Civetta nana, l’esperta delle dispense

Il più piccolo tra i rapaci notturni europei, ha l'abitudine in inverno di creare delle utili riserve di cibo

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Civetta nana (foto Fabrizio Bottamedi)
Civetta nana (foto Fabrizio Bottamedi)

La Civetta nana (il nome scientifico è Glaucidium passerinum) è un rapace davvero particolare. Per lei, sotto diversi aspetti, vale il detto: “Non lasciarti ingannare dalle apparenze!”. Tra i rapaci notturni europei è il più piccolo (è lunga circa 17 cm, è pesa tra i 50 e gli 80 grammi). Nonostante le sue ridotte dimensioni è in grado, però, di catturare prede anche più grandi delle proprie dimensioni, come il tordo.

La civetta nana fa parte della famiglia degli Strigidi, a cui appartengono rapaci dalle abitudini soprattutto notturne. Ma da questo punto di vista, “in famiglia”, la civetta nana si distingue, perché caccia anche al mattino e soprattutto al crepuscolo.

Le dispense della civetta nana

Abile nel volo e nella caccia, la civetta nana è molto vorace, avendo un metabolismo piuttosto veloce, probabilmente anche per le piccole dimensioni. Proprio per questo motivo, in inverno, ha un’abitudine davvero sorprendente. Nelle cavità naturali degli alberi conserva le sue prede, creando delle utili riserve di cibo, paragonabili a delle vere e proprie dispense. In questo modo ha delle fonti alimentari e quindi energetiche sempre pronte all’uso.

Le prede di cui si ciba sono soprattutto topolini, arvicole, uccelli di piccole dimensioni, ma come abbiamo detto, anche di taglia più grande. Si nutre inoltre d’invertebrati e insetti. A sua volta, però, data la taglia ridotta, può diventare una preda per altri rapaci, come per esempio l’allocco.

Come gli altri “cugini” notturni, anche la civetta nana può ruotare il capo di circa 270 gradi, ampliando così il controllo del territorio di caccia.

Un altro aspetto interessante di questa specie che ama vivere nei boschi di conifere sono i suoi nidi. Non ama costruirli, preferendo, per così dire, “acquistarli” già fatti, pronti quindi all’uso. Occupa, infatti, quelli abbandonati da altri animali, sopratutto se si tratta di nidi di picchio.