Il “mistero” dei cerchi delle fate

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I cerchi delle fate (foto Wikicommon)
I cerchi delle fate (foto Wikicommon)

In autunno il sottobosco si popola di variegate specie di funghi che con le loro forme e colori creano un’atmosfera magica. Fu probabilmente questa sensazione che accese la fantasia dei nostri predecessori europei, che resero i funghi teatro di innumerevoli racconti fiabeschi con protagonisti fate, nani e folletti. Fra questi racconti spicca in molte culture quello legato ad un fenomeno che ancora oggi suscita stupore. Alcune specie di funghi infatti hanno una particolare modalità di fruttificazione che crea nei boschi e nei prati di tutto il mondo formazioni fungine circolari o semicircolari che, per l’insolita forma geometrica, sono state inevitabilmente per secoli associate a fenomeni magici. 

Nelle credenze di origine medioevale dell’Europa occidentale, che si ritrovano in molti racconti nel folklore celtico, scandinavo e britannico, questi cerchi vengono chiamati “fairy ring” ovvero cerchi delle fate o degli elfi. La tradizione infatti vuole che queste piccole creature si riuniscano nei pressi dei funghi nelle notti di luna piena per partecipare a danze magiche che gli permetterebbero di raggiungere il loro mondo fatato, rendendo così i cerchi, luoghi incantati in cui lo spazio e il tempo cessano di esistere. Secondo alcune di queste credenze la loro visione è portatrice di fortuna, mentre in altre sono visti come austeri e pericolosi, portatori di morti precoci o di maledizioni. La loro tradizione è comunque molto radicata nel folklore di queste aree, tanto da venire più volte riportata in opere artistiche e letterarie come per esempio nella commedia shakespeariana  “Sogno di una Notte di Mezza Estate”, dove si narra di una fatina  che si vanta con il folletto Puck di aver tracciato dei cerchi delle fate per la regina Titania.

Anche se ci si sposta nell’area dell’Europa centrale la tradizione narrativa dei popoli germanici celebra i cerchi come legati a danze notturne, ma questa volta con protagoniste le streghe, che durante particolari notti dell’anno, come quella di Valpurga (antica celebrazione pagana della primavera che si svolge nella notte tra il 30 aprile ed il 1 maggio), si riuniscano per celebrare riti magici che trasformano i cerchi in luoghi maledetti da cui tenersi alla larga. 

Non molto lontano da noi invece nel Tirolo Austriaco la leggenda cambia  protagonisti e attribuisce l’origine dei cerchi a causa delle code infuocate dei draghi che toccando il terreno lo rendono sterile per molti anni.

Questi racconti sono sicuramente fantasiosi e pittoreschi, e racchiudono molti aspetti che caratterizzano questo fenomeno naturale, il cui meccanismo biologico è stato da tempo studiato dalla scienza. Si sono infatti individuate all’incirca 60 specie di funghi che adottano questo comportamento e sono tutte appartenenti al Phyla dei Basiodimiceti. Ciò che accomuna queste specie è che il loro micelio, ovvero l’apparato vegetativo sotterraneo del fungo, si sviluppa in direzione radiale, spostandosi verso l’esterno ad ogni nuova fruttificazione. Durante il processo di accrescimento la parte interna del micelio muore e si decompone, mentre quella esterna prolifica dando vita a nuovi Sporofori, ovvero i frutti del fungo che possiamo osservare nei prati e che assieme assumono la caratteristica forma circolare o semicircolare. In base al tipo di  specie il cerchio può avere un accrescimento dai 5 ai 40 cm all’anno fino a raggiungere un diametro di circa 10 metri e vivere anche per centinaia d’ anni, come testimoniato da alcuni casi emblematici presenti nel Regno Unito e in Francia.

Un’altra caratteristica particolare che è presente in alcune specie come il Leucopaxillus giganteus, è che il micelio durante il suo accrescimento consuma gran parte delle sostanze nutritive presenti nel terreno (in particolare l’Azoto), creando nella parte centrale del cerchio una zona necrotica con erba rinsecchita o addirittura assente. Al contrario in altre specie come  la Calvatia cyathiformis il micelio rilascia particolari ormoni detti Gibberelline che agiscono nella zona di fruttificazione come fertilizzanti , creando  caratteristiche zone circolari di erba molto folta e scura.

Queste caratteristiche molto particolari ci ricordano ancora una volta l’innumerevole quantità e diversità di adattamenti che le varie specie viventi adottano per sopravvivere, alle volte talmente particolari da sembrare addirittura magici.