Celebrati i 100 anni dei parchi Adamello Brenta e Paneveggio Pale di San Martino

La platea al convegno 100 anni di parchi naturali trentini

Il mondo dell’ambientalismo trentino si è riunito mercoledì scorso, 25 settembre, a Trento per celebrare 100 anni di storia del Parco Naturale Adamello Brenta e del Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino

È trascorso un secolo da quando Giovanni Pedrotti, uomo di spicco della società trentina, propose per la prima volta di mettere sotto tutela nazionale l’area dell’Adamello e quella del Cimon della Pala. Lo fece con un articolo, apparso il 14 settembre 1919 sul “Giornale d’Italia forestale”, in cui si mostrava preoccupato per l’incolumità del paesaggio di queste valli che doveva “essere difeso da un intenso turismo e dalla possibile costruzione di impianti idroelettrici”.

Questa prima intuizione, che ha segnato l’origine delle due aree protette provinciali, è stata ricordata con un convegno, organizzato dai due parchi e ospitato nello Spazio Alpino della Casa della SAT. Proprio Palazzo Saracini, ha evocato nel saluto di benvenuto la presidente di SAT, Anna Facchini, un tempo è stata la residenza di Giovanni Pedrotti, che della SAT fu presidente dal 1925 al 1928, ed è probabile che quelle mura siano ancora oggi avvolte dai sogni di protezione della natura di Pedrotti.

Un lungo elenco di relatori ha ricomposto il mosaico di avvenimenti che si sono succeduti da quella prima proposta per giungere ai giorni nostri con i protagonisti che quella storia la stanno ancora scrivendo.

Dopo i saluti dell’assessore provinciale all’ambiente Mario Tonina, un ampio capitolo è stato dedicato alla figura di Pedrotti e al contesto storico dell’epoca, con gli interventi di Franco Pedrotti, professore emerito dell’Università di Camerino e presidente dell’Accademia degli Accesi, Claudio Ambrosi, direttore di SAT, e Liliana Zambotti, dell’Unione Naturalisti Bolognese. Frequenti sono stati i richiami anche al grande impegno di Francesco Borzaga, presente proprio in prima fila, al quale con Italia Nostra si devono tante iniziative protezionistiche e la formale richiesta di inserimento dei due parchi nelle previsioni cartografiche del Piano Urbanistico Provinciale del ‘67.

Le presentazioni sui traguardi raggiunti grazie all’attività di ricerca scientifica dei parchi, curate da Andrea Mustoni e Piergiovanni Partel, responsabili di settore rispettivamente dell’Adamello Brenta e del Paneveggio Pale di San Martino, ci hanno proiettato gradualmente ai giorni nostri.

La tavola rotonda finale ha visto confrontarsi quindi i protagonisti di oggi: il Dirigente provinciale del Servizio aree protette, Romano Stanchina, i presidenti e i direttori dei due parchi, Joseph Masè e Cristiano Trotterdell’Adamello Brenta, Silvio Grisotto e Vittorio Ducoli del Paneveggio Pale di San Martino. Il dibattito ha affrontato le sfide attuali e future dei parchi, laddove strategie di sviluppo li vorrebbero sempre più motori di crescita economica. Sono, così, emerse forti le visioni personali di ciascuno.

Il convegno sui parchi Adamello Brenta e Paneveggio Pale di San Martino: la tavola rotonda da sx Ducoli, Grisotto, Stanchina, Masè, Trotter
Il convegno sui parchi Adamello Brenta e Paneveggio Pale di San Martino: la tavola rotonda da sx Ducoli, Grisotto, Stanchina, Masè, Trotter

Joseph Masè ha portato una visione più fedele alla funzione originaria dei parchi: “I parchi non nascono per fare economia, ma esistono per la tutela della natura. Se nel loro funzionamento possono apportare benefici economici, anche meglio, ma credo sia pericoloso passare da un focus estremamente chiaro ad altre attività non attinenti la conservazione. Credo dunque che non siano i parchi a dovere fare economia, ma debba essere l’economia ad accorgersi che i parchi possono portare valore aggiunto alle aziende”.

Silvio Grisotto, ha invece sottolineato l’ampiezza delle attività a cui si dedicano i parchi oggi: “I parchi sonolaboratori di buone pratiche, sono istituzioni che hanno saputo costruire nel tempo modelli di sviluppo sul piano della sostenibilità, coinvolgendo attori istituzionali, economici, sociali e culturali, mettendo in comune azioni, idee e progetti. Un settore molto importante è quello della “tutela attiva” e c’è poi il grande tema dell’educazione e della didattica ambientale, che presenta alle giovani generazioni la natura e fa conoscere la sua complessità, per far partecipare responsabilmente alla gestione della qualità dell’ambiente.”.

L’eredità di Giovanni Pedrotti

Nel 1919 Giovanni Pedrotti (Rovereto 1867 – Andalo 1938), fu il primo a proporre l’istituzione di parchi nazionali in Trentino nel Gruppo dell’Adamello e sulle Pale di S. Martino, con un articolo apparso il 14 settembre 1919 sul “Giornale d’Italia forestale”. Pedrotti era uomo di spicco dell’epoca, imprenditore, liberale, storico e botanico, fotografo, irredentista, grande conoscitore e studioso delle montagne del Trentino, è ricordato anche per essere il fratello del volontario di guerra Tommaso Pedrotti, morto al fronte nel 1918, al cui nome è dedicato il rifugio alla Bocca di Brenta. L’intuizione di istituire due aree protette in Trentino, era nata durante gli anni della guerra passati a Roma. Aveva, infatti, avuto occasione di effettuare delle escursioni in Appennino dove erano in corso movimenti culturali per l’istituzione del Parco Nazionale d’Abruzzo.

La proposta di Pedrotti venne subito ripresa da Luigi Vittorio Bertarelli, che era il Presidente del Touring Club Italiano, con un articolo sulle Vie d’Italia, nel quale descrisse i due territori e sostenne l’idea dei due nuovi parchi.

La proposta di Giovanni Pedrotti trovò un’eco eccezionale al Senato del Regno e in aula venne espresso rammarico per l’assenza delle due aree trentine nel disegno di legge che nel 1920 Benedetto Croce aveva presentato al Senato per la tutela delle bellezze naturali e degli immobili di particolare interesse storico. Tuttavia, mentre i due parchi del Gran Paradiso e d’Abruzzo vennero istituiti poco dopo, nel 1922 e 1923 rispettivamente, nell’Adamello e nel Cimon della Pala non si fece ancora niente.

Il percorso per giungere all’istituzione dei due parchi attuali è stato lungo, complesso e difficile. Dopo la prima proposta di Pedrotti del 1919, si susseguirono nel corso dei decenni successivi molte altre proposte tra cui quelle di Gallarati Scotti, di Renzo Videsott, di Gino Tomasi e Francesco Borzaga. Lo stesso Pedrotti tornò sul tema nel 1928, in qualità di Presidente della SAT, con un articolo sul Corriere del cacciatore di Milano.

La proposta si realizzò 70 anni dopo, nel 1988, all’indomani della tragedia di Stava, per iniziativa dell’allora Assessore Walter Micheli. La Provincia autonoma di Trento istituì il Parco Naturale Adamello Brenta e il Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino con la legge n. 18 del 1988.