La scoperta: le vespe che sanno riconosce le singole facce

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Vespa della carta (foto archivio PNAS)
Vespa della carta (foto archivio PNAS)

Molti vertebrati sono in grado di riconoscere le singole facce dei loro simili, almeno in alcune circostanze, ma tra gli insetti il ​​riconoscimento facciale è raro. Non per le vespe della carta. (Alessandro Graziadei)

Per il drammaturgo romano Publilio Siro “Un bel viso è una tacita raccomandazione”. Una riflessione condivisa tra esseri umani, ma marginale nel regno animale, dove l’evoluzione cognitiva ha permesso, solo in limitate circostanze, ad alcuni vertebrati di riconoscere le singole facce dei loro simili. Fino ad oggi tra gli insetti il ​​riconoscimento facciale sembrava abbastanza raro. Sembrava appunto. Nel caso della vespa della carta (Polistes fuscatus), dove in un solo nido di vespe possono esserci cinque o più regine, non sempre la comunicazione è facile. Per questo la vespa della carta ha sviluppato il riconoscimento facciale, un tratto che aiuta le regine a “negoziare tra loro”. È quanto sostiene un team di neurobiologi e biologi delle Università di Cornell, Duke, Grand Valley State e Miami che nello studio “Evolutionary dynamics of recent selection on cognitive abilities”, pubblicato lo scorso 24 gennaio su Proceedings of the National Academy of Sciences(PNAS), ha sequenziato e analizzato i genomi che consentono alla Polistes fuscatus di riconoscere individualmente e visivamente i suoi simili.

Per uno degli autori della ricerca, Michael Sheehan del Department of neurobiology and behavior della Cornell University, che ha cercato di capire come si è evoluta questa capacità, la crescente intelligenza di questo tipo di vespe sta fornendo loro un vantaggio evolutivo importante. A quanto pare “le pressioni selettive più intense nella storia recente di queste vespe non hanno avuto a che fare con il clima, la predazione di cibo o i parassiti, ma hanno riguardato il miglioramento delle strategie identificative. Si tratta di qualcosa di piuttosto profondo e complesso”.  Le regine della Polistes fuscatus formano una gerarchia, con la regina dominante che produce la maggior parte della prole e le regine subalterne che possono rimanere e deporre solo alcune uova o partire per costruire nuovi nidi. Ma i nidi più piccoli hanno maggiori probabilità di essere predati. “Se sei una regina subordinata stai rinunciando a molte possibilità di deporre le uova, ma hai anche dei vantaggi che nascono dalla forza del gruppo […]. È in queste società, in cui più regine interagiscono tra loro, che il riconoscimento facciale diventa particolarmente utile alla sopravvivenza della specie”.

Di fatto nella loro battaglia per il dominio, le regine combattono l’una con l’altra. Riconoscendo i volti le regine possono tenere traccia delle rivali già battute o sconfitte, il che riduce l’aggressività nel nido e aumenta il suo benessere. Questa capacità ha lasciato nella specie prove di molteplici mutazioni genetiche recenti associate a geni coinvolti nell’apprendimento, nella memoria, nello sviluppo del cervello e nell’elaborazione visiva, tanto che per gli studiosi “la selezione naturale sulla cognizione è stata la più forte pressione selettiva nella storia recente di questa vespa”. Anche se il team di scienziati si è concentrato solo sulla vespa della carta, la scoperta contribuisce a spiegarci come si è evoluta in generale l’intelligenza, che per Sheehan non è necessariamente incrementale: “Mentre si sviluppa, un individuo è soggetto a mutazioni che possono causare grandi cambiamenti. Questo suggerisce la possibilità che un mutamento delle capacità cognitive, come è successo attraverso il linguaggio nell’uomo, potrebbe risultare importante anche in altre specie animali”.