I pipistrelli nelle Alpi: Adriano Martinoli ci racconta come stanno

Adriano Martinoli parla con passione di pipistrelli nelle Alpi (come l’Orecchione bruno (Plecotus Auritus) ritratto nella foto di Bruno De Faveri, sopra) e di conservazione della fauna.  Lo abbiamo incontrato e intervistato a Mavignola, sopra Pinzolo (Trentino), poche ore prima che il biologo partisse, nel cuore della notte estiva, per condurre giovani studenti a monitorare la fauna. Martinoli si trovava pochi giorni fa, come docente e formatore, alla scuola faunistica del Parco Naturale provinciale Adamello-Brenta.

Come stanno i chirotteri (i pipistrelli) delle Alpi?

Quest’anno direi in generale che i chirotteri delle Alpi stiano molto meglio, a livello di popolazione, di quelli di altre realtà, ad esempio di quelli nelle zone di pianura tra il Piemonte, la Lombardia e il Veneto perché – se non altro – le aree forestali alpine hanno sempre svolto un ruolo di reservoir, di oasi di conservazione dei pipistrelli. Il problema è che loro in realtà preferirebbero di gran lunga stare nelle aree planiziali di fondovalle, perché sono specie termofile, che non individuano ad alte quote i siti rifugio preferenziali. Quindi se da un lato le Alpi preservano habitat idonei, dall’altro lato storicamente le zone di pianura sono quelle più degradate: la preoccupazione c’è, da questo punto di vista.

Quali sono i fattori di pressione principali per questi animali?

Alcune specie sono a rischio estinzione in Trentino e altrove in Italia, riflettendo un trend a livello europeo. Fra loro i rinolofidi, e tra questi il rinolofo minore in particolare, sono quelli a maggior rischio in assoluto. Tuttavia mentre in Italia le colonie di rinolofo minore (Rhinolophus hipposideros) sono estremamente rarefatte e in alcuni casi sono sparite, in Trentino ci sono concentrazioni di colonie riproduttive, le cosiddette nursery, dove da maggio a giugno si concentrano le femmine per far nascere i piccoli, in Trentino ci sono dunque ancora colonie interessanti, con numeri molto minori di quelli che potevano essere un secolo fa, però ci sono.

Perché alcune specie soffrono più di altre?

Noi tendiamo a pensare “al pipistrello”, come se fosse un unico animale. In realtà ci sono 35 specie in Italia con caratteristiche diverse, sia dal punto di vista alimentare (tutti mangiano insetti ma qualcuno è specializzato su piccoli insetti, magari su zanzare, altri predano falene, altri addirittura scendono a a terra e mangiano cavallette o coleotteri non volatori, quindi c’è veramente una grossa varietà) e anche nella scelta dell’habitat e soprattutto nelle modalità di frequentazione degli habitat. I rinolofidi ad esempio sono specie molto legate ai territori, a volte dai siti di rifugio si spostano di pochissimo, 1/2/3 km, mentre abbiamo altre specie, come le nottole, che invece sono migratrici e si spostano un po’ come i passeriformi, ad esempio si spostano dalla Scandinavia fino alle Alpi, facendo in volo anche 2/3.000 km. Quindi come vedi ci sono delle caratteristiche molto diverse, e queste influenzano lo stato di conservazione.

In passato i pipistrelli erano uccisi per ragioni culturali. Uno degli aspetti positivi degli ultimi dieci/quindici anni per la conservazione dei pipistrelli in Italia è stato un progetto di distribuzione al pubblico della cosiddette “batbox” (cassette nido verticali adatta per chirotteri) promosso inizialmente da una cooperativa di consumo locale della Toscana. Si era partiti con 500 batbox, e sembrava esagerato. L’idea era sensibilizzare il grande pubblico sulle problematiche della conservazione dei chirotteri. Negli anni grazie al lavoro di moltissimi colleghi, in particolare quelli del Museo La Specola di Firenze, le cassette-nido per pipistrelli distribuite sono state decine di migliaia e non solo in Toscana ma in tutte le aree di presenza delle coop. Abbiamo la sensazione che sia servito ad aumentare la conoscenza del ruolo anche ecologico-funzionale dei pipistrelli.

Spieghiamo allora i problemi principali?

