Geosito dei Lavini di Marco: un viaggio nella preistoria

L’area protetta, geosito dei Lavini di Marco, è un luogo straordinario con centinaia d’impronte di dinosauri del Giurassico inferiore

In Trentino, a Rovereto, ai Lavini di Marco, alle pendici del monte Zugna, esiste una zona molto particolare, tra blocchi di frana e “laste” rocciose, dove si possono osservare centinaia d’impronte di dinosauri formatesi nel Giurassico inferiore, risalenti a circa 200 milioni di anni fa. La scoperta risale a trent’anni fa quando Luciano Chemini, un appassionato naturalista del posto, si imbatté in questo splendido quanto curioso e storico rinvenimento. Nel 1991 è stata istituita l’area protetta: il geosito dei Lavini di Marco.

Le orme dei dinosauri e lo stupore di chi allora per primo diede notizia della loro esistenza. La loro forma e le loro dimensioni che hanno permesso agli esperti approfondire un argomento che sa tanto di avventura. La possibilità di rivivere e studiare quella che è la storia geologica del territorio. Tutto questo a servizio di adulti e bambini che ancora hanno voglia di stupirsi. Ne abbiamo parlato con Fabiana Zandonai, ricercatrice della Sezione Scienze della Terra alla Fondazione Museo Civico di Rovereto.

Le impronte dei dinosauri al geosito dei Lavini di Marco
Le impronte dei dinosauri al geosito dei Lavini di Marco

Nel 1990 la scoperta del sito paleontologico. Quale la sua evoluzione nel tempo?

«Da allora il sito è divenuto luogo di ricerca e sperimentazione. È stato analizzato nei suoi aspetti geologici, geomorfologici oltre che paleontologici per comprenderne la storia. Le ricerche, così come l’interesse, non si sono mai esaurite. Fin dalle prima battute a fianco del lavoro di censimento e studio a cura di paleontologi e icnologi (esperti di impronte fossili) di fama quali Leonardi, Mietto, Avanzini, si sono condotti rilievi topografici di dettaglio delle superfici improntate e riprese fotogrammetriche, curate dal Museo Civico di Rovereto, che consentono oggi di disporre di modelli tridimensionali materiali e virtuali relativi alla condizione delle impronte e delle piste al momento della scoperta».

Una comitiva al geosito dei Lavini di Marco
Una comitiva al geosito dei Lavini di Marco

Una curiosità personale. Come hanno potuto prendere forma le orme?

«Nel Giurassico inferiore l’attuale Valle dell’Adige appariva come una vasta piana sabbiosa ai margini del caldo mare della Tetide: i passi pesanti dei dinosauri sono rimasti impressi nel fango che si è poi trasformato in calcare grigio, consentendo la conservazione delle orme».

Stiamo parlando di un percorso e strumento didattico molto interessante quindi?

«Certamente. Il Museo Civico di Rovereto, oggi Fondazione, organizza e gestisce le visite guidate con esperti al sito paleontologico dei Lavini di Marco per scuole, famiglie e gruppi. Propone attività collegate quali la visita delle sale di Scienze della Terra dove sono esposte riproduzioni e materiali attinenti alla storia geologica dei Lavini di Marco così come laboratori specifici».

Geosito dei Lavini di Marco le impronte dei dinosauri
Geosito dei Lavini di Marco le impronte dei dinosauri

Tanti bambini o anche gli adulti ne sono attratti?

«Al di là degli studenti di scuole di ogni ordine e grado, molte le famiglie e i gruppi, ma anche adulti che desiderano unire al trekking l’approfondimento delle valenze culturali del territorio e scelgono quindi di percorrere il tracciato di visita che accompagna lungo i punti di maggior interesse fino al Colatoio Chemini, il settore di pendio con le lunghe piste di dinosauri erbivori. E può capitare di incontrare anche ricercatori alle prese con le indagini». 

Geosito dei Lavini di Marco, l'area protetta
Geosito dei Lavini di Marco, l’area protetta

Quali, se ci saranno gli sviluppi futuri?

«Il Comune di Rovereto in collaborazione con la Comunità di Valle della Vallagarina, la Provincia Autonoma di Trento, la Fondazione Museo Civico di Rovereto e il MUSE, sta lavorando a un progetto di tutela e valorizzazione dell’intero ambito della cosiddetta “Ruina dantesca”, comprendente anche il sito paleontologico dei Lavini di Marco. È un progetto di sviluppo locale, partendo dagli aspetti culturali e naturali peculiari dei luoghi si vuol promuovere e rendere più fruibile l’intero sito, in maniera organizzata, garantendo il controllo e la salvaguardia del territorio».

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