La straordinaria storia dei Mammut

234
Mammut (foto wiki-commons)
Mammut (foto wiki-commons)

Africa, 4 milioni e mezzo di anni fa, nel cuore del Pliocene nascevano i progenitori del più grande pachiderma di tutti i tempi, il Mammut. I reperti fossili rinvenuti nell’area dell’attuale Maghreb e del Sudafrica, fanno ipotizzare che la storia abbia avuto inizio proprio da questi luoghi. Qui, infatti, vissero il Mammut Africano e il Mammut Sudafricano, antenati dei più noti Mammut dell’era glaciale e probabili basi della loro storia evolutiva. 

Come accaduto per molte altre specie, nel corso del tempo alcuni esemplari abbandonarono il continente africano per migrare verso le sconfinate terre dell’Eurasia e del Nord America, al tempo collegate dai ghiacci che padroneggiavano lo stretto di Bering. Questo processo diede origine col tempo a una nuova specie il Mammut Meridionale che, secondo i reperti fossili visse, in quell’area fino a circa 700 000 anni fa, quando fu soggetto a una forte pressione di probabile origine climatica.

Le fertili pianure di Europa, Asia e Nord America si trasformarono in fredde steppe decisamente meno fertili che portarono progressivamente il Mammut Meridionale alla completa estinzione, sostituito prima dal Mammut delle Steppe che prosperò fino a circa 370.000 anni fa e poi dal più noto Mammut Lanoso, mammifero eccezionalmente adatto a primeggiare nel rigido clima glaciale. 

Il Woolly Mammut Discovery Park of America (foto wiki-commons)
Il Woolly Mammut Discovery Park of America (foto wiki-commons)

Il lungo pelo del Mammut Lanoso

Lo spesso strato di grasso cutaneo, abbinato al lungo pelo che poteva raggiungere anche i 50 centimetri, garantivano al Mammut Lanoso di sopportare le rigide temperature del clima glaciale, mentre la forte dentatura era adatta per cibarsi delle coriacee erbe della tundra, che questi animali scovavano utilizzando le lunghe zanne per spostare la neve dal terreno.

Questa spiccata specializzazione permise al Mammut Lanoso di primeggiare durante tutto il periodo glaciale, raggiungendo una considerevole popolazione distribuita più o meno uniformemente su tutta l’Eurasia e il Nord America. Circostanza, questa, testimoniata non solo dai numerosi reperti fossili che riemergono dallo scioglimento del permafrost, ma anche grazie dalle varie pitture rupestri presenti in svariate grotte Francesi e Spagnole, come la famosa grotta di Rouffignac nella Dordogna francese che custodisce oltre 100 disegni risalenti alla fine della glaciazione di Würm.  Queste raffigurazioni artistiche eseguite dagli uomini del tardo Paleolitico, permisero agli studiosi di ricostruire alcuni aspetti fisici dei Mammut che dai soli resti fossili non erano deducibili come, per esempio, la prorompente gobba dorsale di probabile composizione lipidica adibita a riserva energetica per i periodi più duri dell’anno.

La specie Imperiale, la più grande mai esistita

Nello stesso periodo oltre al Mammut Lanoso vissero in Nord America ben altre due specie, il Mammut Colombiano e il Mammut Imperiale. Quest’ultimo il cui areale si estendeva dal Canada fino ai confini con il Messico fu probabilmente la specie di mammut più grande mai esistita, con un’altezza al garrese di quasi 5 metri. Rispetto al cugino Lanoso quello Imperiale possedeva delle zanne con una curvatura leggermente più pronunciata e il corpo era ricoperto da una peluria meno lunga e folta a causa probabilmente del clima leggermente più mite che in quel periodo lambiva il territorio Nord Americano.

Ma a prescindere dalle leggere differenze, la forte specializzazione al clima glaciale dei Mammut, che li portò a primeggiare e a dominare l’emisfero Boreale del Pleistocene fu al contempo anche la loro condanna a morte. L’uscita della pianeta Terra dall’ultimo periodo glaciale con conseguente aumento delle temperature e ritiro dei ghiacciai costrinse i Mammut a spingersi sempre più a Nord rincorrendo le condizioni adatte per le loro sopravvivenza.

Verso l’estinzione

La rincorsa era però destinata a terminare e la maggior parte dei Mammut si estinse alla fine del Pleistocene circa 11.000 anni fa. Questo era almeno quanto si credeva fino a pochi anni fa quando nell’isola Russa di Wrangeler furono ritrovati i resti di alcuni Mammut Nani risalenti al 1700 a.C.

Gli studi genetici non li collocherebbero come una specie a se stante, ma bensì come una variazione geografica del Mammut Lanoso. Probabilmente durante la ritirata verso Nord una risicata popolazione di Mammut Lanosi si spinse fino a quella regione che al tempo era collegata alla Russia continentale tramite un fazzoletto di terra. Il conseguente aumento del livello del mare causato dallo scioglimento dei ghiacci intrappolò i Mammut in queste terre, casualità che gli permise però di sopravvivere circa 7000 anni in più rispetto agli esemplari continentali.

La remota collocazione dell’isola situata nell’Oceano Artico, fra il mare dei Ciukci e quello della Siberia orientale, fu sicuramente una barriera naturale che gli protesse dalle minacce antropiche dei popoli siberiani, ma al contempo fu anche la primaria ragione della loro estinzione. Gli inevitabili accoppiamenti fra consanguinei indebolirono drasticamente il loro patrimonio genetico, diminuendone la taglia e la resistenza, il che abbinato con il naturale mutamento climatico furono le forzanti che portarono anche gli ultimi discendenti del Mammut Lanoso a scomparire da questo pianeta.

Il genere Mammathus fu così estinto per sempre. Alcuni scienziati cercarono invano, alla fine degli anni ‘90 del secolo scorso, di clonarne un esemplare partendo dalle cellule estratte dai resti ritrovati nel permafrost siberiano. Il tentativo però fallì, il materiale estratto risultava troppo danneggiato e il DNA era incompleto, ma in ogni caso la clonazione richiedeva l’utilizzo di un ovocita di un Elefante Indiano, la specie vivente più simile ai Mammut, che avrebbe comunque generato un esemplare ibrido che non avrebbe riportato in vita una specie che la Natura ha deciso avere ormai fatto il suo tempo.