Quanto sono a rischio i nostri pipistrelli?

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Pipistrelli (foto archivio Centro Regionale Chirotteri della Regione Piemonte)
Pipistrelli (foto archivio Centro Regionale Chirotteri della Regione Piemonte)

Per la prima volta, nelle scorse settimane, è stata scoperta anche in Italia la presenza del fungo Pseudogymnoascus destructans, agente della sindrome del naso bianco (white-nose disease o white-nose syndrome) che attacca i pipistrelli. Negli Stati Uniti questa malattia ha già ucciso milioni di chirotteri. 

Il mese scorso vi avevamo raccontato della capacità dei Pipistrelli di sviluppare adattamenti evolutivi condivisi anche con specie non correlate grazie a identici cambiamenti genetici acquisiti in modo indipendente. La scoperta è stata salutata dalla comunità scientifica con entusiasmo, visto che sembra aprire nuovi interessanti spunti per la comprensione delle basi molecolari anche di disturbi umani, come la sordità, le lesioni cutanee causate da colesterolo alto e il mal di montagna. Una ragione in più per preoccuparci per il destino dei pipistrelli italiani visto che nelle scorse settimane i ricercatori del Cnr-Irsa di Verbania, in collaborazione con la Stazione teriologica piemontese e l’Università degli studi di Pavia, hanno evidenziato la presenza, per la prima volta in Italia, del fungo Pseudogymnoascus destructans, agente della sindrome del naso bianco (white-nose disease o white-nose syndrome).

Dal Cnr-Irsa spiegano che “La sindrome del naso bianco viene così chiamata per la crescita massiva di micelio bianco sul naso, il muso, le orecchie e/o la membrana alare dei pipistrelli colpiti. Il fungo, non patogeno per l’uomo, colpisce gli esemplari durante il periodo di ibernazione. Negli Stati Uniti, questa malattia ha già ucciso milioni di pipistrelli”. La scoperta è preoccupante, ma non desta un eccessivo allarmismo visto che al momento in Europa le lesioni provocate dal fungo hanno avuto sì esiti letali sulla maggior parte degli esemplari colpiti, ma non sono stati segnalati casi di mortalità di massa come negli Stati Uniti.  Tuttavia, per il Cnr-Irsa di Verbania “è bene ricordare che tutti i chirotteri sono specie protette, perché minacciati del rischio di estinzione” e “sono importanti providers di benefici all’uomo: non solo diminuiscono le popolazioni di zanzare, ma, cacciando insetti dannosi, proteggono le coltivazioni da insetti pest [insetti delle derrate alimentari] per miliardi di dollari ogni anno. La presenza del fungo, quindi, non solo aumenta le preoccupazioni per la loro conservazione, ma potrebbe inficiare questi importanti servizi ecosistemici forniti gratuitamente all’uomo”. 

Per il momento si è costituita una task force dedicata alla sindrome del naso bianco che unisce l’Università di Pavia, la Stazione Teriologica Piemontese, il Cnr-Irsa di Verbania e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte Liguria e Valle d’Aosta di Torino, un gruppo di lavoro che punta “a creare una rete di monitoraggio nazionale per verificare ulteriori siti di presenza del fungo patogeno o casi di moria dovuti alla malattia, e per redigere un protocollo di decontaminazione utile per i visitatori delle grotte colpite”. Questo particolare fungo, infatti, potrebbe migrare grazie all’uomo dalle grotte in cui il patogeno è presente ad altri siti non colpiti, a causa di calzature, abbigliamento o altri oggetti contaminati. Per evitare che il problema assuma le dimensioni raggiunte oltre Oceano il Cnr-Irsa considera “Lo sviluppo di misure precauzionali di rilevanza internazionale. Si rende, infatti, urgentemente necessario evitare la diffusione del patogeno dall’Italia (dove il fenomeno è ancora molto contenuto) verso nuove aree geografiche non ancora colpite, come Australia, Nuova Zelanda e Sud America”. I risultati del gruppo di lavoro saranno quindi essenziali per garantire dati e supporto scientifico alle autorità nazionali e per l’adozione di nuove normative e protocolli per i visitatori delle grotte che intendono viaggiare all’estero.