Mini-idroelettrico, incentivi: Legambiente e Free Rivers dicono no

Legambiente, Free Rivers Italia a Bruxelles e alla Camera, insieme ai 5Stelle, per dire no al ritorno degli incentivi alle centraline.

Mini-idroelettrico, incentivi: torna alla ribalta il Decreto incentivi (o Fer 1). Legambiente e Free Rivers dicono no al ritorno degli incentivi per le centraline sotto il MW di produzione elettrica, come sembra chiedere la DG (Direzione Generale) Concorrennza della Commissione Europa.

Se fosse approvato con il testo attuale, come chiedono le associazioni ambientaliste dell’arco alpino, la norma li taglierebbe alle centraline fino ad un Megawatt di produzione. Gli incentivi al mini-idroelettrico erano stati introdotti in Italia nel 2009. Se ne è parlato nei giorni scorsi alla Camera dei deputati. In precedenza (fra mercoledì e giovedì 28 e 29 maggio) una delegazione italiana si era recata a Bruxelles, per parlarne con la Direzione Generale Ambiente. Adesso la palla passa al confronto tra la Dg Ambiente e quella Concorrenza, che ha chiesto chiarimenti sul testo. Gli ambientalisti italiani chiedono che il Decreto resti tale e quale. Lo chiede anche il Movimento 5 stelle mentre nel Governo la Lega tira dalla parte opposta. L’ultima interferenza sul percorso di approvazione della norma italiana, che sembrava in dirittura di arrivo, è della Commissione europea per la Concorrenza. A Bruxelles nei giorni scorsi erano andati insieme il deputato del Movimento 5 Stelle Federico D’Incà, Lucia Ruffato portavoce di Free Rivers Italia, comitato costituito dalle associazioni ambientaliste dell’arco alpino per tutelare i torrenti alpini, e Vanda Bonardo responsabile Alpi di Legambiente.

L’obiettivo dell’incontro con i funzionari della Commissione Ambiente era fare chiarezza. Il rischio infatti è che il provvedimento salti, vanificando le battaglie condotte per anni con coraggio e lucidità da comitati e associazioni, che tentano di salvare gli ultimi tratti di torrenti montani ancora integri o poco sfruttati. “Siamo saliti a Bruxelles perché, nello scorso mese, ci sono state delle richieste di delucidazione da parte della Commissione europea proprio sul decreto incentivi e, dopo un confronto con il Mise e il ministero dell’Ambiente, ho deciso di portare Free Rivers e Legambiente a un confronto diretto con i funzionari”, ha raccontato D’Incà al quotidiano bellunese Corriere delle Alpi(qui l’articolo). Secondo quanto si legge nelle dichiarazioni dei partecipanti all’incontro, i funzionari europei hanno assicurato che tutte le richieste espresse dalla delegazione italiana saranno prese in considerazione e che vi sarà uno stretto dialogo tra Commissioni Ambiente e Concorrenza, dove invece nei mesi scorsi si è fatta sentire l’azione delle lobby pro idroelettrico. Alla Camera dei Deputati invece si è svolta giovedì 30 maggio una conferenza nella quale hanno portato le ragioni a favore del decreto e contro gli incentivi al mini-idroelettirco Lucia Ruffato, Vanda Bonardo ed Elisa Cozzarini, autrice del bel libro “Radici liquide”[qui la nostra recensione], che racconta le battaglie per la naturalità dei corsi d’acqua.