Uno dei problemi principali è l’ alterazione degli habitat. Fra i chirotteri ci sono tre gruppi funzionali. Partiamo dalle specie cosiddette forestali o altrimenti dette dendrofile [amanti degli alberi, ndr da dendros(albero) e filo(amo)], che risentono molto della tipologia di gestione del bosco. Loro hanno bisogno di alberi senescenti, di piante con spaccature, marcescenti, di piante con scortecciature o nidi di picchio abbandonati. Adesso quasi tutte le normative di polizia forestale prevedono questo. Si tratta di un aspetto molto migliorato negli ultimi anni. Ad esempio il barbastello (Barbastella barbastellus) è una specie forestale ed è in difficoltà, anche in Trentino. Poi ci sono i pipistrelli troglobi, che vivono nelle grotte naturali, che sono anche un habitat protetto dalla Direttiva Habitat. Il problema principale è la frequentazione turistica o speleologica non regolamentata. L’attenzione e la sensibilità sta aumentando. Il terzo gruppo è quello delle specie antropofile, che stanno nei manufatti umani come scantinati, nei sottotetti oppure dentro ai cassonnetti delle tapparelle nelle case, ad esempio. Fra loro citiamo soprattutto il pipistrello comune (Pipistrellus pipistrellus), il pipistrello albolimbato (Pipistrellus kuhlii).

pipistrello comune o nano
Pipistrello comune (o nano) foto di Irene Zuchegna, studente Master Interateneo in Gestione e Conservazione dell’Ambiente e della Fauna 2019

In questo caso la questione è prevalentemente culturale: la gente ne ha paura quasi sempre perché non li conosce. I problemi si risolvono quasi sempre attraverso l’informazione, spiegando alla gente che i pipistrelli non fanno male a nessuno, sono utili per l’ ecosistema, hanno la funzione di predare insetti, entrano nel grande gioco degli equilibri fra prede e predatori e diciamo che sono presenti a livello temporaneo. Infatti le colonie riproduttive da noi sono presenti da metà maggio, per alcune specie, fino a fine luglio oppure da giugno fino a metà agosto., dopo di che abbandonano la colonia. In minima parte c’è un problema di fobia, e quello è un problema più complicato.

Parliamo di malattie trasmesse. I chirotteri devono preoccuparci?

I pipistrelli possono trasmettere alcune malattie, come la rabbia. Tuttavia va detto che finora, in anni recenti, non si rilevano casi di rabbia nei pipistrelli in Italia. In ogni caso sono rarissimi i casi accertati di trasmissione di rabbia o di mortalità umana provocata da patologie trasmesse dai chirotteri e si tratta di casi spesso aneddotici nei quali incide anche una mancanza di prevenzione e conoscenza a volte. Pertanto non ha senso temere i chirotteri come un pericolo in generale o creare allarme.

Il cambiamento climatico come incide sui pipistrelli?

Quale sia l’effetto sui pipistrelli dell’aumento delle temperature è ancora poco noto. Ci sono alcune evidenze, ad esempio in Scandinavia il limite latiduninale oltre il quale non si trovavano insediamenti stabili di pipistrelli, si è spostato un po’ più a nord. Questa è la prova del fatto che il cambiamento climatico è un processo che modifica le propensioni delle specie. All’ Università dell’Insubria stiamo conducendo da tre anni, in collaborazione con il Parco Nazionale dello Stelvio, soprattutto nei settori lombardo e trentino, rilevamenti per capire quali siano i microparametri ambientali delle colonie, per capire se esiste un range di condizioni ideali che se alterato da incremento di temperature, di umidità relativa eccetera, potrebbe incidere negativamente sulla loro conservazione.

Che ruolo hanno le università per la conservazione della biodiversità?

Le università che si occupano di conservazione come attività di ricerca e consulenza sono tante. Lavorano spesso in sinergia con le aree protette regionali e nazionali. Tuttavia uno sforzo che dovremmo fare noi del mondo accademico sarebbe andare oltre la produzione, necessaria, di buone ricerche, per riuscire a trasferirle al grande pubblico, grazie alla collaborazione con mediatori culturali.

C’è poi una questione culturale ampia: dovremmo portare la formazione sui temi della conservazione anche nei corsi di economia, giurisprudenza, ingegneria e altri.

Terzo tema: le singole università hanno singoli esperti o gruppi di ricerca e spesso si collabora poco con altri gruppi italiani. Da qualche tempo è in atto in via sperimentale la creazione di una rete di atenei italiani che si occupi di conservazione della fauna. Quarto obiettivo, forse utopico: creare dei comitati tecnico-scientifici a cui i politici o decisori debbano fare riferimento debbano su determinati argomenti, su scala locale, regionale e nazionale.

