Inquinamento: le polveri del deserto in Trentino

A febbraio valori superiori al limite previsto per la media giornaliera di polveri sottili PM10

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Webcam Monte Gazza Sud (foto Ufficio stampa Pat)
Webcam Monte Gazza Sud (foto Ufficio stampa Pat)

Le polveri del deserto e gli inquinanti del Bacino Padano sono arrivati a febbraio anche in Trentino. Questo fenomeno si è aggiunto all’inquinamento per le concentrazioni di polveri sottili PM10 tipiche del periodo, con valori superiori al limite previsto per la media giornaliera di 50 µg/m3 in tutte le stazioni della rete provinciale di monitoraggio della qualità dell’aria.

Fra le cause, oltre alle emissioni locali, il trasporto di polveri provenienti deserto che per alcuni giorni ha interessato anche il territorio trentino e il trasporto di inquinanti provenienti dal Bacino Padano.

Per quanto riguarda invece il biossido di azoto NO2, le concentrazioni medie mensili misurate nel mese di febbraio sono risultate inferiori a quanto rilevato nello stesso mese degli anni passati. Le concentrazioni medie orarie sono risultate sempre inferiori al limite di 200 µg/m3.

Per quanto riguarda le polveri sottili, in particolare verso la metà del mese di febbraio le concentrazioni di particolato in atmosfera (PM10 e PM2,5) sono rapidamente aumentate a partire dal Trentino meridionale e hanno raggiunto valori medi giornalieri elevati in particolare a Riva del Garda, con picco il 19 febbraio, quando la media giornaliera ha raggiunto 98 µg/m3.

Questo episodio trova principale giustificazione, come spesso succede in questo periodo dell’anno, in una configurazione meteorologica sfavorevole alla dispersione degli inquinanti nei fondovalle e favorevole alla formazione del particolato secondario, vale a dire quello che si forma in atmosfera in seguito a trasformazioni chimico-fisiche di altre sostanze anche a seguito dell’aumento dell’irradiazione solare rispetto al periodo invernale.

Al contributo delle emissioni locali si è poi verosimilmente sommato anche il trasporto di inquinanti precedentemente accumulati e provenienti da sud e in particolare da tutto il Bacino Padano. Questo fenomeno, non frequente, ma nemmeno raro, è ben testimoniato dai valori misurati a Riva del Garda, la stazione che più delle altre è in grado di intercettarne gli effetti.

Nei giorni immediatamente successivi si è verificato un secondo innalzamento delle concentrazioni di PM10, meno pronunciato del precedente, ma che ha interessato in maniera omogenea tutto il territorio e ha portato al superamento del limite giornaliero di 50 µg/m3 in tutte le stazioni della rete, sia nei fondovalle che in montagna.

A differenza dell’episodio precedente, in questo caso non si è osservato un innalzamento delle concentrazioni della frazione più fine, il PM2,5, ma esclusivamente della frazione più grossolana. Questo aspetto è riconducibile all’origine del particolato: infatti questo secondo episodio è associato al trasporto di polveri desertiche che per alcuni giorni ha interessato anche il territorio trentino. I valori misurati dalla stazione di misura posta in quota sul Monte Gaza, del tutto analoghi a quelli misurati nei fondovalle, rappresentano un’importante ed evidente conferma di quanto successo.