Biacco, il serpente vicino di casa

Il biacco (foto Alessandro Forti)
Il biacco (foto Alessandro Forti)

Noto con diversi nomi dialettali, come “carbonazzo” (per il colore che contraddistingue gli adulti) il biacco (Hierophis carbonarius Bonaparte, 1833) è un serpente conosciuto ai più e che spesso s’incontra durante una passeggiata, anche attorno a casa.

Gli adulti sono facili da riconoscere e almeno in quest’area geografica presentano una colorazione praticamente nera (raggiunta al terzo, quarto anno di età) che rende il serpente inconfondibile. Invece i giovani si presentano con una livrea giallo-verdastra con testa nera striata di giallo, caratteristiche che possono ad un occhio neofita creare confusione con la biscia dal collare (Natrix natrix) o con il colubro di esculapio (Elaphe longissima).

Un biacco: dallo scatto ravvicinato, notiamo 2 caratteristiche fondamentali che ci indicano che si tratta di un Colubridae e non una vipera, quindi un serpente non velenoso: la pupilla rotonda e le grandi squame poco numerose sul capo (foto Alessandro Forti).
Un biacco: dallo scatto ravvicinato, notiamo due caratteristiche fondamentali che ci indicano che si tratta di un Colubridae e non una vipera, quindi un serpente non velenoso: la pupilla rotonda e le grandi squame poco numerose sul capo (foto Alessandro Forti).

Non è spesso facile osservare in natura i serpenti in quanto al minimo segno di pericolo tendono a fuggire e celarsi alla vista. In questo caso, però date le notevoli dimensioni che il biacco può raggiungere (anche fino al metro e mezzo di lunghezza), la colorazione che lo contraddistingue, l’ampia diffusione e gli ambienti in cui vive, risulta abbastanza facile da vedere.

Per l’elevata plasticità predilige ambienti eterogenei con presenza di numerose zone ecotonali (cioè aree di transizione tra due ecosistemi) per cui solitamente abita zone piuttosto secche, con vegetazione erbacea e con presenza di cespugli, anche se non è raro incontrarlo nei boschi (come l’individuo ritratto nella foto), oppure lungo i sentieri, magari prossimi a sfasciumi in pietra. Inoltre lo conosciamo anche come vicino di casa dato il carattere antropofilo, in quanto si rinviene spesso ai limiti dei centri abitati fino anche nei cortili e nei giardini.

Spiccano le doti arboricole di questo Biacco adulto osservato in Val Algone (Brenta meridionale), che sentitosi minacciato si è “arrampicato” su un arbusto (foto Alessandro Forti).
Spiccano le doti arboricole di questo Biacco adulto osservato in Val Algone (Brenta meridionale), che sentitosi minacciato si è “arrampicato” su un arbusto (foto Alessandro Forti).

Dalle abitudini diurne, il biacco trascorre diverse ore in termoregolazione, riservando i momenti della caccia attiva e a vista, al mattino ed al tardo pomeriggio. È tra i serpenti italiani più veloci, dimostrando una grande capacità predatoria verso diverse specie preda, tra le quali si annoverano: Insetti, micromammiferi, Rettili come lucertole e ramarri (che rientrano tra le prede principali), rane, nidiacei e uova di Uccelli, riuscendo ad arrampicarsi con grande agilità su alberi e arbusti. Ma si nutre anche di altri serpenti, perfino della stessa specie.

Dall’indole vivace, se molestato, ad esempio cercando di afferrarlo o se calpestato erroneamente, può diventare aggressivo arrivando anche ad avventarsi sull’aggressore con morsi ripetuti e poderosi colpi di coda (è da quest’ultima caratteristica che deriva un altro nome comune, “frustone”). È doveroso ricordare che seppure dolorosa, un’eventuale ferita causata dal morso presenterà un’escoriazione superficiale, il biacco non è velenoso.

Maschio di Ramarro (Lacerta viridis), una specie preda del Biacco, riconoscibile per il colore verde brillante e per la gola azzurra, che negli individui maturi diventa particolarmente brillante nel periodo riproduttivo (foto Alessandro Forti).
Maschio di Ramarro (Lacerta viridis), una specie preda del Biacco, riconoscibile per il colore verde brillante e per la gola azzurra, che negli individui maturi diventa particolarmente brillante nel periodo riproduttivo (foto Alessandro Forti).

Attualmente gli erpetologi (ricercatori che studiano anfibi e rettili) della Sezione di zoologia dei vertebrati del MUSE-Museo delle Scienze di Trento, stanno raccogliendo importanti dati per il nuovo “Atlante degli anfibi e rettili” della provincia di Trento. Anche una semplice osservazione effettuata casualmente durante un’escursione risulta essere un dato prezioso. Chi volesse partecipare mettendo a disposizione i suoi dati può farlo seguendo le inficazioni al link :http://biodoor.muse.it:8080/wordpress/index.php/cosa-facciamo/atlanti/