olimpiadi invernali 2026

Olimpiadi invernali 2026: ambientalisti critici

Le associazioni ambientaliste critiche , mettono sotto osservazione le Olimpiadi.

Olimpiadi invernali 2026: se tutti festeggiano, gli ambientalisti sono critici e non da oggi. L’Italia come noto si è aggiudicata l’edizione 2026 delle Olimpiadi invernali, fra Milano e Cortina. L’ambientalismo critica la positività dell’ aggiudicazione e propone dubbi e problemi. Legambiente a suo tempo aveva ad esempio prodotto corposi dossier si problemi ambientali ed economici delle Olimpiadi invernali di Torino 2006.

Mountain Wilderness ha diramato un comunicato che ha riflettere “Come con i mondiali di sci alpino del 2021, l’Italia vince sempre grazie a rinunce di candidature forti dopo referendum democratici.” vi si legge.

Il testo prosegue così:

“L’Italia con Cortina e Milano ha ottenuto la gestione delle Olimpiadi invernali 2026.Come con i mondiali di sci alpino del 2021, l’Italia vince sempre grazie a rinunce di candidature forti dopo referendum democratici. Alle popolazioni delle Alpi anche in questo caso il referendum è stato negato. Quel che è peggio è stata impedita ogni forma partecipativa nel processo della candidatura.

Il nostro ribadito NO alle olimpiadi sulle Alpi e specialmente in Italia non è preconcetto. Come avvenuto con i mondiali di sci alpino del 2021 a Cortina d’Ampezzo, i grandi eventi sportivi diventano occasioni di speculazioni. A Cortina è già stato annunciato il folle collegamento Cortina-Monte Civetta oltre a quello verso Badia. Si preannuncia la distruzione definitiva degli ambienti più fragili e strategici delle Dolomiti Patrimonio Mondiale UNESCO.

Inoltre il mondo affamato di autostrade è pronto a chiedere il prolungamento della A 27 verso l’Austria: la massa di persone che invaderà le nostre Alpi è insostenibile per un ambiente così fragile. Si è perso ogni riferimento al limite e alla cultura.
Il CIO non avendo alternative (la candidatura della Svezia era oltremodo debole) ha scelto. Non certo con entusiasmo.”

La Cipra ha da anni una posizione nettamente contraria alle Olimpiadi nelle Alpi, motivata (in un interessante dossier, che potete leggere qui)  da impatti elevati, scarsa trasparenza e partecipazione delle comunità, diseconomie. In sintesi il dossier afferma che “La CIPRA Internazionale chiede che le Alpi non siano più sede di Giochi olimpici invernali. Le Alpi devono restare libere da Olimpiadi, come è stato negli ultimi anni. I Giochi olimpici invernali, nella forma attuale, non sono compatibili né ambientalmente né tanto meno socialmente. La CIPRA respinge perciò i Giochi olimpici invernali nelle Alpi – ma anche altrove – nella forma in cui oggi si svolgono. Le esperienze dell’ultimo decennio dimostrano che le montagne non sono adatte a ospitare questi mega eventi, dannosi per l’ambiente e dalle conseguenze rovinose per la società. Le consultazioni popolari svolte nei Grigioni e Monaco di Baviera mettono in evidenza che ampi strati della popolazione alpina non sono più disponibili ad accettare passivamente le conseguenze negative delle Olimpiadi invernali.”

Nei mesi scorsi un gruppo di associazioni aveva scritto una lettera al presidente del Coni,m Malagò, per chiedere di non portare a ternine la candidatura. Firmavano: Comitato Peraltrestrade Carnia-Cadore WWF O.A. Terre del Piave, Mountain Wilderness Veneto, Libera Cadore presidio Barbara Rizzo, Gruppo Promotore Parco del Cadore, Italia Nostra sezione di Belluno Ecoistituto Veneto “Alex Langer”.

Nella lettera, si rileva che i Giochi Olimpici Invernali hanno raggiunto “dimensioni ormai gigantesche del tutto incompatibili col fragile ambiente dolomitico”.
Nelle ultime 3 edizioni, si sottolinea, sono stati quasi 3.000 gli atleti gareggianti, seguiti da altrettanti preparatori, allenatori e tecnici delle stesse squadre nazionali; e oltre 1.000 sono stati i commissari e tecnici CIO; in pratica si è trattato di 6-7.000 persone, già solo di “addetti olimpici”. A essi vanno aggiunti tutti gli operatori “media” accreditati: a Torino erano oltre 5.000, ma nel 2010 a Vancouver già 10.000 e a PyeongChang addirittura 14.000. A questi si sommano gli operatori ‘interni’ professionali e i “volontari” di supporto; a PyeongChang i volontari in servizio durante i giorni ufficiali dei Giochi erano oltre 15.000, anch’essi, da ristorare e alloggiare in apposite strutture. Senza contare le migliaia di spettatori che sono nelle aspettative degli organizzatori dei Giochi Olimpici. “Un carico antropico non sopportabile dal territorio dolomitico, la cui bellezza è pari solo alla sua fragilità”.
“Se cosi’ stanno le cose, – scrivono le associazioni ambientaliste – è evidente che pensare di proporre nelle Dolomiti un’Olimpiade ‘ambientalmente sostenibile’ è una contraddizione in termini e del tutto irrealistico”.

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