Crisi climatica: cambiano le abitudini degli impollinatori

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Le api, insetti impollinatori (foto Jacopo Rigotti)
Le api, insetti impollinatori (foto Jacopo Rigotti)

In Europa il cambiamento climatico ha portato diversi gruppi d’impollinatori ad anticipare e ridurre il proprio periodo di attività, limitando così la sovrapposizione tra le fenologie e alterando i servizi d’impollinazione. (Alessandro Graziadei)

La vita di ogni ecosistema, anche quelli montani, dipende dalle interazioni ecologiche tra il regno animale e il regno vegetale. Quella tra le piante selvatiche e coltivate a fiore e gli impollinatori, detti anche pronubi, è senza dubbio una delle più importanti visto che permette alle piante la fecondazione incrociata e dunque il completamento del loro ciclo riproduttivo. Come sappiamo, infatti, le piante impossibilitate a muoversi attivamente e a garantire la dispersione dei gameti necessitano di qualcuno che lo faccia per loro. Api, bombi, vespe, mosche, farfalle, falene, ma anche uccelli e pipistrelli solo per citare i più conosciuti, sono essenziali per permettere il passaggio del polline dalla parte maschile di un fiore (gli stami) a quella femminile (il pistillo) di un altro fiore della stessa pianta o di una pianta diversa della stessa specie. Sono quindi gli impollinatori e la concomitante presenza di diverse comunità di pronubi durante le diverse stagioni della fioritura, il segreto della nostra biodiversità. 

Ma quanto il cambiamento climatico sta alterando temporalmente la fenologia degli impollinatori? A rispondere a questa domanda partendo dal più grande database sugli insetti impollinatori mai realizzato, ci ha provato un team di ricercatori francesi, belgi, britannici e svedesi guidato da François Duchenne dell’Institut d’écologie et des sciences de l’environnement de Paris e del Centre d’écologie et des sciences de la conservation che ha da poco pubblicato su Nature Ecology & Evolution lo studio “Phenological shifts alter the seasonal structure of pollinator assemblages in Europe”. I ricercatori hanno esaminato i cambiamenti nel periodo di volo, tra il 1960 e il 2016, in 2.000 specie di impollinatori concludendo che negli ultimi 60 anni in Europa, “gli impollinatori volano in maniera meno sincronizzata e, in media, meno a lungo”.

A quanto pare oggi gli impollinatori sembra volino in media 6 giorni prima e 2 giorni in meno rispetto ai loro antenati. “In Francia, per esempio – hanno spiegato i ricercatori – il picco di attività degli insetti impollinatori è ormai spostato all’inizio di luglio, contro la metà luglio degli anni ‘60”. Dato che i diversi gruppi d’impollinatori tendono a ridurre il loro periodo di attività e ad anticiparlo in modo diverso, si sta riducendo la sovrapposizione tra le fenologie e si sta lentamente alterando il loro prezioso servizio simultaneo d’impollinazione. Le variazioni nel periodo di volo osservate sono state confrontate con l’aumento delle temperature in Europa e lo studio ha dimostrato che si sono verificate soprattutto nel sud dell’Europa, montagne comprese, “a seguito del forte aumento delle temperature tra il 1980 e il 1995 e non tra il 1960 e il 1980, quando le temperature erano relativamente stabili”. 

Questa minaccia che grava sui nostri ecosistemi si aggiunge al forte calo degli impollinatori osservato negli ultimi 40 anni, principalmente a causa dei pesticidi e della distruzione degli habitat. Per i ricercatori tali cambiamenti sono destinati a “ridurre la capacità funzionale e la complementarità degli assemblaggi d’impollinatori e, pertanto, potrebbero alterare la performance dei servizi d’impollinazione”. Un bel guaio per la vita di ogni ecosistema europeo, compreso quello alpino, dove il riscaldamento globale sembra manifestarsi in modo sempre più evidente.