Il Picchio nero, il più grande fra tutti i picchi

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Picchio Nero (foto Alessandro Forti)
Picchio Nero (foto Alessandro Forti)

Il becco a forma di punteruolo permette al picchio nero di sferrare potenti colpi per scavare buchi nei tronchi degli alberi

Il picchio nero (Dryocopus martius) è il più grande dei picchi presenti sulle Alpi per dimensioni ed apertura alare, se presente non passa inosservato. Appartiene alla Famiglia dei Picidae.

Il becco a forma di punteruolo gli permette di sferrare potenti colpi per scavare buchi nei tronchi degli alberi sia per nutrirsi, sia per scavare il nido. A tale scopo, non solo il becco è specializzato a questo ruolo, ma anche la scatola cranica è adattata per ammortizzare l’urto. La lingua è lunga per catturare insetti xilofagi (cioè che si nutrono di legno e vivono al suo interno) nei cunicoli più profondi delle piante.

Alla fine dell’inverno iniziano i corteggiamenti: ad aprile le coppie formate possono restare unite anche per tutta la vita. In questo periodo, utilizzano il tambureggiamento sui tronchi unito al canto, ben riconoscibile, come manifestazione territoriale. Nidifica in foreste mature di conifere, nelle faggete o in boschi misti, basta che siano presenti grosse piante, sulle quali entrambi i componenti della coppia scavano il nido.

Femmina di Picchio nero fotografata nel Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino. Il sesso è riconoscibile per la piccola cresta rossa estesa solo nella parte posteriore del capo (foto Alessandro Forti)
Femmina di picchio nero fotografata nel Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino. Il sesso è riconoscibile per la piccola cresta rossa estesa solo nella parte posteriore del capo (foto Alessandro Forti)

Il picchio nero è molto importante per l’intera biocenosi (cioè un gruppo di organismi che interagiscono tra loro e che vivono nella stessa area), in quanto le cavità nido abbandonate, nel tempo vengono utilizzate da tante altre specie, alcune anche di importanza conservazionistica come la civetta capogrosso (Aegolius funereus). Una volta scavate le cavità possono così essere utilizzate per più anni.

Femmina di Picchio nero fotografata nel Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino. Il sesso è riconoscibile per la piccola cresta rossa estesa solo nella parte posteriore del capo (foto Alessandro Forti)
La femmina di picchio nero. Difficile vederlo a terra, il picchio nero è solito andare anche alla base dei tronchi per scavare e cercare nutrimento; in questo caso il picide stava ispezionando un vecchio ceppo marcescente al fine di trovare qualche larva xilofagha (foto Alessandro Forti).

Una minaccia alla specie è rappresentata, ad esempio, dalla distruzione dell’habitat o dall’eliminazione (anche accidentale) delle singole piante sulle quali sono presenti cavità nido. Così il risultato dell’eliminazione anche di una sola pianta causa un danno rilevante che si protrae nel tempo per varie specie.

Mantenere ambienti idonei alla specie risulta fondamentale per favorirne la conservazione.

 

il Picchio nero durante il tambureggiamento, è capace di sferrare fino a 20 colpi al secondo, arrivando anche ad un totale di circa 10.000 colpi al giorno (foto Alessandro Forti).
il picchio nero durante il tambureggiamento, è capace di sferrare fino a 20 colpi al secondo, arrivando anche ad un totale di circa 10.000 colpi al giorno (foto Alessandro Forti).