L’intervista. Matteo Visintainer, il fotografo della natura a 360°

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Verso il Mulaz – Pale di San Martino (foto Matteo Visintainer)
Verso il Mulaz – Pale di San Martino (foto Matteo Visintainer)

Trentino, laureato (con lode) in Scienze naturali, professore di scienze alle superiori, divulgatore ambientale, accompagnatore di media montagna, pilota di droni Sarp, alpinista e soprattutto fotografo naturalista. La sua, però, è una fotografia molto particolare, definita “fotografia sferica naturalista”, che si basa su una tecnica digitale particolarmente sofisticata chiamata “photostitching” che permette di realizzare una visione a 360 gradi ad altissima definizione, come se si fosse realmente in mezzo alla natura e ruotando su sé stessi si osservasse ciò che ci sta intorno.

Il fotografo naturalista di cui stiamo parlando si chiama Matteo Visintainer. Lo abbiamo intervistato dopo avere navigato per un intero pomeriggio sul suo sito www.geo360.it, dove sono pubblicate molte sue opere, tra le quali uno dei suoi ultimi lavori, dal titolo “Plantae & Habitat – Dal Garda alle Dolomiti”, realizzato insieme al fotografo Marco Stucchi, nell’ambito  della mostra multimediale “La flora del Trentino: ieri, oggi e domani”, allestita al Museo di Scienze a Archeologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto (attualmente non aperta al pubblico in osservanza delle disposizioni relative all’emergenza Covid-19).

Il fotografo Matteo Visintainer a Cima d'Asta
CLICCA QUI PER NAVIGARE A 360° – Il fotografo Matteo Visintainer a Cima d’Asta

Se si vuole avere però un’idea dello straordinario lavoro realizzato per questa mostra, basta appunto navigare sul sito di Matteo Visintainer, al quale abbiamo chiesto innanzitutto di spiegarci come è nata Plantae & Habitat.

Altopiano delle Pale di San Martino (foto Matteo Visintainer )
CLICCA QUI PER NAVIGARE A 360° – Altopiano delle Pale di San Martino (foto Matteo Visintainer )

«L’iniziativa è nata lo scorso anno, grazie a un progetto promosso dalla direttrice della FondazioneMuseo Civico di Rovereto, Alessandra Cattoi e dalla sua collega, la botanica Giulia Tomasi, curatrice della stessa mostra. Il progetto si poneva l’obiettivo di celebrare la pubblicazione dell’opera forse più importante che sia stata mai scritta sulla flora del Trentino: mi riferisco al volume “Flora del Trentino”, l’atlante completo delle oltre 2.500 specie vegetali del nostro territorio, realizzato dai botanici della Fondazione Museo Civico del Trentino Alessio Bertolli , vice direttore della stessa Fondazione, e Filippo Prosser, entrambi tra i massimi esperti in questo settore in Italia. Così si è pensato a una mostra che avrebbe dovuto raccontare in modo multimediale e interattivo, attraverso delle immagini divulgative e coinvolgenti, la ricchezza della biodiversità vegetale, la molteplicità ambientale e la variabilità paesaggistica del Trentino. Mi hanno, quindi, contattato insieme a Marco Stucchi, anche lui  fotografo, oltre ad essere esperto di comunicazione e multimedialità, e ci siamo messi subito al lavoro».

L’interfaccia di navigazione di “Plantae & habitat”
CLICCA QUI PER NAVIGARE A 360° – L’interfaccia di navigazione di “Plantae & habitat”

Iniziato quando? 

«Intorno a metà del 2019 per fotografare le specie che espongono i loro petali prima di emettere le foglie, per poi proseguire per tutta l’estate, fino in autunno, alla ricerca di spettacolari fioriture collettive o rare specie endemiche presenti solo in ambienti tutelati. Abbiamo rappresentato tutti i cosiddetti piani altitudinali, dal fondovalle, dai 70 m sul livello del mare della foce del Sarca, sul Lago di Garda, ai 3000 metri delle solitarie aree di alta montagna».

E il materiale tecnico-fotografico lo avete trasportato a spalla?

«Sì, teste panoramiche, droni, batterie, camere, cavalletti, devices e software per l’orientamento di precisione, tutto trasportato negli zaini. Però la parte più impegnativa non è stata questa, ma la pianificazione del programma delle uscite che ha richiesto un’attenzione speciale per le previsioni meteorologiche».

Val Brenta, fotografia sferica (foto Matteo Visintainer)
CLICCA QUI PER NAVIGARE A 360° – Val Brenta, fotografia sferica scattata con l’utilizzo del drone (foto Matteo Visintainer)

Perché? 