Chi è Adriano Martinoli?

Laureato in Scienze Biologiche all’Università degli Studi di Milano, dal 1992 al 1995 dottorando di ricerca in

Adriano Martinoli + pipistrelli
Adriano Martinoli, biologo esperto di chirotteri e conservazione della biodiversità

Scienze Naturalistiche ed Ambientali svolgendo ricerche in ambito eco-etologico, poi borsista e collaboratore esterno del Dipartimento di Biologia Strutturale e Funzionale dell’Università dell’Insubria sede di Varese. Dal 1998 al 2003 Ricercatore Universitario dello stesso Dipartimento. Dal 2004 al 2011 Ricercatore presso il Dipartimento Ambiente-Salute-Sicurezza dell’Università degli Studi dell’Insubria, titolare degli insegnamenti di Biogeografia, Analisi e Gestione della Fauna Terrestre, e Tecniche di Rilevamento Dati Ambientali (modulo di Zoologia) per il Corso di Laurea in Analisi e Gestione delle Risorse Naturali (sede di Varese) e per il Corso Interdipartimentale di Scienze dell’Ambiente e della Natura e Laurea Magistrale in Scienze Ambientali (sede di Como). Conduce ricerche nel campo della zoogeografia, ecologia comportamentale, interazione uomo-fauna e conservazione di specie rare o minacciate o di interesse gestionale in particolare di piccoli e medi Mammiferi; si è altresì occupato di ricerche di etologia degli Imenotteri solitari. Ha partecipato alla progettazione ed allo svolgimento di progetti di ricerca di ecologia e conservazione della fauna ed in particolare in ambienti prealpini e alpini. Ha inoltre partecipato a progetti di ricerca in Africa (Tanzania), in particolare sullo studio, gestione e conservazione di Roditori e Carnivori. Ha fatto parte del Gruppo di Lavoro “Gestione della Fauna nei Parchi” della Regione Lombardia – Direzione Generale Tutela Ambientale Servizio Risorse Energetiche e Ambientali e Tutela dell’Ambiente Naturale e Parchi (Decreto R.L. N° T1 2746 – 5546 del 21 ottobre 1998), e ha partecipato alla definizione ed alla stesura delle parti tecniche in allegato alla Delibera Regionale (20 aprile 2001 – N. 7/4345, Boll. Uff. Reg. Lomb. Anno XXXI N. 136) “Programma Regionale per gli Interventi di Conservazione e Gestione della Fauna Selvatica nelle Aree Protette” in particolare per gli aspetti inerenti ai Mammiferi. Nel settembre 2006 è nominato componente della Commissione Scientifica CITES (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora) per il triennio 2006-2009 (DEC/1618 del 22 settembre 2006). Nel periodo 2014-2016 ha coordinato i lavori, in veste di Presidente dell’Associazione Teriologica Italiana, per la stesura del Manuale per il monitoraggio di Mammiferi di interesse comunitario, propedeutico ai monitoraggi per la 4° Rendicontazione (2013-2019) ex-Art. 17 della Direttiva Habitat per gli aspetti legati ai Mammiferi, in collaborazione con ISPRA e MATTM.

Nel 2015 è fondatore, insieme ad altri, del “Centro di ricerca in Mass media e società: storia e critica dell’opinione pubblica afferente al Dipartimento di Scienze Teoriche e Applicate dell’Università degli Studi dell’Insubria.

Nell’ottobre 1998 viene eletto coordinatore del neo-costituito Gruppo Italiano Ricerca Chirotteri (Italian Chiroptera Research Group) confluito nell’Associazione Teriologica Italiana (A.T.It.) in data 8 febbraio 1999, ed è stato successivamente rieletto nella carica di Coordinatore Nazionale nei bienni successivi, rimanendo in carica sino al 2008.

È eletto, per tre mandati, Presidente dell’Associazione Teriologica Italiana dal 2010 al 2015.

Ha collaborato inoltre come consulente esperto con le seguenti testate:

Dispenser, RAI Radio 2, Radio 24 Moebius, Dalla A a LaEfffe” con Matteo Caccia, in onda sul canale digitale di Feltrinelli, Caterpillar Rai Radio2, “Miracolo Italiano” Rai Radio2, “Mu” Rai Radio2, “Gli Sbandati di Radio 2”.

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