L’appello degli scienziati: “Stop a traffico e consumo di fauna selvatica per evitare altre pandemie”

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Un pangolino (foto ANSA)
Un pangolino. Questo animale si ritiene abbia avuto un ruolo nella trasmissione all'uomo del virus COVID-19 (foto ANSA)

Più di 100 scienziati ed esperti della conservazione di 25 Paesi hanno sottoscritto un appello rivolto ai governi di tutto il mondo per fermare il traffico illegale e il commercio di animali selvatici ad alto rischio, vivi o morti, in modo da ridurre la possibilità che si verifichino in futuro altre pandemie.

L’appello – disponibile sul sito www.PreventPandemics.org – ricorda l’origine zoonotica del virus COVID-19 (essendo stato trasferito all’uomo da animali selvatici) e quindi evidenzia la necessità d’intervenire sul traffico e il commercio di animali selvatici ad alto rischio, in particolare alcune specie di mammiferi e uccelli che presentano maggiori probabilità di ospitare agenti patogeni trasmissibili all’uomo. In diverse aree del mondo densamente popolate questi animali sono spesso stoccati in magazzini e venduti in mercati con condizioni igeniche sono molto basse, aumentando così il rischio della diffusione di possibili malattie.

Tra gli scienziati che hanno sottoscritto l’appello – così come spiega in una nota il WWF – figurano anche esperti che aderiscono al movimento internazionale One Health (secondo il quale la nostra salute è strettamente connessa a quella degli animali e dell’ambiente in cui viviamo) e che fanno parte di enti come lo stesso WWF, l’EcoHealth Alliance, l’Università della California-Davis, la Southeast Asia One Health University Alliance e la Cornell University; leader della National Wildlife Federation, della Wildlife Justice Commission. 

Le misure chieste dagli esperti

In particolare nell’appello gli esperti chiedono ai governi del mondo di adottare tre misure:

  • la chiusura dei mercati di fauna selvatica ad alto rischio, con particolare attenzione a quelli delle aree urbane ad alta densità di popolazione;
  • l’aumento urgente degli sforzi per combattere il traffico illegale di animali selvatici e fermare il commercio di specie ad alto rischio;
  • il rafforzamento degli sforzi per ridurre la domanda dei consumatori di prodotti di fauna selvatica ad alto rischio.

La posizione del WWF

In merito all’appello il Direttore generale del WWF International, Marco Lambertini ha dichiarato che “la recente pandemia da Coronavirus è l’ennesima manifestazione del nostro rapporto pericolosamente squilibrato con la natura. Guardando alle cause alla radice delle precedenti pandemie, che hanno avuto origine dagli animali, eravamo certi che prima o poi una nuova pandemia sarebbe emersa. Per prevenire future pandemie, il commercio e il consumo di animali selvatici ad alto rischio devono essere eliminati insieme alla deforestazione e al degrado ambientale che portano a un’interazione squilibrata tra l’uomo e la fauna  selvatica. Nel riprenderci dalla crisi, dobbiamo scegliere una transizione giusta e verde e andare verso un modello economico che valorizzi la natura come fondamento di una società sana e di un’economia fiorente: proteggere la natura e la sua incredibile biodiversità significa proteggere noi stessi”.

ISPRA: “Combattere il traffico e il consumo di animali selvatici”

Sulla necessità di combattere il traffico e il consumo di animali selvatici ad alto rischio si è espresso a suo tempo anche l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale).

L’Istituto ha chiarito che in base alle ricerche condotte, il precursore virale di SARS-CoV-2 sia riconducibile a una colonia di pipistrelli rinolofidi presente circa 1000 km a sud di Wuhan, popoloso centro della Cina nel cui mercato si sarebbe inizialmente propagata l’infezione. L’ipotesi iniziale è stata che la compresenza di pangolini e pipistrelli nelle condizioni igieniche più che precarie caratteristiche di mercati di questo tipo e la contaminazione di venditori e clienti con sangue e organi interni di animali detenuti in modo malsano o macellati in situ abbiano offerto al virus la possibilità di mutare ed effettuare il salto di specie.

“Successive ispezioni del mercato – ha spiegato in una nota l’ISPRA – non hanno tuttavia rivelato la presenza di pipistrelli in vendita, ma pare che il mercato fosse stato accuratamente ripulito ben prima dell’inizio dell’infezione. Sicuramente, se l’epidemia è partita da una colonia di pipistrelli posta un migliaio di km a sud del mercato, è del tutto improbabile che sia stata innescata dallo spostamento spontaneo dei pipistrelli per una distanza così considerevole fino a un mercato dove si vendeva fauna selvatica. L’ipotesi più probabile è che qualora l’origine dello spillover sia effettivamente riconducibile ai pipistrelli, essa sia piuttosto legata al consumo di questi mammiferi, tradizione ancora esistente in Cina, che per motivi igienico sanitari andrebbe assolutamente evitato. Nel medesimo mercato erano, però, sicuramente presenti pangolini illegalmente venduti, dai quali è molto probabile che sia avvenuto il salto di specie”.

“La pandemia in corso – ha evidenziato ancora l’ISPRA – sottolinea quindi come il traffico e il consumo di animali selvatici in Cina come in altre regioni del mondo, oltre a rappresentare una grave minaccia per la biodiversità, determinano rischi significativi di spillover zoonotici ed andrebbero pertanto urgentemente combattuti”.