Foreste: un bene che protegge dai virus

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21 marzo

Oggi, 21 marzo, si celebra la “Giornata mondiale delle Foreste”, un bene prezioso e fondamentale per la nostra vita, ma purtroppo sempre più compromesso: rispetto ai 6.000 miliardi di alberi che abbracciavano la terra all’inizio della rivoluzione agricola – denuncia il WWF – attualmente ne restino circa la metà, 3.000 miliardi.

“Le foreste – spiega ancora il WWF – coprono il 31% delle terre emerse del pianeta e, grazie a processi come la fotosintesi clorofilliana, contribuiscono alla lotta al cambiamento climatico assorbendo CO2 e garantiscono la vita sul pianeta, producendo oltre il 40% dell’ossigeno atmosferico. Sono habitat per l’80% della biodiversità terrestre, in cui abitano milioni di specie in gran parte ignote alla scienza, compresi virus, batteri, funghi e molti altri organismi, anche parassiti, che vivono in equilibrio con l’ambiente e le specie con le quali si sono evoluti”. 

Le foreste svolgono inoltre l’importantissima funzione di proteggere la nostra salute, così come è ampiamente illustrato nel recente rapporto diffuso dalla stessa associazione ambientalista dal titolo “Pandemie, l’effetto boomerang della distruzione degli ecosistemi-Tutelare la salute umana conservando la biodiversità”.

Lo studio mette in luce come “la distruzione e il degrado delle foreste per mano dell’uomo stia favorendo la diffusione di vere e proprie pandemie, come quella da Coronavirus che stiamo vivendo. I cambiamenti di uso del suolo e la distruzione di habitat naturali come le foreste sono infatti responsabili dell’insorgenza di almeno la metà delle zoonosi emergenti, ovvero nuove patologie trasmesse dagli animali all’uomo”. 

“Come scrive David Quammen nel suo Spillover: “Là dove si abbattono gli alberi e si uccide la fauna, i germi del posto si trovano a volare in giro come polvere che si alza dalle macerie”. La distruzione delle foreste espone infatti l’uomo a forme di contatto con nuovi microbi tramite le specie selvatiche che li ospitano.  Il cambiamento di uso del territorio come le strade di accesso alla foresta, l’espansione di territori di caccia e la raccolta di carne di animali selvatici (bushmeat), oppure lo sviluppo di villaggi in territori prima selvaggi, hanno portato la popolazione umana a un contatto più stretto con nuovi virus, che essendo facilmente soggetti a mutazioni si adattano bene e velocemente a nuove condizioni e a nuovi ospiti, uomo incluso”. Ad esempio, nelle foreste incontaminate dell’Africa occidentale vivono alcuni pipistrelli portatori del virus Ebola, poi trasmesso agli umani. Allo stesso modo, l’ingresso in foreste un tempo intatte da parte di comunità umane, sempre in Africa, ha aumentato i contatti diretti o indiretti con serbatoi di malattie come la febbre gialla (che viene trasmessa, attraverso le zanzare, a partire da scimmie infette) e la leishmaniosi. Anche l’HIV (Human Immunodeficiency Virus) si è adattato all’uomo a partire dalla variante presente nelle scimmie delle foreste dell’Africa Centrale. Raggiunto l’ospite umano, si è poi potuto diffondere attraverso la trasmissione diretta uomo-uomo, determinando così l’attuale diffusione globale dell’AIDS, che ha contato più di 35 milioni di morti ad oggi”.