Foreste vetuste: Piemonte Parchi ne scrive

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Foreste vetuste: Piemonte Parchi ne scrive
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Foreste vetuste: Piemonte Parchi ne scrive. Vi consigliamo l’articolo, davvero interessante.

La rivista delle aree protette della Regione Piemonte, dal nome assai noto “Piemonte Parchi” ospita spesso vere e proprie chicche divulgative. Questa volta segnaliamo un articolo firmato da Renzo Motta, che spiega segreti e conoscenze delle foreste vetuste. Di cosa tratta l’articolo? Presto detto, di questo:

“Le foreste vetuste hanno suscitato una grande attenzione negli ultimi decenni e il recente “Testo unico in materia di foreste e filiere forestali” del 2018 ne prevede un censimento a livello nazionale e l’inserimento in un albo assieme agli alberi monumentali. Ma cosa sono le foreste vetuste? Come possono essere riconosciute? Quante ne sono rimaste e perché sono importanti?”

Le montagne, dunque le Alpi, sono fra i luoghi che custodiscono ancora lembi di queste antiche foreste che si sono per varie ragioni salvate dall’iper-utilizzo umano.Questo ha permesso loro di raggiungere uno stadio particolare, l’ultimo, della loro evoluzione. ll tempo necessario a sviluppare queste caratteristiche può variare da 1 a 2 secoli nelle foreste boreali, fino a diverse centinaia di anni in alcune foreste temperate in funzione delle specie forestali presenti e della fertilità stazionale.

In Europa solo il 4% delle foreste è considerato “indisturbato” e una percentuale ancora più ridotta può essere definita foresta vetusta.

Citiamo un pezzo del saggio:

Il Piemonte, come tutta l’Italia, è una regione nella quale le foreste da millenni sono utilizzate intensamente dall’uomo sia direttamente – ad esempio tagli del bosco – e sia indirettamente – ad esempio pascolo, raccolta della lettiera – dall’uomo. Nei boschi coltivati, i turni brevi e la frequenza degli interventi hanno mantenuto i popolamenti forestali biologicamente giovani e, spesso, hanno provocato la scomparsa delle specie legate agli stadi più maturi e ai boschi vetusti. In questi ultimi decenni la pressione antropica nei confronti della foresta si è ridotta e molte foreste sono in stato di abbandono colturale. Molti dei popolamenti forestali presenti in regione sono stati però profondamente modificati, nella composizione e nella struttura, dall’uomo e non possono, se non in tempi lunghissimi, sviluppare caratteristiche di vetustà; in altri popolamenti più naturaliformi questo periodo di tempo, alcuni decenni, non è sufficiente a sviluppare caratteristiche strutturali normalmente associati alle foreste primarie vetuste. In Piemonte é possibile però individuare popolamenti che presentano alcuni elementi di vetustà: ad esempio popolamenti che, anche se nel passato sono stati utilizzati dall’uomo, hanno conservato alberi molto vecchi, popolamenti che sono stati esclusi da cicli colturali da lungo tempo, popolamenti che si trovano in aree particolarmente remote e poco raggiungibili, popolamenti che sono stati “banditi” cioè protetti già a partire dal Medioevo per l’importante ruolo di difesa dei centri abitati dalla caduta di valanghe e massi, popolamenti che in seguito a contenziosi non sono stati oggetto di utilizzazioni per lunghi periodi di tempo. Tra questi popolamenti in Piemonte possiamo citare la cembreta dell’Alevé  con pini cembri che superano i 700 anni di età, alcuni lariceti del Veglia-Devero (vedi immagine sopra, tratta dalla rivista- ndr) anche in questo caso con individui che superano i 700 anni di età, alcune bandite (ad esempio Palanfré, Fondo in Valchiusella, diverse in valle Susa e Chisone) cioè quei boschi che per la loro posizione proteggono centro abitati dalla caduta di valanghe e massi e sono stati quindi soggetti a una gestione molto conservativa a partire dal Medioevo. Questo elenco non è sicuramente esaustivo e, considerando l’elevato grado di tutela delle foreste e la maggiore consapevolezza da parte dei gestori delle risorse naturali sull’importanza di questi popolamenti, in tempi medio-lunghi le foreste vetuste piemontesi e italiane andranno sicuramente ad aumentare.