L’impronta umana sta schiacciando la fauna selvatica

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Fauna selvatica: uno scoiattolo (Fabrizio-Bottamedi)
Fauna selvatica: uno scoiattolo (Fabrizio-Bottamedi)

“La fauna selvatica del pianeta sta subendo sempre di più il peso dell’umanità”. Si tratta di una conclusione che forse non ci sorprende, ma qual è questo peso? (Alessandro Graziadei)

Secondo lo studio “Intense human pressure is widespread across terrestrial vertebrate ranges”, appena pubblicato su Global Ecology and Conservation da un team internazionale di ricercatori della Wildlife Conservation Society (Wcs) al quale ha partecipato anche Moreno Di Marco del Dipartimento di biologia e biotecnologie “Charles Darwin” dell’Università La Sapienza di Roma, “la fauna selvatica del pianeta sta subendo sempre di più il peso dell’umanità”. Si tratta di una conclusione che forse non ci sorprende, ma qual è questo peso? Utilizzando il data-set più completo sull’“human footprint”, i ricercatori hanno riscontrato fortissime pressioni umane in tutti gli areali di 20.529 specie di vertebrati terrestri, comprese molte di quelle che popolano anche le nostre montagne. Ben 17.517 specie, l’85% di quelle valutate, hanno la metà dei loro habitat privilegiati esposti a un’intensa pressione umana, mentre 3.328 specie, circa il 16%, vedono il loro areale interamente invaso dagli esseri umani. 

L’impronta umana esaminata dai ricercatori ha tenuto conto dell’impatto antropico calcolato in base alla densità di popolazione, abitazioni, strade, sentieri o ferrovie che consentono l’accesso umano, l’utilizzo del suolo per l’agricoltura, la silvicoltura, le infrastrutture, tutti elementi noti per essere volani dell’attuale declino di alcune specie animali. Secondo il principale autore dello studio, Christopher O’Bryan della School of Earth and Environmental Sciences dell’Università del Queensland, “Il nostro lavoro dimostra che una grande percentuale di vertebrati terrestri non ha più dove nascondersi dalle pressioni umane che vanno dai pascoli e dall’agricoltura fino ai conglomerati urbani”. Il risultato è che oggi “I vertebrati terrestri minacciati di estinzione e le specie con piccoli areali sono esposti in modo sproporzionato all’intensa pressione umana”. Anche altre 2.478 specie, che presentano considerevoli estensioni dei loro areali e per questo sembrano al momento più tutelate, “non possono dirsi immuni al rischio di un loro imminente declino”.

Per James Watson, della School of Biological Sciences dell’Università del Queensland, “La crescente influenza umana sul pianeta sta esaurendo il tempo e lo spazio della biodiversità e dobbiamo dare priorità alle azioni contro queste intense pressioni umane. Utilizzando i dati cumulativi siamo in grado d’identificare le aree a rischio più elevato,  dove è immediatamente necessaria un’azione di conservazione per garantire alla fauna selvatica un areale sufficiente per poter persistere”. Gli autori dello studio sono convinti che questi risultati possano migliorare il modo in cui verrà valutata la vulnerabilità delle specie animali e il valore inestimabile delle aree protette e dei parchi naturali, vere e proprie risorse per limitare l’impatto distruttivo dell’uomo sulla fauna mondiale e contribuire ai progressi rispetto agli Obiettivi del millennio, “in particolare all’obiettivo 12, che si occupa di prevenire le estinzioni, e l’obiettivo 5, che si occupa di prevenire la perdita di habitat naturali”.