«Perché per la realizzazione del lavoro era fondamentale trovarsi sui versanti nelle giuste condizioni meteo e d’illuminazione. Sentieri, percorsi e tempistiche sono stati quindi pianificati in base alle precise indicazioni geografiche, corografiche e fenologiche da parte di esperti».

Le foto che avete realizzato sono molto coinvolgenti, qual è l’aspetto principale che le caratterizza?

«Il fatto di essere foto panoramiche navigabili, con prospettive costituite da immagini sferiche scattate all’interno delle rispettive formazioni vegetazionali e catturate dall’alto con fotocamere montate su droni».

Lac del Vedes in Valle di Cembra. Mavic 2 PRO + scatto dal basso.
CLICCA QUI PER NAVIGARE A 360° – Lac del Vedes in Valle di Cembra (foto Matteo Visintainer)

Ogni foto è anche corredata da testi divulgativi sulle rispettive specie.

«Esatto, nelle fotografie sferiche sono a disposizione del navigatore ben 200 schede interattive con fotografie di dettaglio e testi di grande rigore scientifico, redatti da esperti botanici. Inoltre nel lavoro abbiamo  documentato anche la diversità geomorfologica dei diversi substrati, dalle bianche tonaliti dell’Adamello, alle scure rocce metamorfiche del gruppo dell’Ortles-Cevedale, dai porfidi della Val di Cembra, alle nere lave basaltiche della Val Duron, fino alle chiare dolomie delle inconfondibili Dolomiti». 

Alcuni esempi delle 200 schede interattive inegrate nel progetto Plantae & habitat
Alcuni esempi delle 200 schede interattive inegrate nel progetto Plantae & habitat

Quali sono state le zone che durante il viaggio fotografico vi hanno affascinato di più?

«Sono state davvero tante, è difficile fare una selezione, però posso dire che abbiamo percorso vallate magnifiche che offrono una straordinaria biodiversità botanica: la Val de La Mare, nel grande Parco Naturale dello Stelvio; la Val Brenta, nel cuore del Parco Naturale Adamello Brenta; la Val Venegia, nel Parco Naturale Paneveggio Pale San Martino; la Valle del Contrin, nell’area Dolomiti UNESCO». 

Un altro aspetto forse impegnativo del vostro lavoro è stato quello di cogliere i diversi momenti di fioritura delle varie specie.

«Sì, ma anche uno dei più affascinanti: siamo riusciti a documentare la fioritura del raro Colchicum bulbocodium, la cui corolla punta vistosa già verso l’equinozio sulle cenge e i passaggi sotto roccia esposti a Sud, sospeso su vertiginosi precipizi sopra la Val Lagarina; ma anche specie dalle fioriture tardive al limite della vegetazione, come Saxifraga facchini che attende lo scioglimento delle nevi in alta quota per fiorire nell’unico momento favorevole sul finire della breve stagione vegetativa del piano subnivale».

Genziana brentae, raro endemismo delle Dolomiti trentine (foto Matteo Visintainer)
Genziana brentae, raro endemismo delle Dolomiti trentine (foto Matteo Visintainer)

Un’ultima domanda: che cosa significa photostitching, cioè la tecnica che utilizzate per fotografare?

«In fotografia la parola stitching si riferisce all’operazione di giunzione di una serie di fotografie. Il photostitching è una tecnica fotografica piuttosto articolata: dopo avere raggiunto il punto prescelto per lo scatto occorre montare la fotocamera su un cavalletto con testa panoramica, quindi allineare la testa-fotocamera al piano orizzontale, in modo da potere controllare con precisione la direzione dell’asse ottico della fotocamera. Solo a questo punto si può iniziare a scattare, ma rigorose regole geometriche».

Ovvero? 

«Occorre calcolare gli angoli sul piano orizzontale e gli angoli verticali in base alla focale prescelta al fine di ottenere una sufficiente area di sovrapposizione fra fotografie adiacenti. Nel contempo è necessario procedere ruotando il sistema attorno a un determinato punto (detto nodal point), l’unico che consente di evitare errori di parallasse. Infine, i diversi scatti devono essere realizzati rispettando le stesse condizioni di esposizione, occorre perciò procedere in sequenza temporale ravvicinata, mantenendo costanti tempi e diaframmi. Per fare tutto questo occorre lavorare solo in modalità manuale. Ed è questo l’aspetto forse più bello, perché permette di esprimere la propria creatività».