Le straordinarie strategie delle orchidee per attrarre gli insetti

Al Muse successo per la mostra sulle orchidee, piante che popolano anche i prati aridi del Trentino e che adottano delle sorprendenti strategie per attrarre gli insetti

Orchids@Muse è l’esposizione internazionale di orchidee tropicali organizzata al MUSE che dopo il successo dello scorso fine settimana continua fino al 31 maggio nella serra tropicale, dove si possono ammirare esemplari in fiore, nascoste tra le foglie, attorcigliate intorno alle cortecce o protagoniste maestose per colori, dimensioni e longevità. La maggior parte è messa a disposizione da appassionati, associazioni e vivai, e sono presenti anche alcune piante vincitrici di concorsi nazionali e internazionali, dalle più piccole alle più grandi e profumate, dalle più sgargianti alle più timide.

Appartenenti alla famiglia delle Orchidaceae, i cui fiori sono comunemente chiamati orchidee, sono piante erbacee perenni, per lo più originarie di zone tropicali o sub-tropicali dove crescono principalmente sui tronchi degli alberi o sulle rocce. Esse popolano però, sebbene in minima parte, tutti e cinque i continenti, in quanto molto adattabili a diversi tipi di habitat. E pur non essendo grandi e vistose come le cugine tropicali, anche nei prati del Trentino abitano diverse specie di orchidee che presentano una varietà di forme e colori in una struttura floreale originale: hanno infatti un caratteristico petalo più grande degli altri, che permette “l’atterraggio” degli insetti impollinatori come su una sorta di “pista”. Questi petali sono inoltre gli attori di un’insospettabile trucco escogitato dalle piante stesse, tipiche dei prati aridi, per garantire la propria sopravvivenza: il labello (così si chiama il petalo più grande) ha la forma della femmina d’insetti come api e bombi e con le sue sembianze attira i maschi verso il suo apparato riproduttivo, garantendo così lo spostamento della propria massa pollinica verso altri fiori.

Orchidee in mostra al MUSE (foto Anna Molinari)
Orchidee in mostra al MUSE (foto Anna Molinari)

Tra le specie selvatiche più diffuse in regione troviamo l’Orchide minore (Anacamptis morio), nota anche come Giglio caprino, e altre orchidee spontanee come l’Orchis coriophora, l’Orchis simia, e l’Ophrys sphegodes: sono tipiche di prati aridi, assolati e ventosi, con suoli poco profondi e carbonatici (p.es i prati di Monte Ghello nella zona di Volano, gli uliveti del Monte Brione nella Rete di Riserve del fiume Sarca, o la località Le Bornie nel territorio della Rete di Riserve Alta Val di Cembra-Avisio), ambienti che si distinguono per le caratteristiche di mediterraneità e la cui tutela necessita di essere sempre più potenziata data la criticità delle condizioni in cui versano. Se sono aree di scarso interesse agricolo questi prati rischiano infatti di essere abbandonati, subendo quindi nel tempo la ricolonizzazione prima dei cespugli e poi del bosco; se d’altro canto sono invece aree potenzialmente destinate a un utilizzo più redditizio (per esempio vigneti) sono in ogni caso in pericolo di scomparire. Alcuni di questi prati sono inseriti nella rete “Natura 2000″, e come tali sono oggetto di interventi di conservazione, come ad esempio il taglio selettivo di alcuni alberi, ma soprattutto con gli sfalci controllati o semplicemente con interventi volti a evitarne il calpestio e favorire così la crescita di alcune tra le più importanti orchidee termofile del Trentino.

Orchidee- la Orchis morio (foto Anna Molinari)

Quella del Muse perciò è una mostra che vale sicuramente la pena visitare in questi pochi giorni rimasti: per la cura dell’allestimento, il numero di esemplari esposti (oltre 300) e le peculiarità che ognuno di essi porta con sé, raccontando storie di territori, passioni, climi variegati e intensi. Allo stesso tempo però è fondamentale accostarsi con consapevolezza e attenzione alle ricchezze che valorizzano i dintorni di casa, per essere parte attiva nel garantire la sopravvivenza di una biodiversità messa a dura prova.

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