L’invasione della cimice asiatica, conseguenza dei cambiamenti climatici

9
Cimice asiatica
Cimice asiatica

La cimice asiatica è apparsa per la prima volta in Emilia Romagna nel 2012. Oggi è segnalata in tutte le regioni italiane e sta provocando danni a molte piante di interesse agricolo e arboreo.

Non si limita ai boschi, ai campi, ai giardini e ai balconi delle nostre case. Quando “trova aperto” non è raro avvistarla anche in camera. La cimice asiatica è così arrivata senza fatica nelle scorse settimane fino alla più prestigiosa delle camere, quella dei Deputati, in Commissione agricoltura, dove si è tenuta un’audizione dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) per fare il punto sulle criticità legate alla diffusione della cimice marmorata asiatica (Halyomorpha halys), una specie esotica proveniente da Giappone, Corea e Taiwan avvistata in Italia per la prima volta in Emilia Romagna nel 2012. La femmina produce oltre 200 uova che si sviluppano molto rapidamente dando vita a vere e proprie esplosioni demografiche, tanto che in pochi anni questa cimice si è diffusa in tutte le regioni italiane provocando danni a molte piante di interesse agricolo ed arboreo anche nelle regioni alpine.

Secondo una ricerca dell’Università di Modena e Reggio Emilia in Italia questa specie aliena si è ambientata molto bene per via del clima che ha favorito l’elevato potenziale demografico permettendo all’animale due cicli riproduttivi completi ogni anno. Anche per questo secondo l’Ispra “I danni causati  dalla  cimice  asiatica  sono  stati da subito rilevanti  ed  estesi  a  produzioni  agricole  molto  diversificate”. Secondo i dati del Centro Servizi Ortofrutticoli (Cso), “per il 2019 sono state  stimate perdite complessive in nord Italia superiori ai 250 milioni di euro, che potrebbero aver  raggiunto i 350 milioni di euro. I danni si stanno estendendo anche al centro Italia ed è prevedibile una progressiva crescita degli impatti economici conseguente all’espansione della cimice asiatica  anche alle regioni del meridione”.

Per l’Ispra “I dati scientifici disponibili indicano che tutte le specie esotiche invasive causano oltre 12 miliardi di euro di  danni all’anno in Europa e potranno determinare in futuro perdite all’agricoltura globale per oltre 540 miliardi di dollari/anno”.  Il problema delle specie aliene, conseguenza delle trasformazioni ambientali e climatiche che quotidianamente infliggiamo al nostro Pianeta, rappresenta un fenomeno in forte crescita in tutto il mondo, con tassi di incremento stimati in oltre il 75% nei prossimi 30 anni. Per questo l’Ispra segue con estrema attenzione il fenomeno, gestendo la banca dati nazionale ed  ospitando  le  principali  banche  dati  mondiali utili ad individuare i vettori di arrivo delle specie aliene a maggior impatto e a fornire indicazioni sulle più efficaci misure di prevenzione. Cosa possiamo fare, quindi, per contenere la cimice asiatica? Al momento non ci sono soluzioni definitive. 

Non sono attualmente disponibili prodotti di contrasto selettivi per questo insetti, per la cui lotta vengono utilizzati insetticidi ad ampio spettro, in contrasto con le regole di lotta integrata imposte per le produzioni biologiche. Anche le tecniche di prevenzione meccanica,  pur  presentando  una  buona  efficacia, sono molto costose e non appaiono applicabili a larga scala” hanno spiegato gli scienziati dell’Ispra. La tecnica che appare più promettente è quella basata sul controllo biologico, ovvero sull’utilizzo di  antagonisti naturali della specie, ma diversi test hanno evidenziato un impatto limitato degli antagonisti autoctoni a differenza delle specie antagoniste di origine esotica, come per esempio la Trissolcus japonicus (vespa samurai). Attualmente però, esiste un generale divieto normativo per l’immissione in natura di agenti antagonisti esotici e solo recentemente sono state introdotte, in condizioni strettamente controllate, alcune possibilità di deroga che possono essere richieste al Ministero dell’ambiente dalle Regioni o dalle Provincie interessate. Il pericolo sta chiaramente nei possibili impatti dell’agente di lotta biologica su altre specie autoctone di insetti, che potrebbero rendere la cura anche peggiore della malattia, con impatti sulla nostra biodiversità alpina ancora imprevedibili.