In Italia emergenza smog nelle città

Legambiente: 35 capoluoghi di provincia hanno superato i limiti di legge per la concentrazione giornaliera di polveri sottili (Pm10)

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Allarme smog nelle città (foto NiIoJBrsg - Cw-unsplash)
Allarme smog nelle città (foto NiIoJBrsg - Cw-unsplash)

Nelle città italiane lo smog resta sempre un’emergenza. A confermarlo il Report Mal’aria di città 2021 di Legambiente.

L’emergenza smog in Italia non si arresta e si cronicizza sempre di più: su 96 capoluoghi di provincia analizzati ben 35 sono andati oltre i limiti stabiliti dalla legge per la concentrazione giornaliera di polveri sottili (Pm10)”.

I dati del report sullo smog nelle città

Torino ha registrato 98 giorni di sforamenti, seguita da Venezia con 88. Padova 84, Rovigo 83.

80 le città che hanno superano gli ottanta sforamenti. Milano2 79, Avellino e Cremona 78, Frosinone 77, Modena e Vicenza 75 giorni.

“Se i giorni di superamento del Pm10 sono un campanello d’allarme dello smog – evidenzia il report – le medie annuali rappresentano la cronicità dell’inquinamento. Ma sono anche il parametro di riferimento per la tutela della salute, come indicato dalle linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità che stabilisce in 20 microgrammi per metro cubo la media annuale per il Pm10 da non superare“.

In questo senso sono 60 le città italiane (il 62% del campione analizzato) che hanno fatto registrare una media annuale superiore a quanto indicato dall’Oms. Sempre in testa Torino con 35 microgrammi/mc come media annuale di tutte le centraline urbane del capoluogo. Seguono Milano, Padova e Rovigo (34μg/mc), Venezia e Treviso (33 μg/mc), Cremona, Lodi, Vicenza, Modena e Verona (32 μg/mc). Oltre alle città del nord, però, hanno superato il limite suggerito dall’Oms anche città del sud. Tra queste ultime Avellino (31μg/mc), Frosinone (30 μg/mc), Terni (29 μg/mc), Napoli (28 μg/mc), Roma (26 μg/mc), Genova e Ancona (24 μg/ mc), Bari (23 μg/mc), Catania (23 μg/mc).

Nei prossimi mesi l’OMS pubblicherà le nuove linee guida che suggeriranno valori ancora più stringenti di quelli attuali.

“A seguito degli approfondimenti scientifici internazionali avvenuti negli ultimi anni – aggiunge Legambiente – la Commissione europea, che sta ragionando sulla revisione della direttiva sulla qualità dell’aria, è intenzionata a fare convergere i limiti normativi con quelli dell’Oms. Su questo aspetto Legambiente da anni chiede questo tipo di convergenza dei limiti di legge con le raccomandazioni dell’Oms che, è bene ricordarlo, si riferiscono alla sola tutela della salute delle persone”.

La strada indicata da Legambiente

“L’inquinamento atmosferico è un problema complesso che dipende da molteplici fattori come il traffico, il riscaldamento domestico, l’agricoltura e l’industria in primis. Una questione che non può essere affrontata in maniera estemporanea ed emergenziale, come fatto fino ad oggi dal nostro Paese”. Per ridurre l’inquinamento atmosferico sono necessari una chiara visione di obiettivi da raggiungere, tempistiche ben definite e interventi necessari, a partire dalla mobilità sostenibile.