In Europa scomparse il 90% delle zone umide

Allarme del WWF per le zone umide del Pianeta: in Italia perse il 66% di queste aree fondamentali per la vita

In Europa, nell’ultimo secolo, sono scomparse il 90% delle zone umide. Un danno grave per il nostro ambiente, perché queste aree ci difendono da alluvioni e inondazioni, assorbono gas serra e sono i più ricchi in assoluto di biodiversità. A renderlo noto è WWF Italia, in occasione della “Giornata mondiale delle zone umide” che si celebra oggi 2 febbraio.

 

Le zone umide (ambienti di transizione con funzioni “tampone” tra terra e mare, come le lagune; tra terra e fiumi, per esempio le paludi perifluviali; o tra terra e ghiacciai, le torbiere alpine) sono gli ecosistemi più a rischio del pianeta. A richiamare l’attenzione su questo grave problema per l’ambiente è il WWF Italia in occasione della “Giornata mondiale delle zone umide” che si celebra oggi 2 febbraio.

“Eppure – spiega il WWF – queste aree ci difendono da alluvioni e inondazioni, assorbono gas serra e sono i più ricchi in assoluto di biodiversità”. Sono quindi essenziali per la vita sulla Terra, tuttavia, evidenzia il WWF –  il 90% di questi ambienti sono scomparsi nell’ultimo secolo nella sola Europa. Secondo la Commissione europea, fra il 1950 e il 1985 si sono registrate le perdite maggiori: in Francia (67%), Italia (66%), Grecia (63%), Germania (57%) e Olanda (55%).  Dei circa 3 milioni di ettari originari, all’inizio del ventesimo secolo ne restavano meno della metà, 1.300.000 ettari”.

La mappatura del WWF delle zone umide in Italia

Il WWF ha mappato la situazione delle zone umide in Italia grazie a un’azione di citizen science che ha raccolto quasi 2.000 segnalazioni, rendendo noti i risultati della campagna “One million ponds” (consultabile al https://www.wwf.it/one_million_ponds.cfm) Nella nostra penisola, secondo la rilevazione del WWF, sono almeno 200 piccole zone umide a rischio per il loro cattivo stato ecologico su cui bisogna intervenire subito con azioni di tutela e riqualificazione, oltre 850 quelle in buono stato, che possono essere valorizzate”.

Il censimento svolto dall’associazione ha consentito di raccogliere ben 1.957 segnalazioni on line e da comitati locali su questi ambienti naturali di transizione – dove terra e acqua si incontrano – tra i più a rischio del pianeta, che sono straordinari bacini di vita per l’avifauna e per specie endemiche di anfibi, pesci, piante e insetti come rane, salamandre, libellule e ninfee e fondamentali serbatoi di CO2.Zone umide a rischio.

(Nella foto in alto folaghe e fenicotteri nella laguna di Orbetello (foto Fabio Cianchi, WWF Italia)

 

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