Dopo il lupo l’arrivo spontaneo del gatto selvatico in Trentino

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di Alessia Fichera

Ha suscitato grande stupore l’immagine scattata il 5 dicembre scorso da una fototrappola posizionata sulle pendici orientali del monte Bondone (a circa 650 m di quota) che ha ripreso una specie particolarmente protetta dalla normativa europea (all. IV della Direttiva Habitat 43/92 CEE) e nazionale (art. 2 della Legge n. 157/92): stiamo parlando del gatto selvatico europeo (Felis silvestris).

È vero e proprio evento storico perché risulta essere il primo dato di presenza del felide in Trentino e, secondo gli esperti che operano sulla specie in Friuli V.G., Slovenia, Toscana e Germania, si tratta di un maschio giovane la cui origine è forse legata alla popolazione presente nella vicina provincia di Belluno.

Foto archivio Ufficio stampa PAT

La coda clavata con anelli neri staccati uno dall’altro, la striscia nera vertebrale che si arresta prima dell’origine della coda, le orecchie colore ocra senza apice nerastro, le quattro strisce nere nella regione occipito-cervicale, le quattro strisce toraciche verticali nere e il colore fieno che costituisce lo sfondo del mantello, caratterizzano il gatto selvatico europeo che si distingue da quello domestico per caratteri sia interni che esterni. È prevalentemente notturno, vive in boschi di latifoglie termofile e si nutre di piccoli mammiferi, anche se i giovani possono catturare anfibi, rettili, pesci e grossi insetti.

La forma selvatica europea si riproduce una volta l’anno e gli accoppiamenti avvengono in primavera, tra febbraio e marzo; dopo due mesi di gestazione, nascono 2-3 piccoli che in autunno sono già indipendenti. Oggi in Italia si stima che ci siano almeno 1300 gatti selvatici europei distribuiti sugli Appennini, in Sicilia, nell’Italia nord-orientale e nord-occidentale. Nel Triveneto la specie vive una fase di forte espansione, iniziata negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso, difatti in queste zone il gatto selvatico è ormai comune.

Negli ultimi trent’anni la specie è divenuta sempre più comune sulle Prealpi trevigiane (dintorni di Vittorio Veneto, Cansiglio e monti circostanti) e bellunesi, dove ha recentemente raggiunto il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi (Val Maè e Val Costa dei Nass, 2013-2014), il Col Visentin (2015-2018) e la Val Cordevole (23 gennaio 2018).