Moria di api in Friuli: agricoltore studia, evita processo

7
moria api
Ape

Moria api in Friuli Venezia Giulia: un agricoltore indagato torna a studiare. Così evita il processo.

Moria api: mentre il fronte locale degli agricoltori resta in larga parte contrario all’inchiesta e respinge ogni accusa di responsabilità di inquinamento, la Procura prosegue con le indagini e le accuse. Legambiente Friuli Venezia Giulia considera questo formarsi sull’uso dei pesticidi, anziché sfidare la giustizia a processo, un possibile passo per andare verso un’agricoltura meno inquinante. L’associazione sottolinea la necessità di ripensare il modo di fare agricoltura in regione, insieme a tutti gli attori, pubblici e privati, per la tutela dell’ambiente. «Lo sappiamo: le api sono un indicatore di buona qualità ambientale. La Baviera ha fatto un referendum in proposito e potrebbe essere proprio questo un ulteriore tassello per coinvolgere i cittadini. L’associazione farà la sua parte», conclude Cargnelutti in una nota rilasciata sul quotidiano online Lanuovaecologia.it.

L’istituto giuridico della “messa in prova” permette di estinguere il reato senza conseguenze, fra le altre, anche ai fini dei contributi comunitari (quelli previsti insomma dalla PAC), a patto che la persona si impegni a seguire un programma ben preciso. Nel caso specifico, obiettivo della messa alla prova sarà la formazione sul corretto utilizzo dei fitofarmaci.

Intanto, il Comitato spontaneo degli agricoltori, terzisti, conduttori e proprietari della terra della provincia di Udine dove si svolgono i fatti, costituitosi in associazione, continua ancora oggi a rifiutare categoricamente di seguire la strada della messa alla prova, perché questo implica di fatto ovviamente il riconoscimento di una qualche responsabilità.

I precedenti in sintesi: Mesi fa una moria di api in provincia di Udine, vicino a campi coltivati a mais, aveva indotto la Procura a indagare sul piano scientifico. La pubblico ministero udinese Viviana Del Tedesco aveva chiesto analisi poi effettuate all’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, in Veneto. Aveva scoperto così che nei resti delle api morte, nei favi e nel miele erano presenti forti dosi di Mesurol 500 FS, composto dal principio attivo Methiocarb, prodotto da Bayer AG Crop Science. Il prodotto è legale ma va usato con precauzioni che – si sospetta- non sono state in qualche modo rispettate. Di conseguenza, sono finiti sotto inchiesta più di quattrocento agricoltori e circa 250 fondi agricoli hanno subito il sequestro preventivo. L’indagine è composta di sette filoni, corrispondenti ad altrettante aree territoriali dove si è verificata la moria delle api, causata dal Mesurol usato per il mais. Bayer indica chiaramente come avvertenza: “Non seminare quando le api sono in attività”, “Minimizzare la dispersione delle polveri, non seminando in giornate ventose, usando seminatrici pneumatiche con deflettori per indirizzare la polvere a terra”, infine indica “usare seminatrici di precisione dotate di sistemi che garantiscano l’immediata incorporazione del seme nel terreno”.

Qui trovate l’etichetta di prodotto dal sito ufficiale della Bayer

Nelle prime righe si legge chiaramente: PRESCRIZIONI SUPPLEMENTARI Il prodotto è tossico per le api. Prima della semina sfalciare le piante spontanee in fioritura nelle vicinanze (1 metro). Non seminare quando le api sono in attività. Di seguito si legge ancora:; “per proteggere le api minimizzare la dispersione delle polveri. Per proteggere gli uccelli e i mammiferi minimizzare l’esposizione ai semi. ”

Qui trovate un articolo con la cronaca dei fatti passati: (Ilfattoquotidiano.it)