Elisa Cozzarini, giornalista e autrice del libro “Radici liquide”, presentato ieri alla Camera, ha dichiarato. “Mi sono avvicinata a questa tematica partendo dalle tante voci che si levavano nelle vallate contro questa predazione alle acque, dando voce a queste istanze, che si trovano in vallate difficili da raggiungere e dunque per questo con poca attenzione mediatica. Stiamo parlando in realtà di una grande opera mettendo insieme tutti questi piccoli impianti, che di rinnovabile e rispettoso dell’ambiente ha ben poco. Diamo alcuni numeri: che ho preso dal Report del GSE (Gestore nazionale dell’Energia), che confermano l’ importanza dell’idroelettrico come fonte rinnovabile (rappresenta il 35% della produzione complessiva di rinnovabili). Tuttavia il GSE riscontra fra il 2016/2017 una riduzione dovuta a varie ragioni, tra cui anche la variabilità delle precipitazioni meteo. A fine 2017 erano attive in Italia 3074 centraline con produzione fino a 1 MW (impianti mini), i cosiddetti piccoli impianti erano 886 (tra 1 MW e 10 MW) ed erano oltre 308 i grandi impianti sopra i 10 MW. La quantità di energia prodotta dai piccoli impianti costituisce solo il 6,4% dell’ idroelettrico. Se aggiugiamo gli altri 500 impianti, oggetto degli incentivi richiesti, non andremmo ad aumentare questa quota di produzione da fonte idraulica in modo significativo. Si dovrebbe invece intervenire su quelli oltre 10MW, che hanno altri problemi”. Cozzarini ha poi aggiunto “Nel 2017 sono entrati in esercizio 538 nuovi piccoli impianti, però il cambiamento del clima è già in corso e si manifesta già nella modificazione del ciclo delle acque. Questo fa sì che impianti costruiti in alta montagna, su corsi d’acqua a regime molto variabile, non siano né ambientalmente né economicamente sostenibili. Infatti si reggono solo con gli incentivi. Traggo sempre dal documento del GSE “L’incidenza della potenza idroelettrica installata è rimasta pressoché invariata rispetto al 2016 anche con i nuovi 538 nuovi impianti del mini-idroelettrico. Però gli impatti non sono mini, mini sono le valli su cui incidono semmai “

Lucia Ruffato, presidente di Free Rivers Itralia, ha spiegato che in tutte le Alpi e nel resto d’Italia, scandagliando i documenti, emerge che nelle procedure autorizzative sono diffuse “grandi illegittimità”. Racconta “ Lo abbiamo visto in questi anni, abbiamo presentato noi il ricorso che ha fatto aprire la procedura pilot contro l’Italia. Tutte le norme di tutela non sono servita a nulla. Abbiamo capito che l’unica soluzione era togliere gli incentivi, quella è la benzina della speculazione, che impedisce di avere buone norme. Finalmente quando abbiamo visto la bozza del decreto abbiamo tirato un sospiro di sollievo. Adesso c’è però la novità dell’ interferenza della commissione concorrenza .

Vanda Bonardo, responsabile Alpi di Legambiente, ha rimarcato “Noi abbiamo un’idea del territorio delle Alpi dettagliata attraverso i nostri circoli. Abbiamo prodotto un dossier sull’ idroelettrico, dove vengono raccontate le storie di queste vallate. Il problema è enorme, ed è sentito tantissimo in un’area molto ampia. Il contributo del mini-idroelettrico, come abbiamo sentito anche oggi, è pressoché insignificante, mentre le vere differenze si avrebbero se si efficientassero i grandi impianti. Con i soldi pubblici, anziché distribuire incentivi al mini, si dovrebbe fare quello. Anche con un 19% di efficientamento si ottengono fino ad 8 MW da una singola centrale. Noi riteniamo che in questa fase, prima di pensare a nuovi progetti, si debbano rivedere tutti i bilanci idrologici , perché tutto sta cambiando in modo repentino. Questo decreto era quel che desideravamo. Per noi è fondamentale che rimanga tale e quale. Non vorremmo che se fosse stravolto, questo comportasse ulteriori infrazioni se non rispettiamo le direttive Acque e Habitat. Noi auspichiamo che si arrivi a mettere un punto rispetto al decreto. Poi diamoci un tempo di 2 anni sulle linee guida, che andrebbero tradotte in prescrizioni mentre adesso sono indicazioni generiche. So che questo nostro pensiero di Legambiente è condiviso da tutte le grandi associazioni ambientaliste italiane

Patrizia Terzoni, vice presidente della Commissione ambiente della Camera, del Movimento 5 stelle come il collega D’Incato, ha concluso “Noi siamo contro le fonti rinnovabili ad alto impatto ambientale e a bassissimo ritorno energetico. Questi impianti producono una forte devastazione del territorio, non sono sostenibili, difatti solo con gli incentivi vanno avanti. Quei soldi potrebbero essere spesi per manutenzione dei grandi impianti. “

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