Ghiacciai Unesco: entro il 2100 in forte regresso.

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ghiacciai Unesco perdono volume 2100
Mappa tratta dallo studio IUCn sui ghiacciai Unesco

La notizia arriva da IUCN, International Union for Conservation of Nature, che a fine aprile ha pubblicato uno studio comparativo sui 19.000 ghiacciai all’interno dei Siti Patrimonio Mondiale di tutto il mondo.

Lo studio dell’IUCN sui ghiacciai Unesco

Mappa dallo studio IUCN sui ghiacciai Unesco

ghiacciai Unesco forte regresso entro 2100
Mappa tratta dallo studio IUCN sui ghiacciai Unesco

L’IUCN ha rilasciato a fine aprile uno studio inquietante sul ritiro dei ghiacciai tutelati dell’Unesco. Lo studio dal titolo “Disappearing World Heritage glaciers as a keystone of nature conservation in a changing climate” analizza per la prima volta i 19.000 ghiacciai all’interno dei Siti UNESCO di tutto il mondo, pari al 9% dei ghiacciai della Terra. La perdita di questi ghiacciai, avrebbe gravi conseguenze sulla disponibilità idrica, sul livello del mare, sui modelli meteorologici, sull’uso di alcuni ambienti di alta quota, sul paesaggio.

I ghiacciai delle Dolomiti, in particolare, presentano un’aspettativa di vita sempre più breve. Lo stesso accade a quelli di altri Siti Naturali del Patrimonio Mondiale:  citiamo il grande ghiacciaio dell’Aletsch nelle Alpi Svizzere e il famoso ghiacciaio Khumbu nell’Himalaya, per citarne solo due. Il Parco Nazionale Los Glaciares in Argentina racchiude alcuni dei più vasti ghiacciai al mondo ed entro il 2100 si prevede una loro contrazione di circa il 60% del volume. In Europa si prevede la scomparsa di alcuni ghiacciai prima del 2040, ad esempio nel Sito dei Pirenei-Mont Perdu. La perdita dipende ovviamente molto dalle dimensioni: i ghiacciai minori spariranno prima, subendo molto rapidamente gli effetti del surriscaldamento climatico.

Lo studio lascia ipotizzare agli scienziati che entro la fine del secolo ci sarà una completa estinzione in 8 – 21 Siti Unesco investigati  Così scrivono gli scienziati “Suggeriamo che i Ghiacciai del patrimonio UNESCO siano considerati analogamente alle specie minacciate, a quelle ombrello, alle specie considerate keystone e alle specie bandiera, la cui conservazione dovrebbe assicurare benefici ambientali e sociali più ampi su scala globale. “

Pensiamo al celeberrimo ghiacciaio della Marmolada, che nella metà del 1800 si stendeva per una superficie di oltre 5  km quadrati. Successivamente il ghiacciaio si è ritirato e frammentato in quattro apparati  Quel che resta del ghiacciaio copre oggi soltanto un chilometro quadrato e mezzo (dati Casarotto & Trenti, 2015). “In 150 anni il ghiacciaio della Marmolada si è ridotto del 70%. Se nella metà del secolo scorso arretrava, mediamente, di 5 metri all’anno, ora l’arretramento è di 20 metri, con perdite di spessore di ghiaccio annuali che variano dai 2 metri, sulle porzioni più sommitali, ai 4 metri alle quote più basse”, così ha spiegato il glaciologo di recente in un’intervista rilasciata alla Fondazione Dolomiti Unesco

Le conclusioni dello studio IUCN sui ghiacciai Unesco affermano che “Se lo stato del Patrimonio Mondiale non protegge dagli impatti dei cambiamenti climatici, i siti del Patrimonio Mondiale attualmente servono a sviluppare la conoscenza, la mitigazione e la politica di adattamento e ad aumentare la consapevolezza pubblica di questo problema. Dal 2005, i diversi attori coinvolti hanno intensificato gli sforzi in termini di strategia e sviluppo delle capacità dalla scala locale a quella globale. “. Insomma, l’allarme potrebbe indurci ad agire meglio.

Lo studio completo in inglese si può scaricare e leggere gratuitamente qui.

Qui potete leggere un nostro precedente articolo dedicato ai ghiacciai alpini