Trentino Clima 2019: la tavola rotonda Human Change (foto Tommaso Iori)

Clima: “12, forse 20 anni, per evitare la catastrofe climatica globale”

A Trentino Clima 2019 il professor Riccardo Valentini, membro dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) e premio Nobel per la Pace nel 2007 lo ha detto in modo chiaro, senza giri di parole: «Abbiamo ancora dodici, forse vent’anni per smettere d’inquinare ed evitare la catastrofe climatica globale, altrimenti eventi come la tempesta Vaia saranno destinati e ripetersi».

Parole, le sue, che dovrebbero spingere tutti verso un radicale cambiamento degli attuali stili di vita e quindi di mentalità. Giovedì scorso, quando le ha pronunciate al Muse durante la tavola rotonda “Human change: siamo davvero consapevoli dei cambiamenti climatici in atto”, organizzata dal Trento Film Festival e dalla Provincia e moderata dal direttore del “Trentino”, Paolo Mantovan, in molti, tra il pubblico, si sono chiesti: “Ma ce la faremo?”.

Riccardo Valentini, professore all’Università della Tuscia e gli altri ospiti della tavola rotonda, la climatologa Serena Giacomin e il prof. Andrea Segrè, economista ed agronomo, presidente della FEM (assente giustificata per un’influenza, la nota conduttrice televisiva Licia Colò) non sono stati pessimisti, ma a condizione che realmente si cambi registro. Una strada sicuramente non facile, ma obbligata per garantire  una vita accettabile nel prossimo futuro che presuppone, a livello globale – ha evidenziato ancora Valentini – l’impegno della politica, oltre a quello di ognuno di noi. Anche perché la verità è che continuando ad inquinare e spingendo il livello della temperatura media globale oltre la soglia di 1,5 °C, ci stiamo dirigendo a passi svelti verso scenari di crisi climatica così gravi che in un sistema complesso e iper connesso come il pianeta Terra molti effetti sarebbero addirittura imprevedibili, superando gli stessi impatti allarmanti previsti oggi dagli scienziati.

Un momento della tavola rotonda a "Trentino Clima 2019"
Un momento della tavola rotonda a “Trentino Clima 2019”

Cosa fare allora? Nei loro interventi di saluto, il direttore del Muse, Michele Lanzinger, il vicepresidente della Provincia autonoma di Trento e assessore all’ambiente, Mario Tonina e il presidente del Trento Film Festival, Mauro Leveghi, hanno concordato sul fatto che occorre ascoltare gli scienziati, capire e tradurre il tutto in decisioni concrete, ascoltando anche i giovani.

«Il Trentino – ha evidenziato Tonina – non parte da zero, perché fin dagli anni ’60, con l’alluvione del ’66 e il primo Piano urbanistico, a cui sono seguiti il secondo, dopo la tragedia di Stava, e il terzo nel 2008, molto di positivo è stato fatto. Non in tutto l’arco alpino è andata così, ma anche noi abbiamo bisogno di ascoltare e di capire di più, per poi poter tradurre il tutto in decisioni concrete ed è questo il senso e l’importanza di eventi come Trentino Clima 2019».

Per Mauro Leveghi, che ha ricordato come la montagna sia  un “sensore” che registra prima di altri ambienti naturali il cambiamento climatico in atto, occorre recuperare il senso del limite, mentre per Serena Giacomin bisogna partire dall’educazione nelle scuole e soprattutto garantire un’informazione responsabile e coerente.

«A volte le persone preferirebbero sentire notizie che ci tranquillizzano – ha detto la climatologa – e questo spiega il successo, specie sui social, delle dichiarazioni dei negazionisti, le notizie che negano l’esistenza del cambiamento climatico. Spesso sentiamo dire che la scienza non è democratica. Non è così. La comunità scientifica è oggi uno degli organismi più democratici che esistono, perché vaglia e verifica tutte le idee, indipendentemente da chi le esprime. Ai media bisogna chiedere che si comportino in maniera responsabile e coerente: in Italia gli scienziati che negano la correlazione tra inquinamento e surriscaldamento globale sono al massimo quattro, ma i media e i social danno loro grande risonanza, vanificando gli sforzi della comunità scientifica che si adopera “silenziosamente” per sensibilizzare. Portare un negazionista davanti a un climatologo nei dibattiti fa audience, ma è come mettere un astrologo a confronto con un astronomo».

Anche Andrea Segré è della stessa opinione: «Quando uno controlla la produzione scientifica di Antonino Zichichi (uno dei più noti “negazionisti”) in merito al tema dei cambiamenti climatici si accorge che non ha scritto una riga». Detto questo il vero tema per mitigare i cambiamenti è quello della responsabilità, dei comportamenti e dei consumi. Segrè ha indicato soprattutto nella lotta allo spreco alimentare uno dei principali ambiti su cui tutti possono impegnarsi: «Lo spreco alimentare (ogni anno le persone sprecano in media 450 euro di cibo) è il terzo fattore inquinante al mondo dopo Usa e Cina. È spreco di superfici agricole, risorse, carburanti. Ma perché sprechiamo il cibo o lo buttiamo? Perché non siamo educati al suo valore. Lo stesso vale per il clima. Educazione ambientale, educazione alimentare, educazione alla sostenibilità dovrebbero partire dalla scuola. Non dobbiamo essere pessimisti ma è anche vero che di queste cose se ne parla da molto tempo e ancora si vedono pochi risultati, e molto in ritardo».

 

 

 

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