Le microplastiche conquistano anche i Pirenei

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Pirenei - Foto di Ester Miarons Clapés
Pirenei - Foto di Ester Miarons Clapés

Dalle Alpi Retiche ai Pirenei: le microplastiche conquistano le montagne

La scorsa settimana vi avevamo raccontato come una ricerca coordinata dall’Università degli Studi di Milano e di Milano-Bicocca avesse aggiunto per la prima volta alla lista dei “ritrovamenti” ad alta quota le microplastiche campionate sul Ghiacciaio dei Forni delle Alpi Retiche, all’interno del settore lombardo del Parco nazionale dello Stelvio.  Adesso lo studio Atmospheric transport and deposition of microplastics in a remote mountain catchment”, pubblicato il 15 aprile su Nature Goescience da un team di ricercatori  francesi e britannici che hanno  raccolto campioni di ghiaccio e terra in un’area montana dei Pirenei, ha scoperto che anche in questa zona apparentemente “incontaminata” si contano 365 depositi al giorno per metro quadro di microplastiche invisibili a occhio nudo.

Com’è possibile? Negli ultimi dieci anni questa zona montuosa al confine tra Spagna e Francia è stata oggetto di numerosi studi interdisciplinari, rivelando un habitat in gran parte integro. La stazione meteorologica che ha fornito i campioni misurati lungo un periodo di cinque mesi durante l’inverno appena trascorso si trova a più di 6 chilometri dal villaggio più vicino e a 120 chilometri da Tolosa, in una zona dove i Pirenei sono generalmente coperti di neve e il terreno è umido, tutte condizioni che avrebbero dovuto rendere più difficile l’innalzamento della polvere di plastica nell’aria. Per questo gli elevati depositi di microplastiche hanno stupito anche i ricercatori, secondo i quali la plastica può essere arrivata “in vetta” solo grazie al vento e alle correnti atmosferiche, inquinando anche quell’”aria sottile” che caratterizzare le montagne. 

Per il principale autore dello studio, Steve Allen del Laboratoire Ecologie Fonctionnelle et Environnement (EcoLab) di Tolosa e docente al Department of Civil and Environmental Engineering dell’Università di Strathclyde, “Non è ancora nota la portata della distanza che le microplastiche possono percorrere, ma la ricerca ha identificato frammenti che viaggiano attraverso l’atmosfera su distanze di quasi 100 chilometri”. Per Deonie Allen anche lei di EcoLab, si tratta di una scoperta importante perché se “I driver nel degrado della plastica sono abbastanza noti, i driver dei meccanismi di trasporto, specialmente del trasporto atmosferico della microplastica sembrano essere complessi e sono un’area di ricerca che deve essere ancora studiata”.

Per gli scienziati queste microplastiche, completamente invisibili ad occhio nudo, possono diventare una seria minaccia per l’ecosistema montano perché, “Oltre ai frammenti fisici, anche le tossine aggiunte durante la produzione e gli inquinanti organici raccolti durante i viaggi aerei possono essere potenzialmente molto pericolosi”. Per Allen anche se “Non sappiamo ancora quanto sono dannose le microplastiche, sappiamo che è ora di smettere di utilizzare la plastica”, se non vogliamo pagare un conto che si preannuncia potenzialmente molto salato, sia per l’uomo che per l’ambiente.