Lo studio: la sabbia del Sahara causa la scomparsa anticipata della neve sulle Alpi

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Sabbia del Sahara: iImmagini del sito sperimentale situato a a 2160 m di quota nel comune di Torgnon
Sabbia del Sahara: iImmagini del sito sperimentale situato a a 2160 m di quota nel comune di Torgnon

Nella stagione 2015/2016, la sabbia del Sahara ha causato nelle Alpi un anticipo della scomparsa della neve di circa un mese, pari a un quinto della stagione nivale

La sabbia del Sahara che raggiunge le Alpi causa un’anticipata scomparsa della neve. Ma da sola non spiega il ritiro nivale

Le recenti nevicate hanno prolungato la stagione sciistica di molti appassionati sci alpinisti (che dovrebbero fare i conti con un’attenta verifica del pericolo di valanghe), grazie ad un aumento del manto nevoso che attorno a quota 3.000 ha segnato anche un più 70 centimetri. Oltre alla gioia degli sciatori un parametro fondamentale da tenere presente per valutare positivamente l’impatto di queste ultime perturbazioni è l’equivalente in acqua o Snow Water Equivalent (SWE), cioè l’altezza della colonna d’acqua derivante da un campione di neve sciolta.

Secondo l’Ufficio Idrografico dell’Agenzia per la Protezione Civile della provincia di Bolzano, con una densità media del manto nevoso pari 300 chilogrammi per metro cubo, uno spessore di un metro di neve produce circa 300 millimetri d’acqua. Si tratta, quindi, di una quantità importante che nei prossimi mesi avrà sicuramente effetti benefici sulla portata dell’intero sistema idrico montano. 

Ma l’aumento dello Snow Water Equivalent non è l’unica “novità alpina” di queste settimane. Lo studio Saharan dust events in the European Alps: role in snowmelt and geochemical characterization, pubblicato lo scorso 8 aprile su The Cryosphere, ha impegnato per diversi mesi un team di ricercatori dell’Arpa Valle d’Aosta, dell’Università di Milano-Bicocca, dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, di Météo-France, dell’Università di Grenoble Alpes, del Centre national de la recherche scientifique e del tedesco Max Planck Institute, in un’indagine che ha cercato di capire cosa succede quando la sabbia del Sahara incontra le Alpi.

Immagine del sito sperimentale situato a 2160 m. di quota nel comune di Torgnon
Immagine del sito sperimentale situato a 2160 m. di quota nel comune di Torgnon

Lo studio, interamente svolto a 2160 m di quota nel comune di Torgnon in Valle d’Aosta, rappresenta un passo importante per migliorare l’accuratezza dei modelli idrologici perché mette a fuoco un fenomeno tutt‘altro che raro, visto che ogni anno il deserto africano rilascia in atmosfera circa 700 milioni di tonnellate di polveri che vengono trasportate fin sulle nostre montagne, con conseguenze sulla durata della copertura nevosa delle Alpi e a cascata sulla disponibilità idrica della Pianura Padana. 

Per i tecnici dell’Arpa “Analizzando i dati, è stato dimostrato che in anni caratterizzati da intense deposizioni sahariane, come nella stagione del 2015/2016, le polveri hanno causato un anticipo della scomparsa della neve di circa un mese, pari a un quinto della stagione nivale”. Un fenomeno legato alla capacità della sabbia del Sahara che si deposita su aree coperte da neve o ghiaccio di diminuire l’albedo, ovvero la capacità di riflettere la luce. Così “Come tutti gli oggetti più scuri che assorbono più radiazioni e si scaldano più velocemente, allo stesso modo, la neve resa più scura, di colore rossastro, perché sporcata dalle deposizioni di polveri, assorbe più luce e fonde più velocemente”. Ma se a quanto pare la durata della copertura nevosa nelle Alpi diminuisce anche a causa delle deposizioni di polvere sahariana, intensificando eventuali episodi di siccità, sarebbe sicuramente riduttivo pensare che le maggiori criticità di nevai e ghiacciai dell’arco alpino dipendano oggi più dal Sahara che dal cambiamento climatico di natura antropica.