Orso bruno: Hercules dei boschi

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Orso bruno (foto Enrico Costanzo)
Orso bruno (foto Enrico Costanzo)

Sotto molti aspetti l’orso bruno, qui ritratto da Enrico Costanzo, si potrebbe definire un vero e proprio Hercules (Ercole) dei boschi. Infatti, così come il celebre eroe della mitologia romana, l’orso bruno è dotato di una forza straordinaria e questo grazie alla sua particolare struttura corporea.

Orso bruno in cerca di cibo (foto Enrico Costanzo)
Orso bruno in cerca di cibo (foto Enrico Costanzo)

Rispetto ad altri carnivori, come per esempio cani e gatti, l’orso – così come spiega lo zoologo Andrea Mustoni – ha una struttura corporea che non è predisposta alla velocità e alla corsa elevate (riesce comunque a raggiungere, anche se per brevi distanze, velocità ragguardevoli, di circa 45-50 Km orari). Cani e gatti nel corso della loro evoluzione hanno adottato una postura digitigrada (cioè la pianta del piede rimane sollevata e solamente le dita toccano il suolo) che consente di essere veloci mentre si corre e questo grazie ad arti adatti allo scopo e a muscoli più sviluppati e grossi in corrispondenza dell’articolazione della spalla e dell’anca e più affusolati a livello delle dita.

Orso bruno mentre sposta un tronco (foto Enrico Costanzo)
Grazie alla struttura robusta, l’orso bruno riesce a sviluppare una grande forza nell’ambito di alcuni movimenti (foto Enrico Costanzo)

L’orso bruno, invece, ha un dorso poco sviluppato, degli arti massicci e una postura delle piante posteriori plantigrada (cioè, come l’uomo si sposta appoggiando l’intera pianta del piede sul terreno). Questa robusta struttura corporea offre all’orso numerosi vantaggi, permettendogli di sviluppare una grande forza mentre compie alcuni movimenti, come quando scava buche, sposta sassi o tronchi in cerca di cibo, quando  prepara la tana, si arrampica su un albero o quando è costretto a lottare con membri della spessa specie o altri possibili animali.