Falena “Sfinge testa di morto”: la golosa di miele

La falenaSfinge testa di morto” (Acherontia atropos) qui ritratta da Matteo Trentin, è uno dei lepidotteri più grandi che vive tra le nostre montagne. Nonostante il nome, che suscita un certo timore, si tratta di una delle falene più affascinanti e sotto molti aspetti sorprendenti

In questa immagine la alena "Sfinge testa di morto" (Foto Matteo Trentin)
Falena “Sfinge testa di morto” (Foto Matteo Trentin

Innanzitutto questa falena può raggiungere un’apertura alare di ben 13 cm e una lunghezza del corpo anche di 6 cm; inoltre, in caso di pericolo, con un movimento rapido della laringe, riesce ad emettere un suono acuto simile a un grido sinistro che, accompagnato da un rapido movimento delle ali e dell’addome e dalla secrezione di una sostanza dall’odore nauseante, ha l’obiettivo di scoraggiare possibili predatori.

Amante della notte e del caldo, il nome “Sfinge testa di morto” le è stato attribuito per via della macchia che risalta sulla parte dorsale del torace che, tra il colore biancastro, la presenza di due puntini, richiama la forma, di un teschio.  Infatti un tempo l’arrivo di questo lepidottero era considerato presagio di morte.

La falena "Sfinge testa di morto". La macchia che ricorda la forma del teschio (foto Matteo Trentin)
La falena “Sfinge testa di morto”. La macchia che ricorda la forma del teschio (foto Matteo Trentin)

 

Questa falena è molto golosa di miele: attacca gli alveari praticando dei fori nelle celle, riuscendo a ingurgitarne una tale quantità da non riuscire, a volte, più a muoversi, trasformandosi così da predatore in preda delle stesse api.

 

 

 

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