inclusivo per evitare che la memoria naturalistica del territorio vada persa o dispersa per sempre.

È dal 2018 che il Muse ha iniziato, accanto a tante altre fasce fragili della popolazione, un percorso di avvicinamento alla realtà degli anziani, rivolgendo particolare attenzione a chi si trova a fare i conti con difficoltà legate all’avanzare dell’età. Un impegno che, ancora di più in questo periodo di emergenza sanitaria, risulta prezioso. I nomi dialettali riferiti ad animali e piante, ad esempio, possono stimolare il riaffiorare dei ricordi nei partecipanti non più giovani e dall’altra incuriosire i turisti e il giovane pubblico, perché nella scelta di quei nomi si nascondono tante curiosità ed elementi storici sconosciuti ai più che determinano però la ricchezza e la biodiversità del territorio.  

Un erbario, una pigna, una piuma d’aquila, i ramponi per falciare i prati in pendenza, un gioco in legno. Ma anche la descrizione di un profumouna poesia recitata da bambinii modi di dire e le espressioni di un mondo contadino che sta cambiando rapidamente: elementi identitari che per loro natura sono connessi direttamente al territorio, ne determinano le peculiarità e proprio per il loro specifico carattere di volatilità vanno salvaguardati.  

“Per i musei – ha concluso la sezione Audience Development del Muse – si tratta di un’ulteriore occasione per riflettere sul loro ruolo nell’acquisire, conservare e comunicare l’importante patrimonio immateriale, personale e collettivo di cui le persone anziane sono custodi, ed essere ancora più inclusivi“.