Lupo e grandi carnivori: al convegno del CAI condivisione tra i vari portatori d’interesse

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Il convegno Lupo e Grandi Carnivori nelle montagne italiane (foto Ermes Furlani)
Il convegno Lupo e Grandi Carnivori nelle montagne italiane (foto Ermes Furlani)

Al 5° convegno nazionale sul lupo e grandi carnivori, organizzato dal Gruppo Grandi Carnivori CAI, tracciata una strada condivisa per la convivenza con l’uomo

A Vicenza, sabato 6 aprile, al Teatro San Marco, si è svolto il 5° Convegno nazionale e giornata studio dal titolo “Lupo e grandi carnivori nelle montagne italiane”, organizzato dal Gruppo Grandi Carnivori del Club Alpino Italiano, per i soci CAI e gli appartenenti all’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali. 

di Alessandro Forti (foto di Ermes Furlani)

L’evento sul lupo e i grandi carnivori nelle montagne italiane ha richiamato oltre duecento partecipanti che hanno ascoltato le esperienze in campo e le diverse posizioni dei relatori che si sono susseguiti, durante la giornata, con diversi interventi. L’incontro ha riscosso un notevole successo, confermando l’impegno e il ruolo centrale del Gruppo Grandi Carnivori del CAI che si è fatto, ancora una volta (dopo i numerosi convegni su un tema così difficile) promotore dell’iniziativa.

Dopo i consueti saluti istituzionali e l’introduzione al convegno da parte del naturalista, scrittore ed esperto di grandi carnivori Filippo Zibordi, è toccato ad Enrico Ferraro (biologo e naturalista) esporre l’attuale status e le tendenze future (in termini di espansione di consistenze ed areale) di orso bruno, lupo, lince e sciacallo dorato (per citarne alcune) in Italia, con un focus particolare alle Alpi centro orientali.

Nel suo intervento istituzionale, Davide Berton, referente nazionale del Gruppo Grandi Carnivori CAI, ha spiegato perché il sodalizio si occupa di grandi carnivori, ricordando che lo stesso art. 1 dello statuto del CAI si prefissa, tra le altre cose, di studiare e difendere la natura montana di cui fanno parte queste affascinanti specie selvatiche.

Davide Berton, referente nazionale del Gruppo Grandi Carnivori CAI (foto Ermes Furlani)
Davide Berton, referente nazionale del Gruppo Grandi Carnivori CAI (foto Ermes Furlani)

Il conflitto tra attività zootecniche e grandi carnivori è stato affrontato inizialmente da Carmelo Motta (referente Veneto Rete grandi carnivori WWF Italia), sottolineando che per promuovere la convivenza è necessario seguire il duplice obiettivo della salvaguardia del bestiame e la contemporanea protezione del lupo, promuovendo una corretta informazione, l’utilizzo di sistemi di prevenzione e un sostegno tecnico ed economico agli allevatori, in un’ottica lungimirante.

La parola è poi passata a Stefano Raimondi (Legambiente) il quale ha spiegato che per gestire il conflitto uomo-lupo è necessaria una robusta strategia di comunicazione e lo sviluppo di una governance ambientale di co-gestione, co-partecipazione e co-decisione che consideri le peculiarità di un territorio, sia nell’analisi dei conflitti ambientali sia nella facilitazione dei processi partecipativi.

Ancora una volta, con la presentazione di Massimo Vitturi (LAV) è emersa la necessità di un processo partecipativo per trovare soluzioni alla convivenza: «Possiamo avere i migliori sistemi tecnici di prevenzione – ha evidenziato il relatore – ma se c’è disaccordo tra i diversi settori della società si può determinare comunque la comparsa di conflitti sociali».

Enrico Beltramini e Silvia Fasoli dell’Associazione “Salvaguardia rurale veneta”, hanno quindi illustrato le loro problematiche sulla convivenza di attività zootecniche e lupo in Lessinia. Problematiche che nascono anche dalla gestione del pascolo e di come sia “il territorio che decide il metodo di allevamento” e dalla difficoltà di replicare le medesime misure di prevenzione adottate altrove. I due relatori hanno concluso  chiedendo che gli allevatori vengano ascoltati, interpellati e rispettati come categoria. 

Successivamente è stato il turno di Manuel Benincà (Coldiretti Veneto) che ha sottolineato l’importanza di mantenere le attività zootecniche di montagna, implementando anche azioni di assistenza, formazione, consulenza e tutoraggio verso gli allevatori.

Non è mancata anche l’opinione di Federcaccia Veneto, rappresentata da Alberto Colleselli, il quale ha ribadito come il mondo venatorio riconosca il lupo quale elemento della fauna alpina autoctona, invitando a ragionare su un leggero abbassamento del livello di tutela oggi accordata alla specie, chiedendo infine che la categoria venga coinvolta nelle attività di monitoraggio di questo predatore.

Paolo Molinari (tecnico faunistico) ha spiegato, invece, che lavorare con i grandi carnivori significa avere a che fare con le persone e che per questo si rende necessario comunicare la fauna in maniera scientifica e corretta.

È stata poi la volta di un altro intervento tecnico, quello di Mauro Bruno (veterinario ASL TO3) esperto di predazioni sui domestici, il quale ha riportato la sua esperienza ventennale: nelle Alpi torinesi il lupo non rappresenta il problema principale in alpeggio, perché altre sono le problematiche più cogenti. Ancora una volta è stata sottolineata l’importanza di fare formazione e informazione per gli allevatori oltre a istaurare un rapporto solido e basato sulla fiducia tra istituzioni e questa categoria.

È stato compito di Paola Aragno (ISPRA) concludere le relazioni, riportando, principalmente per lupo e orso, l’attuale quadro normativo, l’iter decisionale per la gestione delle specie a livello nazionale e internazionale e il fondamentale ruolo di un monitoraggio coordinato – che ISPRA sta programmando – per la raccolta di robusti, uniformi e importanti dati.

Attraverso il costruttivo dialogo promosso dalla tavola rotonda, dal titolo “Esiste un punto di incontro”, condotta da Filippo Zibordi, si è finalmente arrivati a tracciare quella strada condivisa e che si stava già delineando durante la giornata, arrivando a un punto di equilibrio tra tutti i portatori di interesse coinvolti.

Un momento della partecipata tavola rotonda del convegno sui grandi carnivori del CAI (foto Ermes Furlani).
Un momento della partecipata tavola rotonda del convegno sui grandi carnivori del CAI (foto Ermes Furlani).

L’obiettivo comune emerso sembra essere quello di mettere in piedi e fare funzionare un sistema efficace di convivenza a lungo termine tra i grandi carnivori e le attività antropiche che non si riduca ad una semplice trasposizione di modelli di prevenzione adottati altrove, ma si cali nel contesto locale e focalizzi criticità e punti di forza di ogni situazione. E da quanto emerso sabato 6 aprile, probabilmente siamo sulla strada giusta.