Luca Lechthaler: “La montagna per me è compagna di vita. Anche nel basket”.

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Luca Lechthaler
Luca Lechthaler

Il campione di pallacanestro Luca Lechthaler, ospite del Trento Film Festival, ci svela il suo profondo rapporto con la natura e i fattori che accomunano arrampicata e basket

Al 67. Trento Film Festival abbiamo incontrato Luca Lechthaler, ospite della serata “Alpinismo e oltre, tre generazioni a confronto”, condotta da Massimiliano Ossini e Tamara Lunger.

Celebre campione della pallacanestro (gioca in serie A, nell’Aquila Basket) Luca, arrampica e vive in montagna, a Fai della Paganella, dove, tra un allenamento e l’altro, ama passeggiare nei boschi, immergendosi nella natura per assaporare e scoprire un rapporto particolare con l’ambiente alpino.

Luca Lechthaler (foto Matteo Pavana_Aquila Basket)
Luca Lechthaler (foto Matteo Pavana_Aquila Basket)

Luca Lechthaler che cosa significa per te la montagna?

«La montagna per me ha un significato profondo, è l’unico luogo dove mi sento me stesso, a casa, ma sopratutto la considero una compagna di vita, perché mi ha formato, permettendomi di essere la persona che sono oggi e vorrei continuare a frequentarla, perché è un dare e un avere che ti regala un profondo contatto con la semplicità della natura».

E la natura, cosa rappresenta?

«La natura rappresenta la vita, l’esempio di ciò che siamo, di quello che possiamo essere e che saremo e soprattutto insegna il rispetto per sé stessi e gli altri, un aspetto della vita che tendenzialmente siamo portati a perdere».

Il campione Luca Lechthaler impegnato in una scalata
Il campione Luca Lechthaler impegnato in una scalata

Tu vivi a Fai della Paganella, località circondata da boschi, dove vivono tanti animali selvatici. C’è un animale che ti affascina più degli altri?

«Più degli altri no, però mi piace sicuramente immergermi nel loro ambiente, perché mi trasmette il loro senso di libertà. Mi capita di andare nel bosco di notte e di vedere diversi animali in mezzo ai prati, a volte anche di giorno e sono incontri  meravigliosi, soprattutto quando si trovano in gruppo, perché mi ricordano il senso della famiglia. Stare a contatto con questi animali, osservarli, mi trasmette tanti valori e come dicevo, mi fa sentire libero».

Hai detto che esiste uno stretto legame tra l’arrampicata e il basket, perché entrambe queste discipline sportive tendono verso l’alto, verso il cielo.

«Queste due discipline sportive hanno diversi fattori in comune, perché entrambe puntano verso l’alto, perché insegnano numerosi valori, come la fiducia e il rispetto del compagno di cordata o di squadra. L’arrampicata, inoltre, ti aiuta a conoscere meglio te stesso, i tuoi limiti, ad ascoltare ancora di più il tuo corpo, le tue sensazioni, gestire momenti di fatica e di stress per superarli, tutte cose che sto imparando a migliorare anche io tramite la pratica di questa attività e che porto in campo quando gioco a basket, notando cambiamenti notevoli a livello di prestazione».

Un momento di esultanza di Luca Lechthaler durante una partita
Un momento di esultanza di Luca Lechthaler durante una partita

Sei molto impegnato a livello sociale, soprattutto con i giovani ai quali vuoi trasmettere i valori del basket, ma in generale dello sport. Proprio in quest’ottica stai organizzando, per la prima volta nella storia del basket, un torneo in montagna, in alta quota. Di che cosa i tratta?

«Si tratta di un’idea partita inizialmente solo per i bambini perché vediamo che le generazioni di oggi cercano sempre di avere tutto facile, di accontentarsi del superfluo che si ha intorno invece di uscire di casa e vivere un’avventura, anche da soli, breve o semplice che sia e che regali emozioni vere che non siano quelle di stare chiusi in quattro mura davanti a un apparecchio elettronico. Poi l’iniziativa è stata estesa anche ai più grandi, con l’obiettivo di accomunare una passione, creando un collegamento tra il mondo della pallacanestro e quello della natura per fare capire quante similitudini ci siano tra queste due realtà. In questo senso la natura può creare emozioni nuove, portando ognuno di noi a migliorasi, sia come atleta, ma soprattutto come persona».

Quando e dove si svolgerà il torneo?

«Il torno si svolgerà in Paganella, al Rifugio Meriz, il 29 giugno, con numerose squadre, coinvolgendo, come dicevo, sia squadre di piccoli, sia di grandi. Speriamo di fare un meraviglioso week-end in compagnia, di grande sport, con buon cibo, ma soprattutto di goderci appieno l’ambiente straordinario della montagna».

Luca in una schiacciata
Luca in una schiacciata

Un’ultima domanda: in questo momento Fai della Paganella sta esprimendo diversi atleti che stanno raggiungendo importanti risultati sportivi, oltre a te, ricordiamo per esempio il campione di sky-running, Enzo Romeri, anche lui ospite del Trento Film Festival, ma c’è anche Yanez Borella che, insieme a Giacomo Meneghello, è impegnano, proprio in questi giorni, in un  viaggio avventura in e.bike alla volta della Cina, lungo la via della Seta di Marco Polo. Ti sarebbe piaciuto partire con lui?  

«Assolutamente sì, infatti con mia figlia piccola cerchiamo sempre d’informarci a che punto del viaggio siano arrivati Yanez e Giacomo, abbiamo visto qualche immagine del loro accampamento approntato il giorno di Pasqua e ci siamo emozionati, Il loro è un progetto meraviglioso che sarebbe bello trasmettere ai giovani, perché va alla scoperta di territori e culture lontane, ripercorrendo una storia antica e affascinante».