Legambiente: nel 2018 l’Italia colpita da 148 eventi estremi, con 32 vittime e oltre 4.500 sfollati

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Legambiente ha presentato il rapporto
Legambiente ha presentato il rapporto "Il clima è già cambiato 2019"

Con il titolo eloquente, “Il clima è già cambiato” Legambiente ha presentato a Roma il rapporto 2019 dell’Osservatorio sull’impatto dei mutamenti climatici in Italia dal quale emerge una vera e propria “emergenza città”: Roma, Milano, Genova, Napoli, Palermo, Catania, Bari, Reggio Calabria e Torino le più colpite. Dal 2010 a inizio novembre 2019 danni rilevanti in 350 Comuni dovuti al maltempo, 73 giorni di stop a metro e treni, 72 giorni di blackout elettrici. Aumentano frequenza e impatti delle ondate di calore.

Secondo il dossier dell’associazione ambientalista le città sono le aree più a rischio per le conseguenze dei cambiamenti climatici, perché densamente popolate e perché episodi di piogge, trombe d’aria e ondate di calore vi hanno ormai assunto proporzioni crescenti e destinate ad aumentare, insieme alle stime dei danni che possono provocare.

Dai dati raccolti dall’Osservatorio di Legambiente Cittàclima, realizzato in collaborazione con il Gruppo Unipol, risultano, dal 2010 ad oggi, 563 eventi registrati sulla mappa del rischio climatico, con 350 Comuni in cui sono avvenuti impatti rilevanti. Nel 2018, il nostro Paese è stato colpito da 148 eventi estremi, che hanno causato 32 vittime e oltre 4.500 sfollati, un bilancio di molto superiore alla media calcolata negli ultimi cinque anni. Dal 2014 al 2018 le sole inondazioni hanno provocato in Italia la morte di 68 persone.

I dati del rapporto

Nelle nostre città la temperatura media è in continua crescita e a ritmi maggiori rispetto al resto del Paese. Secondo le elaborazioni dell’Osservatorio meteorologico Milano Duomo, è un fenomeno generale e rilevante che riguarda tutte le città con picchi a Milano con +1,5 gradi, a Bari (+1) e Bologna (+0,9) a fronte di una media nazionale delle aree urbane di +0,8 gradi centigradi nel periodo 2001-2018 rispetto alla media del periodo 1971-2000. Aumentano gli impatti del caldo in città, in particolare sono le ondate di calore il principale fattore di rischio con rilevanti conseguenze sulla salute delle persone. 

L’accesso all’acqua è un altro tema rilevante che, in una prospettiva di lunghi periodi di siccità, rischia di diventare sempre più difficile da garantire. La situazione nel nostro paese, già oggi, è complicata, in particolare al Sud, per quanto riguarda la qualità del servizio idrico e nel 2017, nei quattro principali bacini idrografici italiani (Po, Adige, Arno e Tevere) le portate medie annue hanno registrato una riduzione media complessiva del 39,6% rispetto alla media del trentennio 1981-2010. Preoccupante per le città italiane anche l’innalzamento del livello dei mari. Secondo le elaborazioni di Enea, sono 40 le aree a maggior rischio in Italia. A rischio sono anche città come Venezia, Trieste, Ravenna, la foce del Pescara, il golfo di Taranto, La Spezia, Cagliari, Oristano, Trapani, Marsala, Gioia Tauro. D’altronde, secondo un’indagine di Climate Central pubblicata sulla rivista Nature, se i ghiacciai continueranno a sciogliersi al ritmo attuale, 300 milioni di persone che vivono in aree costiere saranno sommerse dall’oceano almeno una volta l’anno entro il 2050, anche se le barriere fisiche che erigono contro il mare saranno potenziate.

Le richieste di Legambiente

«Di fronte a processi di questa dimensione in Italia e nel mondo abbiamo bisogno di un salto di scala nell’analisi e nelle politiche – ha dichiarato il vice presidente di Legambiente Edoardo Zanchini –  di sicuro è necessaria una forte accelerazione delle politiche di mitigazione del clima, per invertire la curva delle emissioni di gas serra come previsto dall’Accordo di Parigi. Ma in parallelo dobbiamo preparare i territori, le aree agricole e in particolare le città a impatti senza precedenti. Il problema è che il nostro Paese non è pronto e non ha ancora deciso di rendere questi interventi prioritari, fornendo strumenti e risorse alle città italiane».

“Purtroppo l’Italia è l’unico grande paese senza un piano di adattamento al clima – ha evidenziato ancora l’associazione ambientalista – che permetterebbe di individuare le priorità di intervento e ripensare il modo in cui si interviene a partire dalle città. Nel 2014 è stata approvata la Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici e, per dargli attuazione, doveva essere approvato il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici. Dopo cinque anni siamo ancora in attesa che si passi dal campo degli studi a uno strumento capace di fissare le priorità e orientare in modo efficace le politiche. Legambiente chiede al governo di approvare quanto prima il Piano di adattamento e di mettere le città al centro delle priorità di intervento. Inoltre occorre fermare le costruzioni in aree a rischio idrogeologico che continuano a mettere in pericolo la vita delle persone. Perché dai dati del Rapporto Ecosistema Rischio di Legambiente si conferma che i Comuni continuano a realizzare “tombamenti” di corsi d’acqua e a dare il via libera a edificazioni in aree a rischio. 

Per queste ragioni l’associazione ambientalista chiede di approvare una legge che cambi le regole di intervento nei territori, mettendo in sicurezza le persone e i luoghi da nuove edificazioni, rivedendo il modo di intervenire nelle città in modo da adattare davvero gli spazi urbani alle piogge e alle ondate di calore.