Maggiolino: l’insetto legato a maggio

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Maggiolini (foto Herry Gottardi)
Il maggiolino inizia a sfarfallare dal mese di maggio (foto Herry Gottardi)

Il maggiolino ha un nome che fa simpatia, dovuto al mese in cui inizia a sfarfallare, ed è uno dei più diffusi, riconoscibili e temuti insetti d’Europa.

“Sono creature straordinarie”, dice Henry Gottardi, inviandoci per email le sue belle foto (alle quali abbiamo unito quelle di Herbert Lorenzoni; i due sono amici e compagni di esplorazioni fotografiche). In effetti non è difficile rimanere suggestionati dai maggiolini, la cui esistenza negli habitat abituali, è bene ricordarlo, non è mai stata in pericolo come negli ultimi decenni.

Un maggiolino (foto Henry Gottardi)
Un maggiolino in azione (foto Henry Gottardi)

Per quanto in alcune aree alpine sia presente e vitale, questa specie sta scomparendo da tutte le grandi pianure europee per colpa dei pesticidi (fu a causa loro, si legge, che venne ideato il famigerato DDT). Questo dei maggiolini, del resto, è un dato che si accompagna a quello che un recente e importante studio scientifico (pubblicato nel 2019 sulla rivista Biological Conservation), ha classificato come il rischio di estinzione di tutte le specie di insetti nell’arco di un secolo, a causa, oltre che dei pesticidi, dei sempre più allarmanti cambiamenti climatici.

Un maggiolino (foto Henry Gottardi)

Il maggiolino (Melolontha melolontha, Linnaeus, 1758) è un coleottero che appartiene alla famiglia degli Scarabeidi. Nella fase adulta misura dai 2 ai 3 centimetri. Le ali anteriori sono brune-rossastre e il torace scuro. La parte finale dell’addome ha forma triangolare, ciò che permette di distinguerlo facilmente da altri insetti simili. Allo stadio larvale il suo corpo assume una tipica forma a C ed è bianco, con zampe e testa di colore arancione.

Maggiolino (foto Henry Gottardi)
Il maggiolino è un coleottero che appartiene alla famiglia degli Scarabeidi (foto Henry Gottardi)

Ciclo di vita e nutrizione

Uno dei motivi che rende particolarmente insidioso il maggiolino per i coltivatori è il suo lungo e particolare ciclo di vita, che permette a una colonia di sopravvivere per almeno tre anni. Gli adulti, la cui durata di vita è di uno-due mesi, svernano nel terreno, escono in maggio-giugno e volano (nel tipico modo lento e appesantito) a divorare le gemme e le foglie di molte piante. Dopo circa 20 giorni dallo sfarfallamento avviene l’accoppiamento.

Nella foto dei maggiolini (foto Henry Gottardi)
Maschio e femmina di maggiolino durante l’accoppiamento (foto Henry Gottardi)

Le femmine fecondate si affondano di almeno dieci centimetri nel terreno per deporvi le uova (circa 50) in mucchietti, dalle quali un mese dopo nascono le larve, molli e biancastre. Queste si nutrono all’inizio di resti vegetali decomposti, quindi di radichette, e poi di radici, vivendo in questo stato da 3 a 5 anni, affondandosi più o meno a seconda della stagione e delle condizioni del terreno, e impupandosi alla fine nel terreno stesso. Gli adulti nati in autunno sfarfallano solo nella primavera successiva, e si presentano in grandi masse in annate periodiche (in Italia circa ogni 3 anni; ogni 4 o 5 più al nord), causando danni spesso ingenti.

Larva di maggiolino (foto Herbert Lorenzoni)
Larva di maggiolino nella tipica forma a C (foto Herbert Lorenzoni)

Gli insetti adulti si nutrono delle parti aeree della pianta, in particolare delle gemme e delle foglie. Le larve, invece, si nutrono delle radici, minando la stabilità della pianta e la capacità di assorbire dal terreno le sostanze nutritive di cui ha bisogno.

Larve di maggiolino (foto Herbert Lorenzoni)
Le larve di maggiolino si nutrono dapprima di resti vegetali decomposti, quindi di radichette e poi di radici (foto Herbert Lorenzoni)

I maggiolini sono voracissimi. Si nutrono sia di alberi forestali che di piante da frutto, ma è noto che abbiano una particolare preferenza per i meleti e per la vite; questo, ovviamente, in Trentino non li rende particolarmente amati nelle campagne!

Maggiolini mentre mangiano (foto Henry Gottardi)
I maggiolini sono voracissimi, creando danni alle coltivazioni (foto Henry Gottardi)

I maggiolini a tavola

Non tutti sanno che i maggiolini in passato venivano mangiati, e in letteratura vi sono diverse tracce di questa abitudine. Nel 1821, lo storico William Westermann riporta che dei maggiolini si cibavano gli abitanti di diverse zone di montagna in Europa, citando in particolare varie province dell’Italia. Nel 1884, il naturalista Giovanni Battista Villa racconta che i ragazzini delle campagne della Lombardia erano soliti catturare i maggiolini per succhiarne le interiora. Ai primi del ‘900, in Germania si prescriveva ai convalescenti il consumo fortificante del brodo di maggiolini, in mancanza di carni costose, mentre l’entomologo Bernhard Klausnitzer scrive che nei migliori ristoranti francesi, fino alla fine del XX secolo, si poteva ancora mangiare la “soupe de hanneton”, cioè la zuppa di maggiolini.