Pianeta Terra: l’Isola di Natale e il declino del Granchio rosso

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Una veduta dell'isola di Natale (wikicommons)
Una veduta dell'isola di Natale (wikicommons)

Paradiso terrestre immerso nel blu dell’oceano Indiano, l’Isola di Natale ha custodito per secoli un’inestimabile ricchezza ecologica dall’elevato valore scientifico e naturalistico. È infatti rimasta disabitata fino alla fine del XIX secolo, costituendo un raro esempio di sistema ecologico vergine, un vero e proprio laboratorio a cielo aperto. 

In queste condizioni ogni componente dell’ecosistema ha potuto svilupparsi indisturbata per secoli dando vita alle straordinarie bellezze che contraddistinguono questi luoghi, tanto belli quanto delicati, infatti l’isolamento fa sì che l’equilibro che ne dona armonia sia anche particolarmente sensibile e poco resiliente ai cambiamenti. Non a caso negli ultimi anni quasi l’80% delle specie che si sono estinte nel mondo era per l’appunto endemiche delle isole.

Il Granchio rosso

Esemplificazione di ciò è quanto accaduto all’Isola di Natale che, negli ultimi anni, ha visto il declino della specie rappresentante e simbolo dell’isola, il Granchio rosso. Questo crostaceo dalle grandi chele e dal marcato colore rossastro, è famoso in tutto il mondo per le sue imponenti migrazione che lo portano a lasciare l’entroterra per riunirsi sulle spiagge dell’isola in occasione del rituale di accoppiamento e della deposizione delle uova. 

Il Granchio rosso (foto wikicommons)
Il Granchio rosso (foto wikicommons)

I circa 40 milioni di esemplari che ogni anno compiono questo incredibile spostamento sono un tassello fondamentale per il benessere dell’ecosistema e per la conservazione della biodiversità dell’isola, regolando la crescita e l’espansione della foresta pluviale, grazie al consumo di semi e germogli e alla fertilizzazione del suolo. 

La formica pazza gialla

Questo equilibrio, però, è stato intaccato quando tra il 1915 e il 1934 fu introdotta l’invasiva Formica pazza gialla (Anoplolepis gracilipes), specie nativa dell’Africa orientale e esportata sull’isola attraverso gli scambi commerciali per via navale.

La Formica pazza gialla (foto wikicommons)
La Formica pazza gialla (foto wikicommons)

Questo imenottero, il cui nome fa riferimento ai frenetici movimenti erratici che compie quando disturbato, ha potuto espandersi incontrastato per anni grazie all’assenza di predatori naturali, rappresentando in breve tempo una seria minaccia per il delicato equilibrio ecologico della foresta pluviale.

Infatti le grosse quantità di acido formico che le formiche spruzzano quando disturbate, accecano e portano alla morte migliaia di granchi e individui di altre specie, con un inevitabile ricaduta su tutto il sistema, piaga, a cui si aggiunge anche un aumento delle infestazioni di Cocciniglie, insetti altrettanto dannosi e invasivi che portano effetti negativi sulle principali specie arboree dell’isola.

Questi eventi ripetuti nel tempo hanno determinato effetti a catena sull’intero ecosistema forestale, con un inevitabile impatto su numerose specie di uccelli, rettili e mammiferi di particolare interesse naturalistico, come la Sula di Abbott, il Gufastore di Christmas Island o lo Scinco dalla coda blu.

Questo esempio che ritroviamo con altri protagonisti in molte parti del mondo, ci fa notare ancora una volta come gli equilibri del mondo che ci circonda siano dinamici, e che la loro evoluzione avverrà in futuro come è avvenuta in passato, attraverso dinamiche più o meno note. Ma a prescindere da ciò, dobbiamo anche sapere accettare che i cambiamenti, anche se alle volte negativi, siano inevitabili, intrinseci della realtà di cui facciamo parte e perché no, magari portatori anche di nuove bellezze.