Ispra: forme di cultura negli animali

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Ispra: forme di culture negli animali. In questa immagine un lupo
Ispra: forme di culture negli animali. In questa immagine un lupo

Studio Ispra su “Science”: in molte specie animali l’apprendimento sociale genera vere e proprie forme di cultura

È questo il nodo intorno a cui si sviluppa lo studio nato su iniziativa di Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale che ha recentemente presentato alla Camera dei Deputati l’edizione 2018 dell’Annuario dei dati ambientali.

Pubblicato sulla rivista «Science» a cura di un gruppo di scienziati di cui fanno parte anche gli italiani Fernando Spina (ISPRA), Giuseppe Notarbartolo di Sciara (Istituto di Ricerca Tethys) e Paolo Ciucci (Università La Sapienza di Roma), lo studio afferma che in molte specie animali l’apprendimento sociale genera vere e proprie forme di cultura: le “nonne” orche insegnano ai nuovi nati le informazioni per cacciare, i capodogli vivono in clan che si distinguono in base ai diversi tipi di vocalizzazione, gli scimpanzé (ma solo in alcuni gruppi) aprono le noci con le pietre, replicando un’usanza tramandata di generazione in generazione.

Comprendere questi comportamenti in maniera più specifica e accurata può rivelare aspetti essenziali per la conservazione delle specie: gli espedienti e le tattiche messe in atto per sopravvivere sono appresi attraverso l’osservazione e la ripetizione per imitazione intergenerazionale. Si sviluppano così i linguaggi intraspecifici, si trasmettono informazioni essenziali per la propria vita e il proprio sviluppo, si percorre rapidamente la strada dell’autonomia. 

E non è una scoperta che riguarda solo i mammiferi: la trasmissione di conoscenze sulle rotte migratorie nelle Gru canadesi, ad esempio, fornisce informazioni vitali e, diversamente dall’ereditarietà genetica, le conoscenze trasmesse per via sociale possono essere tramandate inalterate di generazione in generazione e risultare di estrema utilità pratica. 

In quanto tali, queste forme di cultura possono essere quindi di estremo valore per le specie animali, facilitandole nei processi di adattamento e sopravvivenza in ambienti potenzialmente mutevoli: considerare le forme di conoscenza sociale, che rappresentano vere e proprie espressioni di cultura animale, all’interno di un discorso sulla conservazione diventa dunque un aspetto fondamentale e imprescindibile per la pianificazione di interventi concreti e mirati di tutela, nonché per lo sviluppo di politiche adeguate.

Sono risultati preziosi che invitano a proseguire, contemporaneamente alla tutela degli habitat, nel ripensamento della caratterizzazione delle specie, non più e non solo basandosi sulla diversità genetica o sull’isolamento geografico, ma anche sul profilo culturale.

(nell’immagine in alto una poiana – foto Jacopo Rigotti)