Le piante si “parlano” e si “ascoltano”

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(Foto Francesco Calcagni)
F(Ffoto Francesco Calcagni)

Secondo un recente studio di un team di ricercatori tedeschi e britannici le piante si “parlano” e si “ascoltano” e la vastità delle informazioni scambiate potrebbe aprire nuove strategie per coltivazioni capaci di affrontare le sfide dei cambiamenti climatici anche in agricoltura. 

Il cambiamento climatico è ormai un fenomeno “normale” anche nei contesti montani. Se la tempesta Vaia è stato l’evento alpino più eclatante di questa deriva, inaugurando la “possibilità continua” di fenomeni tipici delle ree tropicali anche nelle Dolomiti, in realtà segnali meno evidenti, ma altrettanto pericolosi per i nostri ghiacciai, la flora e la fauna, sono oggetto di studi e analisi scientifiche da anni. Ad accorgersi della pericolosità di questo fenomeno non sono stati solo gli scienziati, ma anche le piante. 

Il recente studio “Extensive signal integration by the phytohormone protein network”, pubblicato ad inizio mese su Nature da un team di ricercatori tedeschi e britannici guidati dall’Helmholtz Zentrum München e dalla Ludwig-Maximilians-Universität ha cercato di mappare la rete di comunicazione delle piante, scoprendo che elaborano le informazioni sull’ambiente in cui vivono anche in relazione al cambiamento climatico. Una ricerca che apre “Un nuovo potenziale alle strategie per proteggere le colture e aiutarle a prosperare in un periodo di crescente siccità”.

Secondo i ricercatori dell’Helmholtz Zentrum München, “Le piante devono integrare costantemente informazioni sulla disponibilità di acqua e sostanze nutritive o sulla presenza di agenti patogeni, per produrre frutti e semi per la riproduzione”. Data la crescente minaccia del riscaldamento globale e le esigenze di protezione delle piante, gli scienziati hanno provato a capire meglio i meccanismi molecolari alla base dell’elaborazione delle loro informazioni. Se i percorsi di segnalazione attraverso diversi ormoni sono ben studiati e sono noti per la capacità d’innescare diverse fasi dello sviluppo, come la maturazione dei frutti, è ancora un enigma il meccanismo preciso con il quale avviene questo scambio di informazioni tra vegetali a livello proteico. Utilizzando la robotica e i più recenti metodi bio-informatici i ricercatori hanno testato sperimentalmente oltre 17 milioni di coppie di proteine e osservato oltre 2.000 diverse interazioni proteiche, tracciando così la prima rete della comunicazione molecolare vegetale.

Analizzando questa rete alla ricerca dei percorsi utili al passaggio di informazioni tra le piante, i ricercatori hanno identificato centinaia di interazioni che prima non erano note.

Tutti i punti di scambio d’informazioni testati per le proteine che si pensava funzionassero solo con percorsi di segnalazione singoli, in realtà, organizzano la comunicazione vegetale in modo molto più articolato”. Per la principale autrice dello studio, Melina Altmanndell’Institute of Network Biology dell’Helmholtz Zentrum München, questa è stata una delle intuizioni più sorprendenti di questo studio: “i nostri risultati hanno rivelato che la maggior parte delle proteine funzionano in molteplici percorsi di segnalazione” “che questi diversi percorsi di comunicazione sono fisicamente e funzionalmente intrecciati”. Per Pascal Falter-Braun, professore alla Ludwig-Maximilians-Universität, le piante quindi si “parlano” e si “ascoltano” e la vastità delle informazioni scambiate “potrebbe aprire nuove strategie per lo sviluppo biotecnologico e la coltivazione di piante capaci di affrontare le sfide dei cambiamenti climatici in agricoltura”. 

Insomma, potremmo presto essere in grado di “parlare” direttamente con le colture in modo tale che le piante stesse richiedano meno fertilizzanti e pesticidi o siano semplicemente più resistenti alla siccità. Sempre che siano disposte ad “ascoltarci”.