Orso bruno: perché è chiamato plantigrado?

Anche se non tutti gli studiosi sono concordi, l’orso bruno, qui ritratto da Enrico Costanzo, è definito un animale plantigrado, in quanto come l’uomo, appoggia l’intera pianta del piede sul terreno. Come spiega lo zoologo Andrea Mustoni questa condizione è differente dalla postura cosiddetta digitigrada propria dei cani e gatti, nei quali la pianta del piede rimane sollevata e solamente le dita toccano al suolo.

 

Secondo alcuni studiosi l’orso bruno si può considerare un plantigrado solo in riferimento alle zampe posteriori, perché per quelle anteriori sarebbe più corretto parlare di una postura semidigitigrada, rimanendo la parte posteriore dei metatarsi e il tarso leggermente sollevati dal terreno.

 

L'orso bruno è definito un plantigrado (foto Enrico Costanzo)
L’orso bruno è definito un plantigrado (foto Enrico Costanzo)
L’orma della zampa posteriore dell’orso bruno assomiglia a quella del piede dell’uomo, ma con una differenza: nell’uomo il dito più grosso è il primo (l’alluce) nell’orso è invece il quinto, quello più esterno.
L'orma della zampa posteriore dell'orso bruno assomiglia a quella del piede di un uomo (foto Enrico Costanzo)
Come si vede nella foto le zampe dell’orso bruno sono caratterizzate dalla presenza di unghioni ricurvi e non retrattili (foto Enrico Costanzo)

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