Pesticidi negli alimenti: Italia terza in Europa

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Legambiente ha pubblicato il dossier Stop pesticidi 2020
Stop pesticidi 2020

Legambiente ha pubblicato recentemente il dossier “Stop pesticidi 2020“. Lo studio, realizzato in collaborazione con Alce Nero, fa il punto della situazione sul residuo dei pesticidi negli alimenti.

Dalla fotografia scattata da Legambiente emerge una situazione a tinte chiaro scure. Le tinte chiare sono rappresentate dalla diminuzione (fino al 14%) della vendita in Italia di sostanze attive presenti nei prodotti fitosanitari nel periodo 2015-2018. Inoltre è diminuita del 14% anche la quantità di nuove sostanze attive autorizzate contenute in prodotti fitosanitari.

Tuttavia, e qui veniamo alle tinte scure, dal dossier emerge come ancora oggi persista una significativa contaminazione dovuta dall’impiego di pesticidi in agricoltura. E questa situazione riguarda sia i campioni di prodotti ortofrutticoli, sia quelli trasformati.

“La maggior preoccupazione – riferisce Legambiente – non riguarda i campioni irregolari, quanto i campioni che contengono uno o più residui di pesticidi (46,8%), seppur nei limiti di legge. La frutta è la categoria nella quale si concentra la maggior presenza di campioni regolari con almeno un residuo (70%). (Alcuni campioni di pere che ospitano fino ad 11 residui contemporaneamente. Sono state inoltre individuate 165 sostanze attive: l’uva da tavola e i pomodori risultano gli alimenti che racchiudono la maggior varietà, contenendo rispettivamente 51 e 65 miscele differenti”.

L’impiego di sostanze chimiche di sintesi è ancora largamente diffuso in Europa e in Italia. Queste sostanze sono utilizzate per ottenere elevati standard qualitativi e produttivi e proteggere le coltivazioni contro piante infestanti, insetti e funghi. Tuttavia è ormai largamente dimostrato come questi prodotti di sintesi non abbiano contribuito in maniera significativa alla riduzione della fame del mondo, creando al contrario impatti negativi sulla salute dell’uomo e degli ecosistemi.

Italia terza in Europa per uso pesticidi

Nonostante l’incremento delle produzioni biologiche e il minore impiego di pesticidi, nel 2018 l’Italia si riconferma la terza potenza europea per maggior consumo di questi prodotti. A precedere l’Italia sono la Francia (84.969 tonnellate in un anno) e Spagna (61.343 tonnellate in un anno). Segue quindi la Germania (44.923 tonnellate in un anno).

Residui di pesticidi negli alimenti in Italia: la situazione (al 2019)

Ma scendiamo più nel dettaglio sulla situazione italiana. Le analisi su cui si basa il dossier sono state fatte su un campione di 5.835 alimenti di origine vegetale (inclusi i prodotti derivati da apicoltura). 

Dalle analisi risulta una percentuale abbastanza bassa di campioni irregolari, pari al 1,2% del totale. Il 52% dei campioni totali risultano regolari e senza residuo.

Gli alimenti regolari con uno o più di un residuo sono il 46,8% del totale. La categoria dove si concentra la percentuale maggiore di campioni regolari con uno o più residui è la frutta: nel 70,2% dei casi sono presenti tracce di almeno una sostanza attiva. In questa categoria, gli alimenti che presentano una maggior presenza di fitofarmaci sono: l’uva (89,2%), le pere (85,9%), le pesche (83,5%), le fragole (78,7%) e le mele (75,9%). Questi sono anche i prodotti a maggior contenuto di multiresiduo.

Nella verdura si osserva una maggior quantità di alimenti regolari senza residui (64,1%), con solo pochi alimenti che presentano elevate quantità di fitofarmaci come pomodori (55,8%), peperoni (58,1%) e carote (55,3%), che risultano tra i più colpiti. Nonostante sia rappresentata da una discreta percentuale di prodotti non contaminati da alcun tipo di pesticida, questa categoria è quella che contiene il maggior numero di irregolarità (1,6% dei campioni totali), con campioni di peperoni che addirittura raggiungono l’8,1% tra quelli analizzati.

Tra gli alimenti trasformati, invece, il vino e i prodotti a base di cereali integrali sono quelli con maggior percentuali di residui permessi, contando rispettivamente circa il 57,3% e il 55,7% 

Ma quali sono i pesticidi più abbondanti? In prevalenza si tratta di fungicidi e insetticidi. 

Multiresiduo in Italia

Il dossier spiega che quando si parla di rischio alimentare dovuto alla presenza di pesticidi occorre prendere in considerazione il multiresiduo, cioè la compresenza di più residui di queste sostanze nel medesimo campione.

Residui multipli in un singolo alimento possono derivare, innanzitutto, dalla presenza di più principi attivi nello stesso pesticida. Poi da diversi tipi di sostanze attive (ad esempio erbicidi, fungicidi o insetticidi contro diversi parassiti o malattie). E ancora dalla contaminazione durante la lavorazione degli alimenti; dall’assorbimento di residui persistenti attraverso il terreno; dalla dispersione nel terreno adiacente a campi trattati. 

Ma qual’è la situazione del multiresiduo nel nostro Paese? Il multiresiduo regolare è più abbondante del monoresiduo regolare. Questo infatti è stato ritrovato nel 27,6% del totale dei campioni analizzati, rispetto al 17,3% di quelli monoresiduo.

La frutta risulta l’alimento più colpito, circa il 49,7% dei campioni analizzati appartenenti a questa categoria contengono più di una sostanza chimica, quasi il triplo rispetto ai casi del monoresiduo (17,1%). Da ciò ne deriva che solo il 28,5% della frutta non presenta alcun tipo di residuo. Nella verdura invece abbiamo un trend inverso: i campioni dai quali non è stato rinvenuto alcun tipo di fitofarmaco sono circa il 64,1% del totale, mentre quelli dove è stata rinvenuta almeno una sostanza attiva sono circa il 34,3% (mono 18,7% e multi 14,5%).

Sono almeno tre i prodotti alimentari analizzati che contengono 10 o più tipi di residui differenti, un campione di pere (11), uno di insalata (11), uno di pompelmo rosso (10) e uno di bacca di goji (10).