Camoscio (foto Graziano March)

L’autunno del camoscio

Se in questo periodo d’autunno dovessimo avvistare un camoscio, quasi sicuramente ci apparirebbe, come si sul dire, “più in carne”.  In autunno il camoscio raggiunge, infatti, il suo massimo peso, per poi diminuire sensibilmente, arrivando al minimo, durante l’inverno, quando la disponibilità di cibo diminuisce.

Il peso di questo mammifero, appartenente alla famiglia dei Bovidi (come lo stambecco) è influenzato da una serie di fattori, tra cui il sesso (i maschi pesano più delle femmine) dall’ambiente in cui vivono, la struttura sociale di cui fanno parte, le possibili situazioni di stress e naturalmente dalla disponibilità di cibo.

Un camoscio con il mantello autunnale (foto Graziano March)
Un camoscio con il mantello autunnale (foto Graziano March)

Ma in autunno i camosci appaiono “più in carne” anche per via del mantello, più folto, morbido e scuro (di colore bruno-nerastro) rispetto a quello estivo (più corto e di colore grigio-beige al rossastro). La muta del mantello avviene due volte all’anno, una appunto in autunno e una in primavera.

Un’aspetto davvero interessante è il fatto che il mantello del camoscio è costituito da due tipi di pelo sovrapposti: quello superficiale, lungo (anche fino a 4 cm) e irsuto e quello sottostante, lanoso e più sottile, di colore quasi bianco. Il pelo superficiale in inverno è particolarmente folto e morbido e costituisce un vero e proprio isolante termico capace generare calore grazie alla colorazione scura in grado d’assorbire i raggi solari: sotto certi aspetti una sorta di pompa di calore naturale.

Con il mantello scuro risaltano maggiormente nel camoscio le macchie bianche della fronte, del sottogola e del sottocoda (foto Graziano March)
Con il mantello scuro risaltano maggiormente nel camoscio le macchie bianche della fronte, del sottogola e del sottocoda (foto Graziano March)

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