La Carovana che valuta lo stato di salute dei ghiacciai

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Ghiacciaio dei Forni
Ghiacciaio dei Forni

A causa del riscaldamento globale i ghiacciai alpini si stanno riducendo. Più di 200 sono già scomparsi lasciando il posto a lunghe lingue di rocce e detriti. Per questo dal 17 agosto al 4 settembre Legambiente, in collaborazione con il Comitato Glaciologico Italiano, ha organizzato un tour lungo tutto l’arco alpino per valutare la salute dei ghiacciai minacciata dal cambiamento climatico, nella speranza di orientare i decisori politici verso scelte più lungimiranti e noi cittadini verso stili di vita più sobri. (Alessandro Graziadei)

A causa del riscaldamento globale i ghiacciai alpini si stanno riducendo. Il confronto tra la realtà odierna e le vecchie fotografie dei ghiacciai non lascia dubbi sulla fase di riduzione che stanno attraversando. Più di 200 sono quelli già scomparsi lasciando il posto a lunghe lingue di rocce e detriti. Un fenomeno che non comporta solo la perdita di paesaggi affascinanti e di una ricca biodiversità, ma compromette importanti riserve di acqua dolce e aumenta l’instabilità idro-geologica montana, con pesanti rischi per le infrastrutture non solo in alta quota. Una minaccia su più “fronti” che ha spinto Legambiente, in collaborazione con il Comitato Glaciologico Italiano, ad avviare dal 17 agosto al 4 settembre la prima edizione della Carovana dei ghiacciai, un tour lungo tutto l’arco alpino per valutare la salute dei ghiacciai minacciati dal cambiamento climatico. In ogni tappa è stato organizzato un fitto programma di appuntamenti con escursioni e momenti culturali per riflettere insieme su un altro futuro possibile per le nostre montagne e il nostro pianeta, perché per la ong del cigno verde “Monitorare e conoscere quanto sta accadendo ai ghiacciai è importante per aumentare la consapevolezza sui drammatici rischi a cui i nostri territori sono esposti a causa dei mutamenti climatici. Lo scopo della Carovana dei ghiacciai è orientare i decisori politici verso scelte lungimiranti e le persone verso stili di vita più sobri”. 

Ghiacciaio della Sforzellina (foto La Carovana dei ghiacciai)
Ghiacciaio della Sforzellina (foto La Carovana dei ghiacciai)

Com’era prevedibile i primi risultati di questo tour scientifico non fanno ben sperare. La prima tappa del tour si è svolta in Valle d’Aosta sul Ghiacciaio del Miage, che dagli anni Novanta ad oggi è sprofondato di circa trenta metri nel suo settore frontale. Quasi un metro l’anno. “La falesia di ghiaccio che un tempo incombeva sul Lago del Miage è arretrata di 10 metri circa e la conca del lago, ora vuota, si è spostata verso valle. Rispetto all’inizio del secolo scorso, la copertura detritica del Ghiacciaio Miage ne ha cambiato le caratteristiche della superficie, facendolo classificare da bianco a nero e l’instabilità delle morene laterali data dalla mancanza di sostegno della massa glaciale ha causato l’abbassamento della copertura di oltre sei metri e l’apertura di una grossa trincea nella morena”.

Non è andata meglio tra la Valle d’Aosta e il Piemonte sui ghiacciai Indren, Bors, Locce, Piode e Sesia-Vigne sul Monte Rosa. “Il panorama che si offre in particolare nell’area dei ghiacciai Indren e Bors è irriconoscibile rispetto ad alcune decine di anni fa. Al posto del mare di ghiaccio ora c’è un deserto di sassi e rocce, più simile ad un paesaggio marziano” ha spiegato Vanda Bonardo, Responsabile Alpi Legambiente. 

Per Marco Giardino, la tappa del Monte Rosa ha dimostrato come “il regresso delle fronti negli ultimi anni è sempre più rapido. […] Il proliferare di crepacci variamente orientati e di sempre più ampie finestre rocciose dimostra l’insufficiente accumulo di neve per garantire la funzionalità del ghiacciaio”.

Per Legambiente nella tappa lombarda del 26 agosto “Il ghiacciaio dei Forni e della Sforzellina ci rammentano quanto abbiamo già osservato nel settore occidentale delle Alpi: una tendenza alla riduzione della massa glaciale in linea con la situazione del settore meridionale delle Alpi”. Una perdita di spessore di circa un metro l’anno e un ingente ritiro di 500 metri tra il 1925 e il 2020 caratterizzano il ghiacciaio dello Sforzellina, mentre il ghiacciaio dei Forni, il secondo più grande in Italia per superficie, riporta un regresso frontale di 2 km negli ultimi 150 anni, passando dai 13,2 km quadrati di superficie del 1981 agli 11 attuali.

Monte Rosa (Foto la Caravona dei ghiacciai)
Monte Rosa (Foto la Caravona dei ghiacciai)

In questi giorni la Carovana dei ghiacciai ha toccato il ghiacciaio della Marmolada tra Veneto e Trentino Alto Adige e quello della Fradusta in Trentino per concludere il suo tour su quello del Montasio in Friuli Venezia Giulia.

Cosa dobbiamo aspettarci dai ghiacci trentini lo abbiamo chiesto a Christian Casarotto, glaciologo e divulgatore scientifico del Muse: “Sui ghiacciai dell’Adamello, del Cevedale e della Marmolada la situazione a metà agosto mostra ancora una superficie nevosa non intaccata dalla fusione estiva”. Una buona notizia, ma è ancora troppo presto per un bilancio completo, visto che “ci sono ancora due mesi di tempo per registrare delle possibili nuove fusioni” e in ogni caso per Casarotto, anche in Trentino “l’attuale buono stato dei ghiacci in superficie non rispecchia la decennale tendenza alla riduzione del loro spessore a tutte le quote, visto che ormai la quantità di neve che cade e che si accumula nell’arco di un anno, non supera mai la quantità di quella che viene persa per fusione o sublimazione”.

La recente comparsa digrandi calderoni con crepacci circolari concentrici sul versante trentino del ghiacciaio dell’Adamello sono tra gli esempi più eclatanti della costante perdita di massa ghiacciata anche sulle nostre montagne.