“Queen without land”, la storia di un’orsa polare per raccontare i cambiamenti climatici.

Cambiamenti climatici: Trento Film Festival. Un'immagine di Queen WIthout Land_Muse.Doc
Cambiamenti climatici: Trento Film Festival. Un'immagine di Queen WIthout Land_Muse.Doc

Un film che spiega i cambiamenti climatici alle Svalbard attraverso la storia di un’orsa polare

Incluso nella sezione MUSE.DOC, Queen without land è una delle interessanti proposte cinematografiche del 67. Trento Film Festival che anche per l’edizione 2019 non perde di vista temi di importanza attuale come i cambiamenti climatici.

Nel documentario di Asgeir Helgestad si racconta un mutamento tanto silenzoso quanto grave che avviene nello spettacolare teatro naturalistico delle isole Svalbard (Norvegia). Per il regista il ghiaccio è sempre stato oggetto bellissimo di scatti e riprese mozzafiato, ma è grazie all’incontro nel 2013 con l’orsa polare Frost e con la sua storia di migrazioni e cucciolate che il ghiaccio assume rilevanza fondamentale agli occhi del protagonista-regista, mentre segue gli spostamenti dell’animale per cinque anni.

Essenziale per il pianeta, il ghiaccio si sta sciogliendo a ritmi preoccupanti e alle Svalbard questo accade in modo molto più estremo e rapido che in qualsiasi altra zona del mondo. Non sono tanti gli animali che sopravvivono ai climi artici: solo quelli che riescono ad accumulare tanto grasso ce la fanno, come ad esempio la pernice bianca, le foche, le renne o gli orsi. E in questi climi così freddi la natura diventa improvvisamente più vicina, rendendo immediatamente evidente la nostra vulnerabilità.

Ma se le isole Svalbard erano fino al 1973 un posto pericoloso per gli orsi polari, che venivano cacciati per le loro pelli o per essere trasferiti negli zoo in giro per il mondo, ora le sfide che gli animali selvatici devono affrontare a queste latitudini sono molto più pericolose. 

Oggi vivono qui meno di 100 orsi polari e anche loro sono alle prese con lo scioglimento del suolo: se un tempo esso si scioglieva solo nel suo strato più superficiale, adesso viene intaccato anche il permafrost, il terreno solitamente perennemente ghiacciato. Ciò implica un radicale cambiamento nelle abitudini degli animali che popolano queste distese sterminate: per fare un esempio su tutti, le foche non trovano più terreni utili per riposarsi e partorire al sicuro scavando le proprie tane in caverne di ghiaccio. Questo non solo compromette la sopravvivenza delle foche stesse, ma comporta anche la variazione delle abitudini alimentari degli orsi e un conseguente impoverimento della vita in generale.

Se i ghiacciai continuano inesorabilmente a sciogliersi a causa dei cambiamenti climatici – e alle isole Svalbard di ghiacciai ce ne sono circa 110, la maggior parte dei quali arriva al mare – contestualmente all’aumento delle temperature anche la vita sott’acqua cambia: le alghe e il krill scompaiono e le conseguenze sono pesanti per tutto l’ecosistema, condizionando lo sviluppo sia dei grandi mammiferi marini che dei piccolissimi crostacei.

La storia sembra già scritta, ma il finale rimane ancora per poco aperto: sarà la nostra l’ultima generazione che potrà vedere gli orsi polari alle Svalbard? La domanda resta sospesa, con l’augurio che la risposta non la chiuda nel peggiore dei modi.