Inquinamento atmosferico in Europa: migliora la situazione ma ancora troppi decessi

238
Inquinamento atmosferico (foto Devon Mackay unsplash)
Smog nelle città (foto Devon Mackay unsplash)

Dal rapporto 2020 sulla qualità dell’aria in Europa (Air quality in Europe — 2020 report) redatto dall’Agenzia europea dell’ambiente (Aea) emergono una notizia buona e una cattiva: la prima (quella buona) è che il miglioramento in Europa della qualità dell’aria nell’ultimo decennio ha portato a una riduzione dei decessi (nel 2018 i decessi prematuri provocati dall’inquinamento da particolato fine sono stati circa 60.000 in meno rispetto al 2009); la notizia cattiva è che in Europa il numero dei morti per l’inquinamento atmosferico rimane, tuttavia, e purtroppo, ancora molto alto.

Secondo il rapporto dell’Aea nel 2018 l’esposizione al particolato fine ha causato circa 417.000 decessi prematuri in 41 Paesi europei. Circa 379.000 di questi decessi si sono verificati nei Paesi nell’Unione europea; 54.000 morti sono da ricondurre al biossido di azoto (NO2) un gas tossico più denso dell’aria che tende a rimanere a livello del suolo, originato prevalentemente dal traffico veicolare, dagli impianti di riscaldamento, da combustioni industriali (nelle abitazioni, come ricorda uno studio del Ministero della salute, questo gas è prodotto soprattutto da radiatori a cherosene, da stufe e radiatori a gas privi di scarico e dal fumo di tabacco); 19.000 decessi sono da attribuire, invece, all’ozono troposferico (O3) un altro gas altamente tossico che in natura si trova a livello della stratosfera (circa dai 12 ai 50 km di altezza) svolgendo una funzione importante per la vita sulla Terra perché crea un vero e proprio velo protettivo dalle radiazioni UV generate dal sole. Tuttavia quando si forma nella prima fascia dell’atmosfera (la troposfera, dal suolo fino a circa 12 km di altezza) diventa uno dei pericoli “numero uno” per la nostra vita. Anche in questo caso il maggiore responsabile del processo che porta alla sua formazione negli strati più bassi dell’atmosfera è soprattutto l’uomo, con le sue attività di combustione civile e industriale e di produzione di sostanze chimiche volatili (per esempio solventi o carburanti).

Nel 2018 Bulgaria, Cechia, Croazia, Italia, Polonia e Romania hanno superato il valore limite dell’Unione europea per il particolato fine (PM2,5). Solo quattro paesi europei, vale a dire Estonia, Finlandia, Irlanda e Islanda, sono stati più virtuosi, presentando concentrazioni di particolato fine inferiori ai valori guida più restrittivi dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

Da questo punto di vista, il rapporto dell’Aea evidenzia “che permane un divario tra i limiti legali per la qualità dell’aria dell’Ue e gli orientamenti dell’Oms, una questione che la Commissione europea intende affrontare con una revisione delle norme dell’Ue nell’ambito del piano d’azione per l’inquinamento zero”.

«Con il Green Deal europeo ci siamo posti l’ambizioso obiettivo di ridurre (entro il 2050 ndr) a zero tutti i tipi di inquinamento. Se vogliamo riuscirci e tutelare sotto tutti gli aspetti la salute delle persone e l’ambiente – ha dichiarato al riguardo il commissario Ue per l’ambiente, oceani e pesca, Virginijus Sinkevičius – è necessario ridurre ulteriormente l’inquinamento atmosferico e conformare le nostre norme di qualità dell’aria alle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità. Esamineremo questo aspetto nel nostro prossimo piano d’azione».