La scoperta: relazione tra cambiamenti climatici e bassa diversità genetica delle marmotte

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La marmotta curiosa (foto Fabrizio Bottamedi)
La marmotta curiosa (foto Fabrizio Bottamedi)

Uno studio ha scoperto che nelle marmotte alpine il tasso di evoluzione del genoma è eccezionalmente basso, come nelle specie a rischio estinzione. Eppure…

Lo studio “Ice-Age Climate Adaptations Trap the Alpine Marmot in a State of Low Genetic Diversity”, pubblicato il 20 maggio su Current Biology da un team internazionale di ricercatori guidato dalla Charité – Universitätsmedizin Berlin e dal Francis Crick Institute, ha scoperto che nelle marmotte alpine il tasso di evoluzione del genoma è eccezionalmente basso.

“Siamo rimasti molto sorpresi da questo risultato” ha dichiarato Markus Ralser, direttore dell’Instituts für Biochemie di Charité perché “la bassa diversità genetica si trova principalmente nelle specie a rischio di estinzione come, per esempio, il gorilla di montagna. I numeri di popolazione per la marmotta alpina, tuttavia, sono di centinaia di migliaia, motivo per cui la specie non è considerata a rischio”. A quanto pare la marmotta alpina ha perso la sua diversità genetica a causa di molteplici adattamenti climatici durante l’ultima era glaciale quando “l’adattamento della marmotta alle temperature più fredde della steppa del Pleistocene ha comportato un tempo di riproduzione più lungo e una diminuzione del tasso di mutazioni genetiche”.

La marmotta (foto Andrea Mustoni)
La marmotta (foto Andrea Mustoni)

Da allora le marmotte hanno popolato quasi indisturbate le praterie d’alta quota delle Alpi, dove le temperature sono simili a quelle dell’habitat della steppa del Pleistocene. Per Ralser si tratta dell’ennesima prova che “I cambiamenti climatici possono avere effetti a lungo termine sulla diversità genetica di una specieQuesto non era stato dimostrato in precedenza in modo così chiaro”. Di fatto quando una specie mostra pochissime diversità genetiche ciò può essere dovuto a eventi climatici verificatisi molte migliaia di anni fa e per i ricercatori “è straordinario che la marmotta alpina sia riuscita a sopravvivere per migliaia di anni nonostante la sua bassa diversità genetica”. Una mancanza di variazione genetica, infatti, può significare una ridotta capacità di adattamento ai cambiamenti, rendendo le specie colpite più suscettibili sia alle malattie, sia alle condizioni ambientali, a cominciare dal clima.

Ma lo studio non offre solo l’occasione di riflettere sugli effetti non sempre immediatamente visibili del cambiamento climatico sulle specie animali, ma anche di porci dei seri interrogativi sul futuro della conservazione animale nell’ecosistema alpino grazie agli “avvertimenti” che arrivano dalla genetica. Nel XIX secolo, per esempio, la colomba migratrice era una delle specie più abbondanti di uccelli terrestri nell’emisfero settentrionale, ma complice la sua bassa diversità genetica fu completamente spazzata via nel giro di pochi anni. Per questo secondo Ralser “Un passo importante sarebbe studiare più da vicino altri animali che, come la marmotta alpina, sono riusciti a sopravvivere all’era glaciale. Questi animali potrebbero essere intrappolati in uno stato simile di bassa diversità genetica e per questo andrebbero tutelati”. Insomma, se attualmente le stime relative al rischio di estinzione di una particolare specie sono basate principalmente sul numero di animali in grado di riprodursi, è forse ora di riconsiderare l’importanza di questo parametro e non legare la tutela della fauna alpina solo ad un unico criterio. Il rischio è quello di non sapere prevedere le future e possibili perdite di biodiversità animale, compreso quell’inconfondibile fischio che accompagna molte delle nostre camminate in montagna.